Legge elettorale, tocca alla Camera
di Gabriele Rizzardi wROMA Nella complicata partita della legge elettorale Matteo Renzi accelera e vince il primo round. L'esame della riforma che dovrebbe mandare in soffitta il Porcellum passa dal Senato, dove i numeri a favore della maggioranza sono sempre ballerini, alla Camera, dove il Pd conta 293 deputati ed è in grado di blindare qualunque accordo. Il trasferimento, che ha scatenato la rivolta dei centristi e del Nuovo centrodestra di Alfano, è stato discusso ed approvato ieri sera durante un vertice tra la presidente della Camera, Laura Boldrini, e il presidente del Senato, Pietro Grasso. I due hanno preso atto di una nuova maggioranza di deputati e senatori (alla Camera anche il gruppo Fratelli d'Italia) che si è espressa a favore del rinvio a Montecitorio e hanno deciso che il Senato abbia la priorità nell'esame delle riforme costituzionali (superamento del bicameralismo perfetto). Il via libera al trasferimento della legge elettorale è stato possibile perché nella commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama si è creata una insolita maggioranza tra Pd, M5S e Sel che ha detto "sì". Contro il rinvio si sono espressi tutti gli altri gruppi: Ncd, Fi, Sc, Pi, Lega e Gal. La decisione del trasferimento arriva dopo che Matteo Renzi, che due giorni fa è stato ricevuto al Quirinale da Giorgio Napolitano, ha fatto capire chiaramente ad Alfano che è necessario accelerare i lavori parlamentari per superare quel che resta del Porcellum dopo la sentenza della Corte costituzionale. Una posizione che il segretario del Pd ha ripetuto anche in una intervista alla Stampa nella quale ammette il timore che il vicepremier voglia «perdere tempo e menare il can per l'aia». «Ma io», avverte Renzi, «ho una mia exit strategy, un canale aperto anche con Berlusconi e Grillo, che la riforma adesso la voglioono davvero. E se il centrodestra divaga, vuol, dire che lavoreremo con qualcun altro». Un altolà che manda in fibrillazione il Nuovo centrodestra e i centristi vicini a Casini, che temono di andare al voto subito con un legge elettorale frutto di un accordo tra Renzi, Berlusconi e Grillo, e provano a prendere tempo. E per raggiungere questo obiettivo, il ministro delle Riforme, Gaetano Quagliariello, veste i panni del "falco" e lancia un aut aut a Letta: «Il vero nodo è che se un governo c'è e ha una sua maggioranza, allora è la maggioranza che si deve mettere d'accordo sulla legge elettorale. Questo vuol dire che nei prossimi 10-15 giorni, al più tardi dopo la Befana, questa maggioranza o trova un accordo su legge elettorale e riforme istituzionali o va in crisi e ognuno si prenderà la sua responsabilità». Il confronto, insomma, deve avvenire prima nella maggioranza e poi con le opposizioni. Pier Ferdinando Casini denuncia una «scippo della Camera ai danni del Senato» e vede una «fase di prepotenza che non promette nulla di buono». Scelta civica chiede invece una «verifica politica» nella maggioranza mentre per i democratici è giusto procedere con rapidità. «Dobbiamo approvare una legge elettorale in tempi rapidi. Il Pd ha presentato le sue proposte ed è pronto» assicura Roberto Speranza. ©RIPRODUZIONE RISERVATA