«Italia fortunata ad avere Napolitano»

ROMA Nei «momenti difficili», e l'Italia li sta davvero attraversando, serve l'energia accompagnata dall'esperienza, quella garantita da Giorgio Napolitano. Una «roccia», «un uomo di stato forte» che sta permettendo una navigazione costruttiva verso le riforme, senza scossoni. Questo pensa - e non da oggi - l'amministrazione americana e questo ieri ha detto Barack Obama nella sua visita a Roma. Grande curiosità e interesse per il dinamismo del giovane Matteo Renzi (Obama andò alla Casa Bianca a 47 anni, Renzi lo ha battuto insediandosi a palazzo Chigi a soli 39 anni) ma anche la rinnovata convinzione che l'Italia sia ancora in gioco grazie alla tenacia del presidente italiano. Da sempre gli americani hanno osservato con stupore le dinamiche politiche italiane, ma Barack Obama ha potuto toccare con mano anche la volatilità dei suoi leader. Nei sei anni da presidente infatti Renzi è il quarto premier che ha modo di conoscere, dopo Berlusconi, Monti e Letta. «Atmosfera di grande e cordiale reciproca comprensione», confermano in serata fonti del Quirinale, raccontando una giornata che ha visto Obama anticipare al presidente gran parte dei temi caldi sviscerati poi con Renzi. Che il presidente statunitense nutra un rispetto amichevole per il capo dello Stato lo si vede bene anche dalle immagini, dalla familiarità con la quale i due leader si trattano. «So nice to see you again. You look wonderful», gli dice sorridendo Obama incontrandolo nei saloni del Quirinale. Sui tetti del Colle vigilano i cecchini, mentre dal torrino del palazzo sventola su Roma una enorme bandiera a stelle e strisce accanto a quella italiana. Poi una lunga stretta di mano e via ai colloqui. Il primo "face to face" riservatissimo in inglese. Quindi un secondo colloquio, più formale, con le delegazioni. «Ho ringraziato Renzi e Napolitano per l'impegno nella Nato. L'Italia è uno dei nostri maggiori contribuenti», premette Obama, introducendo uno degli argomenti più spinosi, i tagli alla difesa. Al Quirinale si vola alto - il tema della riduzione degli F35 e dei marò dovrebbe essere stato affrontato con il premier - ma si parla tanto, e con preoccupazione, della crisi ucraina cercando di capire come evitare una ulteriore escalation dell'azione russa e su quali vie ripristinare un impegno congiunto con Mosca.