Cassolnovo dà l'addio al carabiniere
In una navata della chiesa, ieri mattina, tante divise: con il prefetto di Pavia Giuseppa Strano, il generale Marco Scussatone, comandante della Legione Carabinieri Lombardia, il colonnello Ernesto De Gregorio, comandante provinciale, il capitano Gennaro Cassese, il tenente Michele Minetti e tantiss colleghi del maresciallo Braj. Nella seconda navata i parenti, e tutte le altre forze dell'ordine: E ancora, le insegne delle associazioni combattentistiche. Un militare ha avuto un lieve malore all'inizio della funzione, è stato soccorso. di Anna Mangiarotti wCASSOLNOVO «Io Chiara prendo te, Romeo, come mio sposo...». La vedova del carabiniere ripete le promesse matrimoniali, dieci anni dopo nella stessa chiesa, guardando la bara del marito. Il momento più toccante, e terribile, del funerale di Romeo Braj, 37 anni, morto suicida. Si è sparato con la pistola di ordinanza: lascia due bambine di 4 e 6 anni, ieri mattina nella parrocchiale sedevano con la mamma nel primo banco. «Vedi, sono tutti vestiti come il papà», diceva una zia indicando le tante divise scure nella navata, per consolare la più grande. Sul feretro fiori bianchi, un bouquet rosso con il nastro tricolore. La foto nella cornice, e il cappello con la fiamma che il maresciallo ha portato fino a domenica scorsa, ultimo giorno di lavoro. Doveva riprendere servizio martedì pomeriggio. Invece è andato in campagna e si è puntato la Beretta alla tempia. Poche ore prima l'ultima conversazione con moglie e suocero. Lo descrivono sereno, senza preoccupazioni come era sempre stato: un uomo mite, generoso, appassionato del suo lavoro, adorato dalle sue bambine. "Motivi strettamente personali", ha comunicato soltanto l'Arma sulle ragioni di un gesto tanto tragico. L'omelia del cappellano militare è stata tutta tesa a interpretare le ragioni di una morte apparentemente inspiegabile. «Forse solo chi lo ha compiuto conosce il mistero di questo gesto- ha detto -L'amore a volte fa scelte incomprensibili. Ma se l'amore per i suoi cari ha guidato Romeo, allora tutto ha un senso». Ha deciso di andarsene, «forse perché forse aveva dato tutto ciò che aveva da dare». Poi ha fatto «un gesto estremo, per tutelare l'amore che non poteva più custodire». Commozione all'apice quando - e nessuno se l'aspettava – la vedova ha raggiunto il leggìo sull'altare, parlando con voce quasi ferma, l'ombra di un sorriso, lunghe pause per riprendere fiato. «Volevo vedere quanti siete, stando seduta non potevo. Ricordate sempre Romeo com'è, non com'era». Perché «non si dovrà mai parlare di lui al passato: i suoi occhi e il suo sorriso vivono nei visi delle nostre figlie». Poi ha spiegato: «Quando ci siamo sposati, abbiamo imparato a memoria le promesse, per ripeterle l'un l'altra guardandoci negli occhi, senza leggerle». Prima di lasciarlo per sempre, Chiara Barbaro ha voluto rinnovare al marito quelle promesse, guardando la fotografia posata sul feretro. «...ed esserti fedele sempre, ogni giorno della mia vita. Finchè morte non ci separi». Le lacrime sono scese anche sui volti di tanti militari. Prima che il feretro uscisse, portato a spalla dagli uomini del Nucleo Radiomobile che il maresciallo comandava , l'altoparlante ha trasmesso una canzone di Renato Zero, "I migliori anni della nostra vita". Quelli passati insieme da Romeo e Chiara, con le loro bambine. ©RIPRODUZIONE RISERVATA