Altolà di Napolitano al proporzionale

di Gabriele Rizzardi wROMA Superamento del sistema proporzionale, no al bicameralismo perfetto, riduzione del numero dei parlamentari e, soprattutto, una granitica certezza: «Il Parlamento è pienamente legittimo». Dopo la bocciatura del Porcellum e il conseguente fuoco di fila che è partito da Forza Italia e dal Movimento 5 Stelle contro gli «onorevoli abusivi», il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, torna a parlare di legge elettorale e detta ai partiti la linea da tenere. Ma il primo severo monito è diretto a chi, da Brunetta ai 5 Stelle, coglie l'occasione per dire che, dopo la bocciatura del premio di maggioranza che ha fatto arrivare a quota 340 i deputati del Pd, la Camera e il Senato non possono continuare a legiferare. Una tesi che viene fatta a pezzi dal capo dello Stato, per il quale il Parlamento «è pienamente legittimo» e, rispondendo a una domanda che gli viene rivolta a Napoli, spiega perché. «Stiamo parlando di una sentenza della Corte costituzionale che espressamente si riferisce al Parlamento attuale dicendo che esso stesso può ben approvare una riforma della legge elettorale. Quindi, è la Corte stessa che non mette in dubbio che c'è continuità nella legittimità del Parlamento» spiega Napolitano, per il quale il vero problema è rappresentato dalla «volontà politica» di riformare il sistema di voto. Tutti i partiti continuano infatti a ripetere che il Porcellum deve essere sostituito al più presto ma non fanno nulla perché questo avvenga. E per obbligarli a farlo, il presidente della Repubblica indica il percorso che dovrebbe essere seguito. «Dopo la sentenza della Consulta le forze politiche devono adempiere a quello che ormai è un imperativo e mostrare una espressione di volontà attenta a ribadire il già sancito, dal 1993, superamento del sistema proporzionale» spiega Napolitano, per il quale la decisione della Corte costituzionale non può aver «stupito» e «colto di sorpresa» chiunque ricordi le numerose occasioni in cui il capo dello Stato è intervenuto per sollecitare il Parlamento a lavorare per modificare la legge elettorale del 2005. Il monito è rivolto ai partiti che in questi mesi si sono mostrasti sordi alle sollecitazioni del Colle. Quel che è certo è che la legge elettorale sarà tra i punti qualificanti del discorso che mercoledì prossimo Enrico Letta leggerà alle Camere e sul quale chiederà un voto di fiducia. Dopo le primarie che domenica prossima incoroneranno il nuovo segretario del Pd, il premier ascolterà (tra lunedì e martedì) le forze della maggioranza per presentarsi l'11 dicembre in Parlamento con la proposta di un disegno di legge governativo con due riforme costituzionali (monocameralismo e riduzione dei parlamentari) alle quali allegare anche la legge elettorale. Nell'attesa di capire come finirà la partita, Angelino Alfano definisce «ottima» la decisione della Consulta e spiega che ora «non ci sono più alibi» per non cambiare. Ma sul sistema di voto che dovrà sostituire il Porcellum non c'è ancora un'intesa. Il vicepremier, ad esempio, nega di aver aperto al doppio turno che piace al Pd mentre Guglielmo Epifani assicura che il suo partito lavorerà «pancia a terra» per trovare in Parlamento la «convergenza necessaria» e chiede che il Porcellum venga superato «in avanti», senza, cioè, incoraggiare un sistema elettorale che «segni una palude in cui non si capisce chi è che abbia vinto». I renziani chiedono che l'agenda delle riforme sia decisa dal nuovo segretario del Pd insieme a Letta mentre i 5 Stelle non vedono alternative al ritorno al voto con il Mattarellum (75% maggioritario e 25% proporzionale). ©RIPRODUZIONE RISERVATA