Decreto carceri, la Lega scatena il caos
di Nicola Corda wROMA A Montecitorio un'altra giornata di passione per il decreto svuota carceri. Ma la tensione sale alle stelle anche fuori dal Parlamento. Ieri, in un ufficio postale vicino Milano, è stata intercettata una lettera minatoria indirizzata alla presidente della Camera, Laura Boldrini, contenente un proiettile calibro 3,80. Alla Camera, invece, dopo il voto di fiducia il caos è stato scatenato ancora dal leghista Gianluca Buonanno - che aveva scagliato le manette sui banchi del governo verso il ministro Cancellieri - e che alla ripresa ha sollevato il cartello con la scritta «Pd complice dei mafiosi». Un gesto cui è seguita l'espulsione immediata ordinata dal presidente di turno Luigi Di Maio del Movimento 5 Stelle. «Un'ingiustizia, dopo quello che hanno fatto, sono stato espulso da un grillino» ha protestato il deputato che non è nuovo ad azioni scomposte in Aula. Nel pomeriggio si è impegnato a non ripetere azioni del genere, un pentimento che gli ha consentito di essere riammesso in aula «in via eccezionale» dalla presidente Laura Boldrini. Sono 120 gli ordini del giorno da illustrare prima del voto finale fissato per la tarda mattinata di oggi. Stavolta non si rischia la decadenza, ma il governo è preoccupato per lo stato dei lavori parlamentari e l'ingorgo dei decreti che stanno intasando l'attività legislativa. Tra Camera e Senato ne sono in arrivo altri otto, e l'ostruzionismo adottato principalmente dal M5S, potrebbero tenere i deputati in aula per questo fine settimana. Nel pomeriggio approda, infatti, il nuovo provvedimento d'urgenza denominato "Destinazione Italia", un pacchetto di cinquanta misure per attrarre investimenti in Italia e promuovere la competitività delle imprese. Scadenza il 23 febbraio, in caso di pioggia di emendamenti l'esecutivo è pronto anche in questo caso a chiedere il voto di fiducia per accelerarne l'approvazione. Una possibilità che non fa promettere nulla di buono per il clima già surriscaldato delle aule parlamentari. In attesa di conoscere le sanzioni ai deputati protagonisti dei tumulti della scorsa settimana, prosegue lo scontro tra il M5S e Laura Boldrini. Sul sito di Beppe Grillo e su iniziativa di diversi parlamentari, è partita la petizione per una querela di massa per diffamazione nei confronti della presidente della Camera, per le sue accuse lanciate in tv riguardanti i "potenziali stupratori". Dopo le denunce a Massimo De Rosa per insulti e ingiurie di stampo sessista alle deputate il Pd insiste e pretende le dimissioni da vicepresidente della commissione Ambiente, richiesta accompagnata dalla minaccia di disertare le sedute. Dopo la denuncia, il deputato che aveva lanciato pesanti offese ha annunciato che rinuncerà all'immunità parlamentare. Tornando al decreto che prevede misure per favorire la riduzione della popolazione carceraria, alle dure proteste del Movimento 5 Stelle si sono sommate quelle della Lega Nord. «Siamo l'unico Stato in cui si va in galera prima del processo e si esce dopo - ha accusato in aula Giancarlo Giorgetti – l'imbarazzo che proviamo quando torniamo a casa non è per le risse accadute ma per i criminali che avete messo fuori». Contro il decreto e sull'estensione dell'uso dei braccialetti elettronici si è scagliata la deputata grillina Silvia Sarti, accusando il ministro Cancellieri per il conflitto d'interessi con la Telecom con cui il ministero della Giustizia ha stipulato la convenzione per il monitoraggio dei detenuti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA