Ilva, annuncio choc: in Italia 1.400 esuberi
ROMA 1.400 esuberi. E' questa la decisione choc presa dal Gruppo Riva all'indomani del sequestro di beni mobili e immobili e di conti correnti per 916 milioni di euro eseguito dalla Guardia di finanza nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Taranto sull'Ilva per «disastro ambientale». Gli stabilimenti coinvolti sono quelli di Verona, Caronno Pertusella (Varese), Lesegno (Cuneo), Malegno, Sellero e Cerveno in provincia di Brescia, Annone Brianza (Lecco) e le società sono Riva Energia e Muzzana Trasporti. Attività, sottolinea il gruppo Riva in una nota, che «non rientrano nel perimetro gestionale dell'Ilva e non hanno quindi alcun legame con le vicende giudiziarie che hanno interessato lo stabilimento Ilva di Taranto». La decisione ritenuta «necessaria», è scritto nella nota, è stata comunicata al custode dei beni sequestrati, Mario Tagarelli, e illustrata ai sindacati. Secondo il Gruppo Riva, con il provvedimento del gip di Taranto Patrizia Todisco, di sequestro preventivo di beni per 8,1 miliardi di euro, sono stati «sottratti a Riva Acciaio gli stabilimenti produttivi, e sequestrati i saldi attivi di conto corrente. Si attua di conseguenza il blocco delle attività bancarie, impedendo il normale ciclo di pagamenti aziendali, facendo sì che non esistano le condizioni operative ed economiche per la prosecuzione dell'attività». Di conseguenza, la produzione negli stabilimenti viene sospesa, gli impianti messi in sicurezza e i lavoratori posti in libertà, ad esclusione degli addetti alla messa in sicurezza e conservazione degli stabilimenti. L'annuncio del gruppo Riva ha provocato reazioni durissime da parte dei sindacati, ma anche di politici, amministratori locali ed organizzazioni imprenditoriali. Il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, ha convocato una riunione urgente al dicastero. Per Squinzi (Confindustria), «è un colpo drammatico».