Ressa ai seggi, il moderato Rohani in testa

L'Iran ha votato, e in massa. Le lunghe code ai seggi, la cui apertura è stata prorogata di quattro ore fino alle 22 di ieri (ora locale) ha acceso la speranza riformista a distanza di quattro anni da quel 2009 che vide la repressione della dissidenza ad opera di Ali Khamenei e Mahmoud Ahmadinejad, rispettivamente la guida spirituale e il presidente uscente, oggi nemici quasi dichiarati. E in serata fonti informate hanno dichiarato all'Ansa - pure precisando che la tendenza di due grandi metropoli come Teheran e Mashad sarà chiara solo all'alba di oggi - che il candidato moderato-riformista Hassan Rohani «in alcune città» è in testa. Il voto è stato pacifico e non vi sono stati incidenti di rilievo, ma uno dei capi dello staff di Rohani, sul quale si sono concentrate le attese riformiste di Khatami e Rafsanjani, ha subito un'aggressione (gli è stato lanciato acido sul viso) e vi è stata qualche denuncia di irregolarità sulle schede. Ma, sostanzialmente, gli iraniani hanno voluto dire la loro al termine di una campagna elettorale focalizzata su due temi: il programma nucleare al centro del braccio di ferro con l'Occidente e la crisi economica, legata per alcuni versi al dossier nucleare poichè l'embargo della comunità internazionale ha peggiorato il quadro dell'economia iraniana con un'inflazione oltre il 30%, un rial che ha perso il 70% del proprio valore e una disoccupazione crescente. «A causa della grande affluenza di votanti, le urne resteranno certamente aperte più a lungo delle 18, come era stato stabilito», ha affermato a un certo punto della giornata il ministro degli Interni, Mostafa Moammed Najar. Poi, è arrivata la proroga di altre due ore, e quando nel resto del Paese i seggi venivano chiusi si votava ancora a Teheran.