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di Maria Fiore wPAVIA I carabinieri avevano raccolto un elenco di 300 pratiche sospette. Di queste, solo per 47 persone, tra dipendenti e beneficiari degli assegni, erano scattate le accuse di truffa e, per alcuni di loro, anche di falso e corruzione. A distanza di due anni dall'avvio dell'inchiesta sulla presunta truffa all'Asl - con assegni di invalidità che sarebbero finiti nelle mani di chi non ne aveva diritto - 14 degli indagati (sono quasi tutti residenti a Vigevano e in Lomellina) hanno chiesto di patteggiare. Le richieste (una decina di indagati è disposta a un accordo per pene comprese tra un anno e 2 mesi e un anno e 5 mesi) si trovano ora sul tavolo del magistrato Paolo Mazza, che dovrà dare il suo parere sulle ipotesi di patteggiamento, che potrebbero anche essere vincolate alla restituzione dei soldi che la procura ritiene intascati in maniera non legittima. Ma la richiesta di patteggiamento riguarda anche due dei quattro impiegati dell'Asl che erano stati arrestati con l'accusa di avere istruito le false pratiche, che avrebbero poi consentito a beneficiari privi di requisiti di prendere gli assegni dall'Inps: Guiduccia Massolini, l'impiegata di Torre d'Isola da cui erano partiti tutti gli accertamenti dei carabinieri, e Maria Grazia Cotroneo, di Milano. Solo per la Massolini (è difesa da Fabrizio Gnocchi), accusata di falso, corruzione e truffa, la pena finale potrebbe superare i 3 anni di carcere. Per Cotroneo (difesa da Bernardo Marino e Serena Chiusolo), invece, la richiesta riguarda una pena inferiore ai due anni, che consentirebbe all'impiegata di usufruire della sospensione condizionale. Non hanno invece presentato richiesta di patteggiamento gli altri due impiegati dell'Asl, Raffaella Barbieri (è difesa da Pietro Trivi) e Mauro Moroni, il cui avvocato Marcello Lugano aveva già manifestato l'intenzione di affrontare il processo ordinario. Per gli altri 33 indagati il magistrato Paolo Mazza è pronto a chiedere il rinvio a giudizio, ma va detto che molti di questi potrebbero ancora presentare richieste di patteggiamento (o eventualmente di abbreviato) anche durante l'udienza preliminare. Alcuni beneficiari degli assegni, sentiti dai carabinieri, avevano confermato di essere stati contattati proprio dall'impiegata, che conoscevano. Sarebbe stata lei (e in alcuni casi suoi parenti) a prospettare la possibilità di ottenere gli arretrati delle indennità di accompagnamento di alcuni invalidi defunti, con cui, in alcuni casi, i beneficiari non avevano nessun rapporto di parentela. In altri, invece, sarebbero stati i nipoti di anziani defunti a prendere gli assegni senza averne diritto, una volta che era stata prospettata loro la possibilità di mettere le mani sul "tesoretto" mai reclamato all'Inps. @mariafiore3 ©RIPRODUZIONE RISERVATA