Processo Stasi, subito battaglia di perizie
di Lorella Gualco wGARLASCO Alberto Stasi, l'imputato, arriverà in tribunale in auto, accompagnato dai suoi legali. «Dovremo portare molti pesanti faldoni – dice il difensore Giuseppe Colli – quindi l'ingresso sarà in auto». I genitori di Chiara Poggi, la vittima, entreranno a piedi. Si troveranno faccia a faccia nell'aula della Corte d'assise d'appello di Milano. Questa mattina, alle 9, il processo per il delitto di Garlasco riparte da dove ha deciso la Cassazione e sarà subito battaglia sulle perizie. Dopo l'annullamento della sentenza di assoluzione pronunciata in appello (Alberto era stato assolto anche in primo grado), la Suprema Corte ha ordinato che si ricominci ancora dall'appello. Quarto processi in sette anni e ancora nessun colpevole. A porte chiuse, per la scelta del rito abbreviato, ricomincerà la discussione che dovrà portare a stabilire se è Alberto Stasi, 30 anni, l'assassino della fidanzata 26enne Chiara Poggi, trovata morta il 13 agosto 2007 in fondo alle scale della cantina della sua abitazione, in via Pascoli 8. La chiave di tutto, anche questa volta, saranno le perizie. Quelle che l'avvocato dei Poggi, Gianluigi Tizzoni, chiederà di ripetere e approfondire. Quelle che, secondo i difensori di Stasi, sono inutili perchè nulla di nuovo potrebbe emergere. Nella prima udienza le parti metteranno subito le carte in tavola presentando istanze e memorie. Il presidente della Corte, Barbara Bellerio, leggerà la relazione introduttiva, accanto a lei il giudice a latere Enrico Scarlini, e i sei giudici popolari. Poi il sostituto procuratore generale, Laura Barbaini, presenterà la richiesta di riaprire il dibattimento. La stessa istanza sarà avanzata dall'avvocato di parte civile. Le motivazioni del verdetto della Cassazione, chiedevano di approfondire alcuni punti considerati oscuri, perchè gli elementi fin lì raccolti non erano sufficienti, secondo i giudici della Suprema Corte, per pronunciare un verdetto di assoluzione o di condanna. Questa è la base su cui poggerà la richiesta di nuovi accertamenti e testimonianze da parte dell'avvocato dei Poggi. Le questioni aperte, secondo la parte civile, sono diverse. Si parte dalla richiesta di completamento, da effettuare direttamente a villa Poggi e non in laboratorio, della camminata di Stasi. La parte civile sottolinea che, quando fu effettuata la prova, vennero tralasciate la zona antistante la scala che porta nella cantina e i primi due gradini. Questo per dimostrare la tesi dell'accusa, secondo cui Alberto non poteva non sporcarsi le scarpe di sangue. Si passa poi all'istanza di sequestrare la bici nera della famiglia Stasi per verificare la corrispondenza o meno alla bicicletta che una vicina dice di aver visto appoggiata al muro di villa Poggi la mattina dell'omicidio. Poi l'esame del Dna del capello (o materiale pilifero, secondo la difesa) trovato nel palmo della mano sinistra della vittima e del materiale che era sotto le unghie di Chiara, conservate dopo l'autopsia. C'è poi la valutazione del Dna della ragazza trovato sui pedali della bici di Alberto. Altro terreno di scontro tra accusa e difesa potrebbero essere l'ora della morte e il presunto buco nell'alibi di Stasi (dalle 9.12 alle 9.35) prima che Alberto attivasse il computer per scrivere la tesi di laurea. La difesa però si opporrà alle richieste di rinnovare gli accertamenti. «Presenteremo memorie e faremo osservazioni – afferma l'avvocato Giuseppe Colli, difensore di Stasi insieme al professor Angelo Giarda – Inutili nuovi accertamenti, quelli fatti erano già completi». «Il problema - spiega Fabio Giarda, che fa parte dello staff legale - è che la Cassazione ha deciso solo sulla base della lettura della sentenza di secondo grado e del ricorso della Procura Generale ma non ha letto tutti gli atti del procedimento, che non le sono stati mandati da Milano. Se avessero letto gli atti del procedimento, avrebbero visto che sono state esaminate le unghie di tutte le dita, tranne il mignolo perchè qui le tracce del Dna erano troppo modeste. Stessa cosa per il capello, bastava leggere la relazione del Ris per rendersi conto che non era insanguinato». La Corte deciderà se accogliere o meno le richieste di nuove perizie. Se disporrà gli accertamenti, aprirà le porte a un nuovo processo-fiume.