Berlusconi-Alfano verso la scissione
di Gabriele Rizzardi wROMA «Il quadro è cambiato. Per noi il decreto sulla Pubblica amministrazione può decadere». L'ennesimo annuncio di guerra che il "falco" Renato Brunetta mette sul piatto perché contrario alla stabilizzazione di 10mila precari, fa entrare in fibrillazione la maggioranza che deve fare i conti anche con l'ostruzionismo annunciato da M5S e Sel. Una situazione potenzialmente esplosiva che viene discussa in un vertice di maggioranza e che spinge Enrico Letta a far autorizzare dal Consiglio dei ministri la fiducia. E questo perché gli ostacoli al via libera non sono solo di merito ma politici. E a confermarlo è sempre Brunetta. «Se Rosy Bindi non si dimetterà da presidente dell'Antimafia il Pdl è pronto alla guerriglia in Parlamento» avverte il bellicoso capogruppo del Pdl alla Camera, che conferma la linea dura su tutto: «Non parteciperemo alle attività dell'Antimafia». L'ira del Pdl si abbatterà anche sugli altri provvedimenti? «Gli strappi hanno dei costi e su questo siamo uniti come un sol uomo. La Bindi fa miracoli...». A rendere incerto il cammino del governo sono soprattutto gli ultimi guai giudiziari di Silvio Berlusconi. Perché di tutti i processi quello di Napoli sulla compravendita di senatori è quello a più alto impatto politico. Per il Pd è molto difficile giustificare il fatto che in questo momento governa insieme ad un partito il cui leader è accusato di aver fatto cadere Prodi grazie alla corruzione. Il governo reggerà anche a questa nuova scossa? «Non crediamo che le ultime vicende, avendo anch'io parlato ieri sera e questa mattina con il presidente Silvio Berlusconi, abbiano un'influenza diretta sul governo» risponde il vicepremier Angelino Alfano. Ad assicurare che il governo può andare avanti è anche il ministro delle Riforme Gaetano Quagliariello: «La difesa politica del Cavaliere per le conseguenze dei suoi problemi con la giustizia da parte del Pdl è condivisibile, ma non potrà spingersi a mettere in discussione la tenuta del governo Letta». Nel Pdl, insomma, convivono due partiti. Berlusconi, che si sente sotto assedio, ha provato a mettere Alfano e Fitto uno di fronte all'altro ma il faccia a faccia non ha portato nessuna novità e la scissione sembra ormai inevitabile. Anche perché Berlusconi ha convocato per oggi l'ufficio di presidenza del Pdl che dovrebbe discutere il passaggio a Forza Italia che sarà sancito dal Consiglio Nazionale convocato per l'8 dicembre (nello stesso giorno in cui si terranno le primarie del Pd). «Sarà una occasione per discutere e lo faremo in modo molto sereno e franco» dice Raffaele Fitto, che definisce l'eventuale scissione «un errore gravissimo». Ma Alfano, secondo indiscrezioni, abbandona la sua proverbiale prudenza: «Io non voglio la scissione, ma siamo di fronte a un atto molto ostile e quindi dobbiamo farci i conti». Quello convocato da Berlusconi è un ufficio di presidenza "ristretto". Fatta eccezione per Angelino Alfano, nessun ministro del Pdl parteciperà alla riunione. Questo vuol dire che la stragrande maggioranza dei partecipanti (19 su 24) appartiene alla schiera dei cosiddetti "lealisti". Per gli alfaniani, insomma, non ci sarà spazio. Tra le proposte che Berlusconi potrebbe avanzare ci sarebbe la nomina di Alfano a vicepresidente del partito, visto che lo statuto di Forza Italia non prevede il ruolo di segretario ma solo quello di presidente, che resta al Cavaliere. Berlusconi detterà la linea in vista dei prossimi appuntamenti. E se darà retta ai "falchi", si scontrerà con le "colombe" . ©RIPRODUZIONE RISERVATA