Renzi insiste: «Al voto se non si chiude»

di Gabriele Rizzardi wROMA «I veti dei partitini hanno fregato l'Italia. Basta con i professionisti della "melina". O si chiude o si perde l'ultimo treno». Nel giorno in cui la commissione Affari costituzionali della Camera approva il testo base dell'Italicum e Forza Italia si scontra con il Pd sulla definizione dei collegi plurinominali, Matteo Renzi guarda con preoccupazione all'irrigidimento del Nuovo centrodestra e della sinistra Pd sulle preferenze e, intervistato da "Virus", su Rai 2, torna a ripetere che se salta l'intesa sulle riforme c'è solo il voto anticipato. «Se qualche parlamentare pensa con il voto segreto di sgambettare l'accordo non è che fanno un danno a me, fanno un danno a loro, perché la legislatura sostanzialmente vede il proprio fallimento» avverte il segretario del Pd, che definisce «pretestuosa» la polemica sulle preferenze e spiega perché: «Trovo un po' strano che persone che magari i voti non è che li abbiano sempre presi polemizzino su questo argomento. Ma io non sono malizioso e dico: alla fine un punto d'intesa si troverà, l'Italia deve voltare pagina». E se Enrico Letta nei ragionamenti con i suoi collaboratori non esclude che Renzi possa essere tentato di andare al voto in primavera, la risposta che arriva dagli studi di "Virus" è destinata a tenere l'inquilino di Palazzo Chigi con il fiato sospeso. Tecnicamente si può votare durante il semestre di presidenza italiana dell'Ue? «Assolutamente sì, dopodiché credo che sarebbe opportuno evitare...» dice infatti Renzi. Un invito a non fermare il treno delle riforme arriva anche dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che, con un messaggio al congresso di Sel, invita ogni forza politica «a ricercare gli opportuni percorsi politici per realizzare le riforme». La presidente della Camera, Laura Boldrini, raccoglie invece le preoccupazioni dei 5 Stelle e dei piccoli partiti e auspica che la legge elettorale «non sia fatta contro qualcuno». Il via libera al testo base della riforma elettorale è il segnale che il patto tra Renzi e Berlusconi per il momento tiene. Ma la tensione resta altissima e Angelino Alfano in mattinata fa un appello a Berlusconi e Renzi affinché «non tengano in vita la parte più odiata del Porcellum» che non prevede le preferenze. Poi, in serata, il vicepremier annuncia che il Nuovo centrodestra presenterà un emendamento contro gli effetti delle liste bloccate. «Certamente non faremo i portatori d'acqua a nessuno ed ecco perché stiamo lavorando ad un emendamento sullo scorporo e cioè i voti dei partiti che non prendono i seggi non possono essere contabilizzati (e quindi devono essere scorporati) per il candidato premier ai fini del ballottaggio». A fare pressing è anche Renato Schifani che invita il segretario Pd ad andare avanti ma con «senso di responsabilità»: «Dichiarare che senza l'intesa Renzi-Berlusconi non si cambia le legge elettorale è un grande errore». Resta il fatto che Forza Italia non vuol sentire parlare di preferenze. Ieri la responsabile riforme del Pd, Maria Elena Boschi, è andata a palazzo Grazioli per incontrare Denis Verdini. Ma dal faccia a faccia non è arrivata nessuna novità. Verdini ha confermato il secco no alle preferenze e ha fatto capire che un accordo ci potrebbe essere sull'innalzamento della soglia per raggiungere il premio di maggioranza dal 35% al 38%. E pazienza se Enrico Letta continua a sperare (insieme ad Alfano) che alla fine possano essere reintrodotte le preferenze che piacciono, e parecchio, a una larga fetta del Pd. A favore delle liste bloccate, ieri, si è schierato anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini: «Vedo che le preferenze sono diventate improvvisamente popolarissime ma io, che ho iniziato a prenderle, e molte, a vent'anni, sento il dovere morale di dire che oggi sarebbe un errore enorme reintrodurle per i danni al sistema politico e alla sua trasparenza». ©RIPRODUZIONE RISERVATA