Ok al nuovo Senato Renzi: «Basta rinvii»
di Gabriele Rizzardi wROMA «È una grandissima svolta per la politica e le istituzioni. Non so se ci sarà il lieto fine, ma questo è un buon inizio. Basta con i rinvii». È un Matteo Renzi carico e determinato quello che si presenta nella sala stampa di Palazzo Chigi per annunciare che il governo ha approvato «all'unanimità» il disegno di legge costituzionale che prevede la nascita del Senato delle Autonomie, riforma il Titolo V della Costituzione, riduce il numero dei parlamentari, sopprime il Cnel e le Province. Le resistenze di Scelta civica, che con Stefania Giannini aveva chiesto una «pausa di riflessione» sono superate e per il premier è «fondamentale» che si arrivi all'approvazione della prima lettura del disegno di legge entro il 25 maggio, giorno in cui si voterà per le elezioni europee. La conferenza stampa arriva dopo lo stop chiesto dal presidente del Senato, Pietro Grasso, e i dubbi espressi da molti parlamentari del Pd e di Scelta Civica. Ma Renzi ostenta sicurezza. «Sono certo che la maggioranza dei senatori non caccerà indietro la speranza perché non c'è alternativa al futuro» spiega il premier, che dice di non essere preoccupato dalle possibili spaccature nel Pd («Boschi ha lavorato di concerto con i gruppi parlamentari...») ma non dà nulla per scontato. «Credo ci sarà una posizione di grande condivisione del progetto. Poi se qualcuno vorrà assumersi la responsabilità di far fallire questo percorso lo farà. Noi più che dire che ci giochiamo tutto, non possiamo». Ma chi è che vuole far saltare la riforma? «I nomi e i cognomi li faremo dopo le votazioni ma saranno minoranza al Senato e nel paese. C'è un'ansia di cambiamento che non possiamo bloccare» risponde Renzi, che spiega che la trasformazione del Senato non viene proposta «solo per risparmiare» ma soprattutto per «semplificare» il processo legislativo. «La riforma che abbiamo varato oggi mette fine a una discussione trentennale. Approviamo un disegno di legge che intende superare il bicameralismo perfetto con quattro paletti: no al voto di fiducia, no voto sul bilancio, no elezione diretta dei senatori, no indennità per i senatori» annuncia il premier che, con una intervista a Sky Tg24, rassicura Berlusconi sul fatto che il Pd «rispetterà gli impegni», ironizza su Paolo Romani (Fi) che annuncia un "Vietnam in Parlamento" («Ha visto troppi film...») ed esclude, almeno per adesso, elezioni anticipate. «Andare al voto? Non ci voglio nemmeno pensare anche perché la decisione spetta al presidente della Repubblica». Ma il rischio che i franchi tiratori facciano saltare il banco esiste e Renzi mette le mani avanti: «Io confermo che senza le riforme vado a casa. Ma non sfugga che se non passano le riforme, vanno a casa anche quelli che le hanno fatte fallire...». Il premier ne ha anche e soprattutto per Beppe Grillo: «Come si dice a Roma, lui sta a rosicà perché vede che il rinnovamento lo stiamo facendo noi e quindi si sente franare la terra sotto i piedi». Quanto alla riforma costituzionale, i particolari li illustra in conferenza stampa Maria Elena Boschi. «Il futuro Senato si chiamerà Senato delle Autonomie e sarà composto da 148 persone; 21 nominati dal presidente della Repubblica e 127 dai rappresentanti dei Consigli regionali e dei sindaci. «Il disegno di legge prevede una composizione paritaria di tutte le Regioni e tra Regioni e sindaci, ma c'è la disponibilità a esaminare una composizione proporzionale al numero degli abitanti di ciascuna Regione» spiega il ministro per le Riforme, che annuncia anche la costituzionalizzazione della cosiddetta "ghigliottina" (per avere tempi certi, il governo può chiedere alla Camera il voto su un disegno di legge entro 60 giorni) e interviene anche sulla riforma del Titolo V. «Sono state ridefinite alcune materie che restano di competenza delle Regioni, rimettendo allo Stato l'individuazione delle linee generali, come Salute, sicurezza alimentare e tutela paesaggistica». ©RIPRODUZIONE RISERVATA