ciclismo » ECCO L'EDIZIONE 2014
di Maurizio Di Giangiacomo wINVIATO A MILANO Due cronometro, una cronosquadre, otto tappe (diciamo) pianeggianti, cinque frazioni di media montagna e cinque veri e proprio tapponi. Descritto così, il Giro d'Italia 2014 sembrerebbe davvero la corsa a tappe "equilibrata", «più umana» che il direttore Mauro Vegni e i nuovi vertici della società organizzatrice Rcs Sport pretendono di aver partorito e hanno presentato ieri, al palazzo del ghiaccio di via Piranesi, a Milano. «Il ciclismo è lo sport che si è fatto più male con le proprie mani – ha detto il direttore della Gazzetta dello Sport, Andrea Monti, che ha condotto lo show assieme all'affascinante Alessia Ventura – Al Grande Arrivo di Trieste non vogliamo premiare un super-uomo, ma semplicemente un campione». Così sembra guardando l'avvio, con le tre tappe irlandesi (cronosquadre e due frazioni quasi completamente piatte, con l'unica incognita del vento) e il successivo giorno di riposo per il trasferimento. I giorni di sosta saranno tre e non due, con tanto di deroga dell'Unione ciciclistica internazionale, e la successiva tappa pugliese sarà assolutamente soft. Ma già dal giorno successivo, con l'arrivo "in salitina" di Viggiano, chi vorrà fare classifica dovrà cominciare a guardarsi le spalle. Perché, prima delle grandi montagne dell'ultima settimana, le tappe di media difficoltà – oltre alla già citata Taranto-Viggiano, la Sassano-Montecassino, la Foligno-Monte Copiolo e la Lugo-Sestola – sono accomunate dalla costante dell'arrivo con il naso all'insù. E per questo gli organizzatori del Giro d'Italia, che hanno eliminato lunghe e inutili salite nelle prime fasi delle tappe – il dislivello complessivo della prossima edizione del Giro è di 5.000 metri inferiore a quello della precedente – ma soprattutto finali... in discesa o quasi e comunque le tappe senza sugo con le quali ci hanno annoiato fino a qualche anno fa, vanno elogiati. Ma da qui a parlare di Giro più umano ce ne corre. Sulla classifica generale peserà, eccome, la cronometro individuale Barbaresco-Barolo, 42 km... ubriacanti. E poi saranno grandi montagne, che culmineranno nel gran finale friulano dello Zoncolan, che gli organizzatori – sempre in ossequio alla pretesa maggiore umanità del percorso – hanno voluto semplice e non doppio, e quindi scalato solo dal versante di Ovaro e comunque preceduto dalle asperità di Passo del Pura e Sella Razzo. Ma l'ultima settimana è comunque punteggiata da salite dure e importanti, disegnate su monti ormai sacri al Giro d'Italia. Il crescendo finale comincerà con la Agliè-Oropa, con l'arrivo al Santuario. Forse meno impegnativa, ma in ogni caso caratterizzata da quasi 20 km di salita nel finale, la Valdengo-Montecampione, intitolata alla memoria di Marco Pantani, del quale il prossimo anno ricorrerà il decimo anniversario della morte: su quelle rampe, nel suo anno di grazia, il Pirata stroncò Pavel Tonkov e mise le mani sul Giro d'Italia 1998, al quale avrebbe fatto seguito il trionfo al Tour. Montagne mitiche anche il giorno successivo, con la Ponte di Legno-Val Martello annullata qualche mese fa per il maltempo, con Gavia e Stelvio (Cima Coppi del Giro). E ancora c'è la Belluno-Panarotta, quasi tutta in Trentino, con il Passo San Pellegrino e l'inedito Redebus, sicuramente meno severa ma comunque terreno per cacciatori di tappe e uomini di classifica. Importante, per questi ultimi, anche la cronoscalata del Monte Grappa, preludio a quello che si preannuncia appunto come lo scontro finale, il tappone dello Zoncolan. «Giro per ciclisti completi, più che per scalatori», ha detto Vegni. Ma Moreno Moser, che a detta dei più dovrebbe essere il ciclista completo del futuro per antonomasia, giudica il Giro d'Italia 2014 «troppo duro, almeno per me. Ci sono troppe salite e non sono quei 5.000 metri di dislivello in meno a farne una cosa più umana». Di sicuro, non mancherà lo spettacolo. @mauridigiangiac ©RIPRODUZIONE RISERVATA