Picconate di follia morto anche Daniele Donati i suoi organi

di Cinzia Lucchelli wROMA Non sono bastati due interventi chirurgici. Daniele Carella è morto ieri all'ospedale Niguarda di Milano. È la seconda vittima della follia omicida di Mada Adam Kabobo che all'alba di sabato scorso si è abbattuta per le strade della periferia milanese su sei passanti. I primi sono stati colpiti con una spranga, gli altri con un piccone. Daniele aveva 21 anni, un diploma da cuoco e aiutava il padre a distribuire i giornali di notte. I suoi organi, fanno sapere i genitori, saranno donati. Kabobo, ghanese, 31 anni, da due in Italia, richiedente asilo, lo avrebbe colpito con il piccone anche quando si trovava già a terra. Solo pochi minuti prima dell'intervento dei carabinieri, inspiegabilmente chiamati quando erano passate già due ore e mezza dall'inizio del raptus omicida che ha provocato anche la morte di Alessandro Carolè, 40 anni, colpito alla testa e all'addome mentre aspettava un caffè al bar. Rimangono gravissime le condizioni di Ermanno Masini, di 64 anni, ferito alla testa mentre portava a spasso il cane. Kabobo, interrogato in carcere, avrebbe detto di aver sentito delle voci «cattive» e di essere stato da queste guidato. È stato arrestato per omicidio, tentato omicidio e anche per rapina perché avrebbe preso il cellulare ad alcune delle vittime. Appena fermato avrebbe detto solamente di non avere una casa e di avere fame. Ieri il gip di Milano Andrea Ghinetti ne ha convalidato l'arresto e disposto la misura di custodia in carcere. L'interrogatorio tenuto a San Vittore sarebbe stato molto difficile da condurre dato che l'uomo parla un dialetto ghanese impastato di poche parole di inglese. Potrebbe esserci un approfondimento psichiatrico. Intanto gli investigatori sono al lavoro per cercare di capire se esista una relazione tra la follia omicida di Kabobo e il ritrovamento di quattro bottigliette incendiarie davanti all'ingresso di un centro di assistenza per rifugiati politici, poco lontano dal luogo delle aggressioni. Vicino alle bottigliette di plastica contenenti benzina c'erano quattro straccetti di tela, a mo' di stoppino. «Un gesto scellerato che cerca di creare un cortocircuito con gli episodi drammatici di sabato e con il gigantesco dolore delle famiglie milanesi che hanno conosciuto improvvisamente la morte dei propri cari», dice l'assessore alle Politiche sociali del Comune di Milano, Pierfrancesco Majorino. Da cui, aggiunge, «non ci faremo intimidire». Interviene anche il presidente della Camera Laura Boldrini: «Se ha ucciso Kabobo andrà condannato perchè un omicidio va condannato. Il reato non può essere considerato più o meno grave a seconda di chi lo compie». ©RIPRODUZIONE RISERVATA