Obama: spionaggio, chiariremo tutto
di Maria Rosa Tomasello wROMA A metà di una giornata infuocata, con l'Unione europea e gli Stati membri sul piede di guerra dopo le rivelazioni sulla gigantesca attività di spionaggio degli Stati Uniti e dei "cugini" inglesi nei confronti degli alleati, Barack Obama è costretto a correre ai ripari: «Forniremo agli europei tutte le informazioni che vogliono riguardo alle accuse» dice il presidente americano dalla Tanzania, dov'è in visita ufficiale, annunciando che i chiarimenti arriveranno solo dopo che la sua amministrazione avrà studiato in maniera approfondita gli articoli di stampa basati sul materiale top secret fornito dalla "talpa" del Datagate, Edward Snowden. Obama si difende con una chiamata di correità: tutti i servizi segreti del mondo spiano, ricorda. Prima di lui, al mattino, l'ha detto anche il segretario di Stato John Kerry davanti alle proteste della collega europea Catherine Ashton: la ricerca di informazioni su altri Paesi «non è inusuale»: «Scoprirò di cosa si tratta e condividerò le mie conclusioni – spiega Kerry – ma ogni Paese al mondo intraprende molte attività allo scopo di proteggere la propria sicurezza nazionale». L'imbarazzata difesa d'ufficio degli Stati Uniti arriva tre giorni dopo l'esplosione dello scandalo che ha scatenato la rabbia europea: «Gli Usa sono alleati, ma occorre che facciano chiarezza, ci servono risposte ufficiali» dice Bruxelles. «Serve trasparenza» avverte la Commissione. Con i rapporti al limite dello strappo, a rischio c'è innanzitutto il negoziato per l'area di libero scambio Usa–Ue, che dovrebbe iniziare lunedì prossimo. «Per ora teniamo le due cose distinte, ma gli Usa devono chiarire» osserva un portavoce. Da Roma, dove il presidente Giorgio Napolitano chiede risposte, il giorno dopo la scoperta che anche l'Italia è stata sotto la rete della National security agency, dopo le parole di Obama il premier Enrico Letta esprime «fiducia». Ma a Strasburgo, come a Berlino e a Parigi, la tensione resta altissima. Il presidente del parlamento europeo Martin Schulz, che in mattinata riunisce i capigruppo dei partiti dell'eurocamera, si dice «profondamente scioccato» e parla di «duro colpo alle relazioni con gli Usa»: «È inaccettabile – dice – che la Ue sia spiata visto che non prepara attacchi terroristici contro gli Usa». Oggi la questione sarà sul tavolo della Commissione europea: «Bruxelles è un crocevia di spie – sottolinea il vice presidente Antonio Tajani – ma se fosse vero che gli Stati Uniti hanno spiato l'Unione o Paesi della Ue mentre sono in corso le trattative per l'accordo sarebbe preoccupante». Il presidente francese François Hollande è durissimo: lo spionaggio americano, avverte, «deve cessare immediatamente». Senza «garanzie» da Washington, sottolinea, «non ci saranno negoziati o transazioni». Il portavoce del governo tedesco Steffen Seibert lancia l'affondo: «È inaccettabile spiare amici, non siamo alla guerra fredda». Sì dunque all'accordo, ma «ora bisogna ricostruire la fiducia con gli Usa». Dunque, ripete il presidente Joachim Gauck, «è indispensabile chiarire», ed è per questo che il ministro degli Esteri convoca a colloquio l'ambasciatore Usa, mentre Angela Merkel è costretta a smentire le affermazioni del presidente della Spd, che aveva avanzato dubbi sul fatto che la cancelliera tedesca conoscesse i programmi di spionaggio. Anche in Belgio il ministro degli Esteri invita l'ambasciatore a «dare spiegazioni»: tutti i Paesi dell'Unione si preparano a fare altrettanto. ©RIPRODUZIONE RISERVATA