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di Gabriele Rizzardi wROMA «Il risultato del voto e la dinamica che è alle sue spalle mi inducono a ritenere che non ci siano più le condizioni». Romano Prodi non ce la fa, getta la spugna e punta il dito contro Bersani: «Ritorno serenamente ai programmi della mia vita. Chi mi ha portato a questa decisione deve farsi carico delle sue responsabilità. Io non posso che prenderne atto». L'ira del Professore (che è ancora in Mali) esplode alle 8 della sera, al termine di una giornata che lo ha visto prima come il possibile successore di Napolitano e quindi ricompattatore di un Pd lacerato, e poi lo ha visto uscire di scena tra le risa e l'euforia di Berlusconi. La cronaca della giornata di ieri è il racconto di un disastro annunciato. Impallinato da un centinaio di franchi tiratori, l'ex presidente del consiglio si è fermato a quota 395, ben 109 voti al di sotto del quorum richiesto dalla quarta votazione (504 voti), ma soprattutto ben 101 in meno dei voti potenziali del centrosinistra. Uno smacco che segna la definitiva sconfitta di Pier Luigi Bersani. Dopo il flop di Marini, il segretario del Pd aveva riunito di prima mattina al cinema Capranica i grandi elettori per decidere che fare e ha proposto il nome di Romano Prodi. Una scelta che è stata votata all'unanimità e che è stata accolta da un lungo applauso. Ma l'euforia, evidentemente, era solo di facciata perché nel segreto dell'urna ha potuto agire indisturbato un vero e proprio plotone di esecuzione. I numeri usciti dalla quarta votazione, alla quale non hanno partecipato i parlamentari del Pdl e della Lega, non lasciano dubbi: Stefano Rodotà e Anna Maria Cancellieri ottengono un risultato che va oltre le attese. Il candidato del Movimento 5 Stelle, che partiva da quota 163 (i parlamentari grillini) è arrivato a 213, 50 voti in più. Da dove sono arrivati? Nichi Vendola fa sapere che i suoi 44 parlamentari hanno scritto sulla scheda R.Prodi e punta il dito contro i dissidenti (renziani?) del Pd. Ottimo anche il risultato del ministro Cancellieri messo in pista dai montiani che potevano garantire 69 voti e alla fine ne hanno incassati 78. I voti in più sono 9. Ma fanno riflettere anche i 15 voti ottenuti da Massimo D'Alema, sul quale pesa il sospetto di aver mobilitato i propri uomini per sabotare il Professore. E poi le 15 schede bianche, le 4 nulle, le 3 a Franco Marini... Quel che è certo è che, sulla carta, i voti per Prodi non c'erano, visto che sia il M5S che Scelta civica avevano annunciato che non avrebbero votato per lui. Una scelta che ha fatto crescere il timore tra le file del Pd per l'esito del quarto scrutinio. Timore che si è trasformato in panico quando Silvio Berlusconi, infuriato per la scelta caduta su un suo nemico storico come il Professore, ha deciso di non partecipare al voto. Un Aventino, deciso anche dalla Lega, che ha ristretto i margini di azione per quei centristi di Scelta civica che magari pensavano di sostenere Prodi nel segreto dell'urna. A quel punto, nel Pd ha cominciato a prevalere lo scetticismo. «Prodi deve prendere almeno 460-470 voti perché sotto quella soglia sarebbe complicato forzare su centristi e grillini alla quinta votazione...» spiegavano, preoccupati, alcuni dirigenti del Pd. Timori più che fondati visto che lo spoglio della quarta votazione si trasforma in una Caporetto per il Pd. A tirare un sospiro di sollievo è Silvio Berlusconi, che si sente di nuovo in pista . Il Cavaliere, del resto, ha fatto di tutto per sbarrare la strada a Prodi. All'ora di pranzo ha convocato a palazzo Chigi il gruppo dirigente del Pdl al quale ha chiesto di arrivare alla quarta votazione in un clima da guerra civile. La Mussolini non si è fatta pregare e si è presentata nell'aula di Montecitorio con una maglietta con su scritto: «No, questo no» e «Il diavolo veste Prodi». ©RIPRODUZIONE RISERVATA