Riforme, Boschi contestata in Aula
di Gabriele Rizzardi wROMA Ostruzionismo, fischi, contestazioni e qualche boato. La riforma del Senato approda nell'aula di Palazzo Madama e Maria Elena Boschi, impegnata a difendere il progetto fortemente voluto dal governo, deve affrontare la sua prima contestazione. Tutto avviene in pochi minuti. La discussione generale si è appena conclusa. Il ministro delle Riforme parla prima dell'inizio del voto sugli emendamenti e non accetta che le opposizioni definiscano «autoritaria e illiberale» la riforma alla cui approvazione Renzi ha subordinato la sua permanenza a Palazzo Chigi. «Qualcuno parla di svolta autoritaria. Questa è un'allucinazione e come tutte le allucinazioni non può essere smentita con la forza della ragione» attacca la Boschi, che cita Amintore Fanfani («Parlare di svolta autoritaria è una bugia e le bugie in politica non servono...») e fa capire che il governo tirerà dritto: «Ci potrà essere un tentativo di rallentare questo cambiamento, un ostruzionismo che ci può portare a lavorare una settimana di più e a sacrificare un po' di ferie, ma noi manterremo la promessa di cambiare il paese». La difesa appassionata del lavoro del governo e quella «allucinazione» che la Boschi vede nelle critiche dell'opposizione fanno saltare sulla sedia i 5 Stelle. Applausi ironici, coretti e sfottò, trasformano per qualche minuto l'aula di Palazzo Madama in uno stadio. Il presidente, Pietro Grasso, è costretto ad intervenire un paio di volte per placare gli animi. Ma i pentastellati non ci stanno e Vito Petrocelli fa sapere a Renzi che l'ostruzionismo sarà ad oltranza. «Il presidente del Consiglio ha detto, con il sorriso sulle labbra, che se qualcuno volesse mettere un sasso sui binari, loro toglieranno il sasso e andranno avanti. Con lo stesso sorriso, dico a Renzi e alla Boschi che nei prossimi giorni continueremo a mettere uno, dieci, centomila sassi sui binari...» avverte il senatore dei 5 Stelle, che chiede il rinvio in commissione del disegno di legge costituzionale. Ma la richiesta viene bocciata con l'unica votazione che si riesce a fare in tutta la giornata. A contestare la Boschi è anche Peppe De Cristofaro (Sel) che definisce una «tesi propagandistica» quella che vede come "frenatore" chi è contrario alla riforma del governo. A polemizzare con chi alza i toni è invece Anna Finocchiaro. «Le parole pronunciate in quest'Aula pesano come macigni» dice la presidente della commissione Affari Costituzionali, che sugli emendamenti non vede «margini» per il voto segreto. Resta il fatto che l'ostruzionismo portato avanti dai 5 Stelle e da Sel, ieri non ha permesso le votazioni sugli emendamenti, che sono 7.800 (6.000 presentati solo da Sel). Ma a promettere battaglia, oltre ai dissidenti del Pd e di Fi, è anche la Lega. Roberto Calderoli non accetta che la Boschi dica che è finito il tempo della trattativa («Ci sono rimasto male») mentre il capogruppo Gian Marco Centinaio fa sapere a Renzi che se il Carroccio non otterrà ciò che ha chiesto, non ci potrà essere un voto a favore: «Ci aspettavamo che il ministro Boschi facesse riferimento alle nostre richieste migliorative. Non avendo ricevuto alcuna risposta, non possiamo votare la riforma». Il governo neutralizzerà l'ostruzionismo con il contingentamento dei tempi? Per il momento, nessuna decisione è stata presa. ©RIPRODUZIONE RISERVATA