La Guardia Svizzera lascerà il palazzo

«Ogni gesto del Papa in questi giorni ha un significato, ogni oggetto di cui si dovrà privare, ogni persona che dovrà lasciare è un simbolo della Rinuncia.» ha detto padre Federico Lombardi spiegando come Benedetto XVI sta vivendo le ultime ore del pontificato. Ad aiutarlo in questo difficile compito è padre Georg Gamswein che con lui sta selezionando i documenti che potrà portar con se e quelli che da cui sarà costretto a separarsi quando tornerà ad essere solo Joseph Ratzinger. Ma ci sarà un segno pubblico, visibile, della fine del suo pontificato. Ed è legato alle Guardie Svizzere il corpo armato al servizio del papa dal 1506 anche loro alle prese con il periodo inedito iniziato dalla «Rinuncia» di Ratzinger. Domani alle 20 quando in tutta la diocesi di Albano le campane suoneranno per salutare Benedetto XVI e il portone del palazzo di Castel Gandolfo si chiuderà dietro di se, le Guardie Svizzere pontefice lasceranno la loro postazione. Non torneranno più a Castel Gandolfo finché non ci sarà il nuovo pontefice. Da quel momento e per tutto il periodo della «sede vacante» il loro punto di riferimento sarà solo il Collegio dei cardinali. Loro non si potranno occupare della sicurezza del «Papa Emerito» che spetterà invece agli agenti del Vaticano. La loro funzione, da secoli, è quella di essere soltanto la scorta personale del papa sovrano e per questo saluteranno in forma ufficiale Benedetto XVI prima che salga sull'elicottero. Sono tutti giovani, hanno tra i 18 e i 30 anni e tranne i gradi superiori, sono celibi. Indossano la famosa divisa dai tratti rinascimentali con i colori blu, arancione e rosso che la tradizione vuole sia stata disegnata da Michelangelo.