Biancofiore e Santanchè Dividere il Pd, la strategia fin qui vincente del Pdl
Berlusconi va bene ma solo se non è al Governo, Biancofiore sì, Nitto Palma no, De Gennaro a Finmeccanica, veto radicale su Santanchè. La totale assenza di una ratio strategica nelle valutazioni politiche del centrosinistra sul comportamento da adottare nei confronti degli alleati-avversari sembra essere l'unico elemento che tiene insieme decisioni assolutamente in contrasto tra loro. Accettato il compromesso dei compromessi, passati dal "mai con Berlusconi" alle larghe intese nel giro di poche settimane, appare assai problematico obiettare su altri nomi in modo credibile. Eppure questo accade, ogni settimana, per un motivo diverso. C'è chi, soprattutto nell'ala sinistra del Pd, blocca l'avanzata di tutte le figure in odore di berlusconismo (rischiando cosë di apparire ipocrita, dato che senza la volontà politica di Berlusconi non ci sarebbe stato il governo Letta). Il centrodestra entra sistematicamente in queste contraddizioni e passa all'incasso con una strategia stabile. Tutto parte da una proposta di legge o di un nome gradito dal loro elettorato e indigeribile per l'elettorato di centrosinistra. Più le leggi e i nomi proposti sono iperbolici e irricevibili, meglio è: si crea una polemica sul nulla, senza conseguenze politiche serie. La scelta dei tempi è cruciale: a maggio, per esempio, il Pdl fece circolare una proposta per l'abolizione del reato di concorso esterno in associazione mafiosa 48 ore prima dell'anniversario della morte di Giovanni Falcone per far arrabbiare il popolo del centrosinistra. Il primo urlo di dolore degli elettori del Pd coincide con il consueto ultimatum dei parlamentari più ortodossi del Pdl: "Se la nostra proposta non passa, cade il governo". Questo tipo di pressione porta all'ovvia conseguenza: il gruppo dirigente del centrosinistra si divide. L'ultimo caso in ordine di tempo riguarda la nomina di Daniela Santanchè a vicepresidente della Camera. C'è chi, come Orfini o Civati, aveva annunciato voto contrario. E c'è chi, come Antonello Giacomelli, deputato Pd, afferma: "Non possiamo essere noi a decidere una carica che spetta al Pdl. Come avremmo reagito noi se la volta passata fosse stato messo un veto su Rosy Bindi?". E non è l'unico a pensarla così. Risultato: Pd spaccato, rinvio della nomina. Il caso-Santanchè è probabilmente il più paradossale tra quelli visti sinora, perché è incredibile la differenza di trattamento nei confronti di quest'ultima rispetto a Micaela Biancofiore. Entrambe sono vicinissime, in modo quasi fideistico, a Berlusconi, molto aggressive e presenti a livello comunicativo, portatrici di posizioni pubbliche assolutamente incompatibili con la cultura politica di sinistra, polemiste di professione. Eppure Biancofiore è saldamente nel governo Letta come sottosegretario alla presidenza del Consiglio, sebbene si sia subito distinta per frasi come "i gay si ghettizzano da soli", perdendo le Pari Opportunità, ma recentemente guadagnando la delega allo sport dopo le dimissioni di Josefa Idem. Perché Biancofiore sì e Santanchè no? Domanda senza risposta logica. Nel frattempo l'estate scorre, con il Parlamento privato quasi totalmente di autonomia politica (come, ad esempio, per le decisioni sugli F35) e con il Pd e Pdl alle prese con decine di nomine nei posti di potere delle aziende a partecipazione statale. Mentre i quotidiani, presi da un'improvvisa passione per gli animali, dissertano di tiro al piccione, pitonesse, falchi e colombe, Gianni De Gennaro, nuovo presidente di Finmeccanica, ha messo d'accordo la famiglia Letta (Enrico e Gianni), Saccomanni e Napolitano. In questo caso niente veti, niente minacce. Si può litigare sulla vicepresidenza della Camera, mica sulle cose serie.