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di Gabriele Rizzardi wROMA A pochi giorni dalla prima riunione della Giunta per le elezioni del Senato, che lunedì prossimo avvierà l'iter sulla decadenza di Silvio Berlusconi, il Pdl alza il livello dello scontro e torna a minacciare la crisi di governo. Renato Schifani accusa alcuni membri della Giunta di aver dichiarato come voteranno e chiede al presidente del Senato di sostituire chi non avrebbe tenuto la lingua a freno. «La funzione giurisdizionale della Giunta impone il rigoroso dovere di non poter anticipare in alcuna sede o contesto quali saranno le decisioni finali dei singoli componenti» spiega Schifani, che in serata, intervistato dal Tg3, fa sapere che i senatori berlusconiani chiederanno «un voto di merito sulla non decadenza o in subordinata una devoluzione alla Corte Costituzionale o alla Corte Europea» e poi si spinge fino a minacciare la crisi di governo. «Se dalla Giunta delle elezioni dovesse arrivare un voto politico che rispecchiasse le distinzioni delle forze in campo, sarebbe impossibile continuare nella convivenza tra Pd, Scelta Civica e Pdl nella maggioranza che sostiene il governo». L'ultimatum è accompagnato da un fuoco di fila che per tutto il giorno si abbatte sul presidente della Giunta, Dario Stefàno (Sel), accusato da tutto il Pdl di essersi espresso sui tempi dei lavori della Giunta e quindi di aver abbandonato il suo ruolo di terzietà. Ad alzare la voce è anche e soprattutto il vicepremier, Angelino Alfano, che insiste sulla non retroattività della legge Severino e vuole sapere dal Pd, al quale chiede un approccio «giuridico e non politico», se accetterà il ricorso alla Consulta: «Il Pdl ha il diritto di conoscere la posizione del Pd per potere orientare le proprie decisioni». Ma le risposte che arrivano dal presidente del Senato e dal Pd non lasciano margini alla trattativa. Piero Grasso fa sapere a Schifani che, a norma di regolamento, non può sostituire i membri della Giunta se non in determinati casi «tra i quali certamente non rientra l'espressione di opinioni». E anche dal Pd arriva una chiusura netta. «Le leggi saranno applicate» taglia corto Pierluigi Bersani mentre il responsabile giustizia del partito, Danilo Leva, esclude scappatoie ad personam: «Berlusconi è stato condannato dopo tre gradi di giudizio e non si può pensare di trasformare la Giunta in un organo di quarto grado». Oggi si riunirà la Giunta per stilare il calendario dei lavori ed anche il Pdl ha fissato una riunione per decidere cosa fare. Nell'attesa, l'avvocato del Cavaliere, Franco Coppi, fa sapere che una richiesta di grazia è sempre possibile mentre Roberto Maroni ricorda a Berlusconi che il Pd «lo sta trattando come Craxi» e lo invita a staccare la spina al governo. Sulla retroattività interviene anche il ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri, che invita a «riflettere» sui dubbi di costituzionalità sollevati da alcuni giuristi: «Si sono espresse persone di grande competenza e non sospette di partigianeria. Quindi è giusto rifletterci». ©RIPRODUZIONE RISERVATA