Senza Titolo

di Gabriele Rizzardi wROMA. «Per D'Alema ho grande rispetto e stima, ma se uno si candida o non si candida non è che chiede il permesso a D'Alema. Si può fare anche senza di lui». Ancora uno scontro. E con una intensità sempre maggiore, tanto che torna persino ad aleggiare lo spettro della scissione. Tra Renzi e i big del Pd ormai è guerra aperta e nel mirino del sindaco di Firenze ieri è entrato ancora una volta Massimo D'Alema, colpevole di aver criticato l'assenza di Matteo all'appuntamento fissato da Bersani. Una "santa alleanza" contro Renzi? L'ex presidente del Copasir assicura che non è così. «Non nasce nessun correntone. Questa è un'idiozia che non so chi abbia scritto. Renzi? Gioca un po'a fare la vittima. Secondo me sbaglia, dovrebbe essere qui» sono passate da poco le 16, D'Alema lascia la riunione di "Fare Pd", l'appuntamento fissato dalla corrente bersaniana per parlare di partito e di congresso, ma a far discutere è soprattutto l'assenza del sindaco rottamatore e dei suoi fedelissimi tranne uno, Giacomo D'Arrigo, che si affaccia ma è per sbaglio: «Ho dimenticato la borsa ... Cosa c'è qui?» chiede prima di defilarsi. Alla riunione non c'è Walter Veltroni e neppure gli esponenti della sua corrente. Ma la sala al terzo piano del Nazareno, sede del Pd, è strapiena. Ci sono almeno 200 persone e tutti i big del partito. Manca Renzi, che replica ai «capicorrente» del suo partito dagli schermi del Tg5. E non risparmia fendenti: «Vorrei che il Pd fosse fatto di idee, non fosse fatto di correnti. Anziché parlare delle mie mosse, si dessero loro una mossa. Ci raccontino cosa hanno in testa per l'Italia». Quanto al congresso, il sindaco di Firenze conferma la linea dura e non arretra di un millimetro: «Si fissi una data, ci diano una data. Questo è il momento in cui l'Italia ha rinviato l'Iva, rinviato l'Imu, gli F35, ha rinviato persino la Santanché. Non possiamo continuare a rinviare. Vorrei un paese che decidesse. Il Pd è l'ultima speranza che c'é. O il Pd cambia l'Italia o rimaniamo come siamo». L'affondo arriva al termine di una giornata che si apre con la riunione organizzata dai bersaniani. E tra i partecipanti, nessuno è tenero con Renzi. Il primo uno-due parte da Pier Luigi Bersani, che critica gli assenti e invita indirettamente il sindaco di Firenze a fare squadra e a non muoversi solo come battitore libero. «Nel congresso ci si deve confrontare senza tirar su bandierine. Nessuno può chiamarsi fuori se vuole far parte della squadra e della comunità» ammonisce l'ex segretario del Pd , che invita tutti ad essere all'altezza del momento: «A prescindere dai chiacchiericci dobbiamo dimostrare che stiamo parlando dei problemi seri. Se continuiamo a fare i congressi per cercare candidati quando è che troviamo il partito?». Ma è Dario Franceschini a evocare indirettamente il rischio scissione per il partito «Dobbiamo trovare un nuovo collante o non si sta insieme - avverte infatti - e dobbiamo mescolarci perchè negli ultimi mesi siamo finiti a comunisti e democristiani, neanche più a Ds e Margherita». Ad assicurare che l'iniziativa dei bersaniani non è contro Renzi è anche Stefano Fassina: «Questa riunione non è contro Matteo ed è un peccato che i suoi uomini non partecipino perché abbiamo bisogno del contributo di tutti». E sulle questioni poste da Renzi, Fassina dà la sua risposta: «Le regole sono importanti ma abbiamo bisogno di condividere un minimo di fiducia. Se non ci fidiamo un minimo è difficile che riusciamo a stare insieme. Abbiamo un segretario che garantisce tutti e nessuno vuole fregare nessuno...». Ad assicurare che nessuno vuole tendere una trappola a Renzi è anche e soprattutto Guglielmo Epifani, che lo dice con un'intervista al Messaggero e poi lo ripete nella riunione del Pd: «La caccia non mi piace e dunque non partecipo ad alcun tiro al piccione. Non esiste alcuna Santa Alleanza contro Matteo Renzi e confermo che faremo il congresso entro l'anno». ©RIPRODUZIONE RISERVATA