Letta e la «svolta dei quarantenni»

di Gabriele Rizzardi wROMA Il 2013 sarà ricordato come l'anno della svolta generazionale. Nel giorno in cui Camera e Senato votano la fiducia al governo, Enrico Letta si presenta nell'auletta dei gruppi di Montecitorio per la tradizionale conferenza stampa di fine anno, auspica che la nuova legge elettorale possa esserci prima delle elezioni europee, esclude l'ipotesi di un rimpasto di governo («Non è all'ordine del giorno») e traccia un quadro a tinte rosa. Largo ai quaranntenni. «L'Italia, in un colpo, ha recuperato 30 anni» dice un soddisfatto Enrico Letta, che di anni ne ha 47 e ricorda che un ricambio generazionale analogo ci fu solo nell'immediato dopoguerra. «Questa generazione è messa alla prova e non può fallire. Non abbiamo alibi. Dobbiamo riuscire a dimostrare che il 2014 sarà l'anno in cui una nuova generazione saprà risolvere questioni ferme da decenni» spiega il premier, riconoscendo che questa svolta è merito in primis del «coraggio» del presidente della Repubblica. Fuori dal tunnel. «L'Italia ce la farà, ne sono convinto, perché la parte più complessa della crisi ce la siamo lasciata alle spalle» assicura il premier, che ricorda come la stabilità di governo «abbia fatto risparmiare 5,5 miliardi grazie ai minori interessi pagati sul debito» e fotografa lo stato di salute del paese con una metafora: «Dopo essere passata per il pronto soccorso e la sala operatoria, oggi l'Italia è in fisioterapia». E visto che il malato ha lasciato la "terapia intensiva", adesso si può pensare con maggiore serenità all'immediato futuro. Non c'è tempo da perdere. Il cronoprogramma di Letta prevede una nuova normativa sul conflitto di interessi, che sarà presentata in uno dei prossimi consigli dei ministri, nuove misure sulla giustizia perché non c'è bisogno di una «mega-riforma con la R maiuscola ma di piccoli tasselli» e misure per limitare il gioco d'azzardo «che provoca danni sociali purtroppo molto forti». La tabella di marcia prevede anche misure sullo ius soli e la messa in discussione della Bossi-Fini. Lavoro e tasse. Il 2014 sarà l'anno della crescita «e i tanti San Tommaso che vedo in giro si ricrederanno» assicura Letta, per il quale l'obiettivo prioritario è quello di creare occupazione, soprattutto per i giovani. Ragion per cui, il pacchetto-lavoro con interventi per rendere più facili le assunzioni, entrerà nel patto di governo. E il 2014 sarà un anno-chiave. «Tutto ciò che aiuterà nuova occupazione sarà ben accetto» spiega Letta, che promette una riduzione delle tasse sia sul lavoratore sia su chi genera lavoro: «Il taglio delle tasse avverrà con i proventi che deriveranno dalla spending review e dal rientro dei capitali illegalmente esportati all'estero». Riforme e referendum. Il governo non cambia passo. Andra avanti su quelle costituzionali fino all'approvazione e poi chiederà il referendum «anche se ci dovesse essere in Parlamento una maggioranza superiore ai due terzi». Berlusconi. Il presidente del Consiglio non fa sconti e attribuisce al Cavaliere la responsabilità di aver condizionato l'attività del governo con «turbolenze» generate dall'intreccio di fattori «esterni alla politica» come la sentenza Mediaset. Poi, un accorato appello: «Berlusconi non si faccia prendere la mano e non scelga una deriva nichilista e populista». Grillo. Con gli attacchi a Napolitano, al quale va riconosciuto di aver «salvato il paese», Beppe Grillo «ha superato il limite». Letta non fa sconti e accusa il leader 5 Stelle di aver usato durante l'ultima settimana frasi assolutamente «fuori luogo». Renzi. Il segretario del Pd vuole andare ad elezioni anticipate? «Assolutamente no» risponde Letta, che promuove l'intenzione di non restringere alla sola maggioranza la trattativa per la legge elettorale («Fa bene a trattare con Forza Italia e M5S») ed assicura che con l'ex rottamatore «si potrà fare gioco di squadra». ©RIPRODUZIONE RISERVATA