Attacco al Lince, muore soldato italiano

di Natalia Andreani wROMA Un ragazzino di undici anni che sbuca dal nulla, infila una bomba a mano dentro al Lince e corre via. E' stato un agguato fulmineo quello che ieri è costato la vita a un militare italiano in Afghanistan - la vittima numero 53 dall'inizio della missione - con il terzo reggimento Bersaglieri. Feriti, in maniera non grave, anche altri tre soldati che si trovavano sul mezzo e che sono ora ricoverati nell'ospedale militare di Farah. A morire sul campo è toccato ieri al capitano Giuseppe La Rosa, classe 1982, originario di Barcellona Pozzo di Gotto, nel messinese, e ancora celibe. Un ufficiale «solare e preparato», lo definiscono i suoi superiori. Un soldato che nonostante l'amore per la divisa, vestita ancora ragazzino, amava studiare e a marzo si era laureato in scienze politiche all'Università di Torino. E' morto sul colpo, senza nemmeno vedere in faccia il suo aggressore, quando la bomba è detonata. L'esplosione non è stata potentissima, tanto che il mezzo ha potuto rientrare autonomamente alla base: ma abbastanza da ferire altri tre soldati tra i quali il maresciallo capo Giovanni Siero, 44 anni originario di Desenzano del Garda, ma residente a Casapulla nel Casertano, in forza all'8/o Reggimento della Brigata Bersaglieri Garibaldi di Caserta. Con lui due commilitoni in servizio al 82/o Reggimento Fanteria "Torino", di stanza a Barletta. Hanno ferite agli arti e non sono in pericolo di vita. L'agguato, secondo la ricostruzione dei fatti, è avvenuto poco dopo le dieci del mattino locali, le sette in Italia, mentre il Lince rientrava da un attività di pattugliamento congiunto con le forze afgane. Poco più tardi la rivendicazione dei Talebani. «Un coraggioso, eroico ragazzino afgano di 11 anni ha lanciato la granata», hanno scritto nel loro comunicato. «Forse solo propaganda», ha commentato a sera il ministero della Difesa, Mario Mauro. Ai familiari del capitano La Rosa, chiusi nel loro dolore e sostenuti dagli amici, sono arrivate le commosse condoglianze del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dei vertici della Difesa, degli Stati maggiori militari e dell'intera classe politica. E dalla Lega a Sel, passando per M5S, non sono mancate le richieste di un ritiro immediato del contingente. Sull'argomento è però intervenuto anche il presidente del Consiglio Enrico Letta che ha messo in chiaro come il ritiro delle truppe sia già in calendario per il 2014. «Oggi non si pone il problema dell'uscita dall'Afghanistan, già fissato in un cronoprogramma al quale ci dobbiamo attenere»: ma «dentro quel percorso occorre fare il massimo per la sicurezza» dei soldati, ha detto Letta parlando a Firenze. Una sicurezza che va «ripensata» anche alla luce di questo drammatico episodio, ha aggiunto il premier difendendo comunque la missione in Afghanistan: «Quello che la comunità occidentale ha fatto lì?ha risparmiato cose peggiori», ha affermato. Il contingente italiano impegnato nel paese asiatico sta del resto diminuendo già dallo scorso anno. Dai 4.500 uomini del 2012 si è già scesi a poco più di 3mila unità; una progressione che entro fine anno dovrebbe portare ad un'ulteriore riduzione dell'impegno. Il capitano La Rosa, sulla sua pagina Facebook, si definiva scherzosamente «pigro, pigro, pigro». Ma delle missioni era un veterano: il Kosovo fra 2007 e il 2009, nel 2011 la prima missione in Afghanistan e a Natale scorso la nuova partenza. A settembre sarebbe tornato a casa, nella sua Sicilia, dagli amici, dai fratelli e dai genitori cui era legatissimo. La sua salma rientrerà a Ciampino nelle prossime ore. ©RIPRODUZIONE RISERVATA