Primi voti, regge il patto sull'Italicum

di Nicola Corda wROMA Primo tratto di strada in pianura per la legge elettorale ma gli ostacoli più difficili sono stati tutti aggirati. Alla prova del voto il "mezzo Italicum" regge l'urto anche di alcune votazioni segrete con le opposizioni del Movimento 5 Stelle, Lega e Sel che hanno dato battaglia per tutto il pomeriggio di ieri. Tra mille rinvii, chiesti dal comitato dei nove che ha proceduto all'istruttoria della legge, si è persa in pratica un'altra giornata con il primo scrutinio aperto solo a metà pomeriggio e lavori sospesi dopo un'ora e mezzo: in tutto sette votazioni e ora il via libera finale entro venerdì, secondo il calendario previsto, è nuovamente a rischio. Va in aula un testo che esclude il Senato dalle nuove norme così come previsto dall'ultimo accordo accettato suo malgrado da Forza Italia, pur di chiudere la partita entro la settimana. Nonostante le perplessità di alcuni costituzionalisti per ora non ci sono stop tecnici. Anche Napolitano ieri non ha ritenuto di fare appunti specifici limitandosi a un «lasciamo lavorare la Camera» che potrebbe far pensare a qualche intervento più in là. Stralciato l'articolo due, le altre insidie per ora sono state messe da parte: si tratta degli emendamenti sulla parità di genere per assicurare almeno la metà delle donne nelle liste bloccate. L'iniziativa del Pd, che ha ritirato tutte le altre modifiche, sta incontrando la netta opposizione di Forza Italia, anzi di Silvio Berlusconi e Denis Verdini. Già perché diverse deputate azzurre avevano messo la loro firma sugli emendamenti, ma sono state immediatamente richiamate all'ordine. Ora Mara Carfagna, Stefania Prestigiacomo, Renata Polverini, Anna Grazia Calabria Micaela Biancofiore e Gabriella Giammanco sono in mezzo al guado e possono superarlo solo con l'aiuto del voto segreto. Dalla pattuglia maschile sembra sia addirittura partita la minaccia di votare gli emendamenti che ripristinano le preferenze in grado di depotenziare le possibilità di elezione delle donne. Una battaglia che, se davvero si dovesse combattere alla vigilia dell'8 marzo, lascerebbe sul campo una macchia indelebile sul parlamento italiano. Dalle prime avvisaglie i franchi tiratori si sono limitati a una trentina e la maggioranza insieme a Forza Italia per ora tiene senza troppi tormenti. Ma proprio gli emendamenti sulle preferenze, sui quali insistono i centristi, potrebbero da oggi riservare brutte sorprese anche perché l'ultima intesa siglata tra Pd e Fi con il via libera di Ncd, sta creando molti malumori. In prima fila i Popolari per l'Italia, guidati dall'ex ministro Mario Mauro che ha già annunciato il ricorso alla Consulta per una legge che al momento, senza la riforma del Senato, resta dimezzata. Il suo giudizio è senza appello: «Un'ipotesi di legge elettorale del tutto sconclusionata, che ferisce ancor più del Porcellum». Sugli scudi anche Scelta civica che con Balduzzi chiede un vertice di maggioranza «per confrontarci sulle criticità rimaste». A mettere ansia al presidente del Consiglio che continua a dispensare ottimismo anche lontano dalle votazioni, i dubbi dei renziani della prima ora come Gentiloni e Giachetti che non hanno digerito l'Italicum dimezzato. Perplessità, malumori, incertezze che sembrano dare ragione a Berlusconi quando afferma che Renzi negli ultimi giorni ha subito troppi contraccolpi anche nel suo partito. L'opposizione poi sembra non voler fare sconti: già ieri ha fatto le prime prove di voto segreto ma gli emendamenti insidiosi devono ancora arrivare e non solo quelli accantonai delle donne in lista e della delega al governo delle nuove circoscrizioni elettorali. A mettere a rischio l'accordo ci sono anche le correzioni contro le liste bloccate e per abbassare le soglie su cui contano i piccoli partiti. Ancora da esaminare anche l'emendamento Salva Lega nonostante i vertici del Carroccio continuano a dire di non essere interessati. Contro l'Italicum e il suo impianto generale Sel e M5S: dai deputati Grillini sono arrivate le critiche più feroci alla legge battezzata "pregiudicatellum" che funziona nell'assegnazione dei seggi facendo sì che "il voto degli italiani valga zero". ©RIPRODUZIONE RISERVATA