Riforme, nuovo stop da Berlusconi
di Gabriele Rizzardi wROMA Ancora uno stop di Berlusconi al cammino delle riforme. E, si può essere certi, non sarà l'ultimo. Almeno fino al 25 maggio, giorno delle elezioni europee. Il leader di Forza Italia non vuole infatti permettere a Matteo Renzi di presentarsi al voto come il giovane premier che sta cambiando l'Italia e, benché il primo via libera alla riforma del Senato sia previsto entro il 10 giugno, vuole dare l'impressione agli elettori di centrodestra che la difficile partita delle riforme è tutta nelle sue mani. Ragion per cui, Berlusconi si dice «pessimista» sul governo e prova a tenere Renzi sulla graticola. «Posso dire che dopo le cose che ha fatto Renzi, come gli 80 euro solo ai dipendenti e nulla per i pensionati, noi stiamo ritenendo di non poter seguire la strada di queste proposte di riforme» avverte il Cavaliere dai microfoni di Tgcom 24. Ma le riserve riguardano anche l'Italicum: «Anche sulla legge elettorale hanno cambiato l'accordo mettendo il ballottaggio, una cosa inaccettabile». Il presidente del Consiglio dovrà rinunciare ai voti di Forza Italia? Berlusconi, come sempre, lascia la porta aperta. «Noi siamo persone responsabili e se ci presentano una riforma che era la nostra diciamo di sì, ma noi siamo rimasti sui punti che erano stati concordati». L'irrigidimento (buono soprattutto per la campagna eletorale) è accompagnato da una serie di attacchi al capo del governo che servono a marcare le distanze dalla politica riformista del nuovo Pd. «Renzi è passato dalla segreteria Pd a Palazzo Chigi. Se lo avessi fatto io, ci sarebbe stata la rivoluzione». E ancora: «È il presidente di un governo tutto di sinistra, perché Alfano, eletto con il nostro simbolo dove c'era il mio nome, con il mandato di contrastare la sinistra, è diventato la stampella del governo». Il benservito al Nuovo centrodestra arriva dopo l'ultimatum che Angelino Alfano, attraverso Twitter, lancia in mattinata al suo ex leader. «Se Forza Italia vuole la riforma del Senato bene, altrimenti l'approviamo a maggioranza, andiamo al referendum e lo vinciamo». Ad essere convinto che Berlusconi non farà saltare il patto del Nazareno è invece il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini, che, con una nota, invita tutti «ad epurare il confronto sulle riforme costituzionali dal momento elettorale, che porta ad esasperare i toni in vista delle ricadute elettorali». Fatta la premessa, Guerini spiega che la riforma «non può essere affidata solo alla maggioranza» e invita tutti a «prendere la propria responsabilità in Parlamento». A non credere che Berlusconi faccia sul serio è anche Pier Ferdinado Casini: «Come tutti noi in campagna elettorale, dice delle cose che non pensa nemmeno...». Di riforme si dovrebbe parlare oggi nella Giunta del Regolamento del Senato, convocata da Pietro Grasso dopo che giovedì scorso Roberto Calderoli assieme a 7 senatori di Forza Italia, Sel, M5S e Gal, hanno scritto una lettera per chiedere «un'interpretazione autentica sull'articolo 97 comma 2 del regolamento». La richiesta serve per capire se il testo base sulle riforme costituzionali che ricalca il disegno di legge del governo sia in «contrasto» con l'ordine del giorno sul Senato "elettivo" presentato da Calderoli. Forza Italia ha poi fatto ritirare le firme dai suoi senatori (Bruno, Bernini, Palma) ma la convocazione della Giunta non è stata invalidata. Ma i lavori potrebbero essere rinviati perché tra i 14 componenti della Giunta c'è Linda Lanzillotta in rappresentanza di Scelta civica ma manca un esponente di Pi, che è il partito di Mario Mauro. ©RIPRODUZIONE RISERVATA