Gentile si dimette da sottosegretario dopo il pressing Pd
di Gabriele Rizzardi wROMA Nominato da appena una manciata di giorni, Antonio Gentile non è più sottosegretario alle Infrastrutture. Il senatore del Nuovo centrodestra, accusato dal direttore de L'Ora della Calabria di aver fatto pressioni sullo stampatore affinché impedisse l'uscita del giornale con la notizia di un'indagine che riguardava il figlio, si è dimesso ieri sera. La resa alla quale è stato costretto da Angelino Alfano, su precisa richiesta di Matteo Renzi, è avvenuta al termine di una giornata che ha visto stringersi il cerchio intorno al parlamentare calabrese che, secondo gli accusatori, voleva imbavagliare la stampa. «È stata una scelta del Nuovo centrodestra che rispettiamo e apprezziamo» si legge in una telegrafica nota con la quale Renzi chiude il capitolo e tira un sospiro di sollievo. Ma a voltare pagina, suo malgrado, è anche Angelino Alfano, che è costretto a fare buon viso a cattivo gioco: «Il senatore Gentile ha rassegnato le proprie dimissioni da sottosegretario senza che alcuna comunicazione giudiziaria lo abbia raggiunto. Lo ha fatto per il bene comune e con grande generosità, e siamo convinti che il tempo gli darà ragione. Per noi viene prima l'Italia». Resta il fatto che le dimissioni, chieste non solo dalla presidente della commissione Antimafia, Rosy Bindi, ma da tutto il Pd, da Scelta civica, da Forza Italia e anche dalla Lega, erano diventate inevitabili. Decisiva la mossa del Movimento 5 Stelle e di Sel che, a metà pomeriggio, avevano annunciato la presentazione di due mozioni di sfiducia. L'attacco lanciato inizialmente dalla minoranza Pd era ormai condiviso da tutto il partito. Ma non solo. Renzi si è sentito chiedere da più parti di intervenire subito per togliere dall'imbarazzo il partito e il governo. E per Gentile, la scelta è stata obbligata. «Torno a fare politica nelle istituzioni, come segretario di presidenza, e nella mia regione, come coordinatore regionale» scrive il senatore in una lettera con la quale ringrazia Alfano e Renzi e grida la sua innocenza: «Le mie dimissioni sono un gesto di generosità verso un paese che non deve e non può attardarsi su una vicenda inesistente. Contro di me ci sono state solo accuse infamanti». Nella lettera, Gentile chiede «che si faccia luce su tutto» e conferma la sua «fiducia» nella magistratura e nel capo dello Stato. Ma non rinuncia a denunciare i metodi «illiberali e criminali» che lo hanno colpito «innocentemente». Quel che è certo è che il discusso sottosegretario ha provato a resistere fino all'ultimo: «Non sono intervenuto sull'editore, né sul giornalista né sul direttore del giornale. Dopo 20 giorni mio figlio non ha avuto nessuna comunicazione giudiziaria. Si è mossa contro di me una macchina dalla violenza inaudita». Maurizio Sacconi ha assicurato che su Gentile «non c'è nulla né in termini di fatto né in termini di diritto». E a Renzi ricorda che su altri sottosegretari «sono in corso indagini giudiziarie». Di sicuro, il solco che separa il Nuovo centrodestra da Forza Italia è sempre più profondo. E non è un caso che, dopo l'annuncio delle dimissioni, il quotidiano on-line L'Occidentale spiega che la «macchina del fango su Gentile è partita dal Giornale» della famiglia Berlusconi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA