In cella per una perizia: «Va scarcerato»
Insieme al medico Aldo Fronterrè è a processo anche il boss dei casalesi Giuseppe Setola (nella foto), che nel 2008 evase da Pavia dove aveva ottenuto gli arresti domiciliari per farsi curare alla clinica Maugeri. Il boss ha assistito ieri all'udienza che si è svolta al tribunale di Santa Maria Capua a Vetere collegato in videoconferenza dal carcere di Opera, dove è detenuto. I suoi avvocati, Elena Schiavone e Giuseppe Garofalo, hanno ribadito in aula la richiesta di una perizia oculistica per il loro assistito. Il boss insiste sulla propria presunta cecità e chiede la sospensione della pena (tre ergastoli) che sta scontando in carcere. Su questa richiesta, però, sarà il giudice di sorveglianza di Milano, per competenza, a decidere. L'istanza sarà vagliata all'udienza del prossimo 27 settembre. Per quella «patologia retinica», accertata con una perizia dall'oculista pavese Aldo Fronterrè, a Setola furono concessi gli arresti domiciliari, ma dopo otto mesi di cure alla Maugeri evase da Pavia facendo perdere le tracce fino all'ultimo arresto, avvenuto nel 2009. di Maria Fiore wPAVIA Una perizia in grado di aprire le porte del carcere al boss, ma anche le cure fornite a Enrico Martinelli, cognato del killer dei casalesi Giuseppe Setola. Su questi pilastri la Direzione distrettuale antimafia basa l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa per Aldo Fronterrè, l'oculista pavese ed ex primario della Maugeri da nove mesi in carcere. Ed è proprio sul lungo periodo di detenzione che ieri mattina, in occasione della prima udienza del processo al tribunale di Santa Maria Capua a Vetere, l'avvocato difensore Pasquale Coppola ha dato battaglia. Il legale ha chiesto la scarcerazione del medico pavese sulla base dei motivi di salute, ma anche perché, secondo la difesa, le contestazioni non basterebbero a giustificare il carcere preventivo. «Quasi non ci sono precedenti per un periodo così lungo di detenzione – sostiene l'avvocato Coppola –. La Cassazione ha più volte ribadito che per il concorso esterno la custodia in carcere si applica solo se c'è il rischio che il contributo al sodalizio mafioso possa ripetersi. E questo non è il caso. Ovviamente noi contestiamo anche il merito, visto che non c'è stato alcun concorso esterno all'associazione mafiosa. E' un'accusa inconsistente. Le cure oculistiche a Martinelli spiegano solo perché Fronterrè si è trovato anche a curare Setola». Sulla richiesta della difesa il collegio presieduto dal giudice Luigi Picardi si è riservato, ma al di là della possibile scarcerazione resta un'accusa da cui difendersi: avere favorito l'evasione da Pavia del killer della camorra Giuseppe Setola, il boss dei casalesi condannato all'ergastolo per la strage degli immigrati di Castel Voltuno del 2008, con una relazione medica che ne attestava la quasi cecità. Su quella perizia, che aveva permesso al boss di ottenere gli arresti domiciliari a Pavia, in vicolo San Marcello, zona di corso Garibaldi, per farsi curare alla Maugeri, c'è la firma del medico. Che ora, potrà dire la sua. Fronterrè, per difendersi, ha scelto il rito ordinario, come lo stesso Setola, mentre gli altri imputati di questa inchiesta (l'avvocato del boss Girolamo Casella, il presunto affiliato dei casalesi Massimo Alfiero e Gabriele Brusciano, presunto fiancheggiatore) hanno scelto l'abbreviato. Il pubblico ministero ha invece chiesto di acquisire le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche e ambientali che riguardano Fronterrè e Setola. Il perito sarà nominato nell'udienza del 23 settembre. @mariafiore3 ©RIPRODUZIONE RISERVATA