Napolitano: supereremo questa prova complicata

di Pietro Criscuoli wROMA «La prova è complicata, ma la supereremo. Per il governo serve un sentiero costruttivo». Giorgio Napolitano si tiene alla larga dal rompicapo del nuovo governo. Ma lancia un segnale a un Paese stordito dopo l'uragano elettorale. «Sono qui all'indomani di elezioni molto attese nel mio paese e ho mantenuto - ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un breve discorso a Monaco di Baviera - il mio programma perchè sono assolutamente sereno e perchè quando il popolo sovrano si esprime il capo dello Stato deve solo riflettere e lasciar riflettere i rappresentanti delle forze politiche in Parlamento». Ieri è arrivato in Germania per una tre giorni in cui vedrà anche la Merkel, e dove i riflettori sono tutti puntati sull'Italia. Napolitano aggiunge: «Io non sono chiamato a commentare i risultati elettorali, sono chiamato ad attendere che ciascuna forza politica, in piena legittimità e autonomia, faccia le sue riflessioni, che poi mi verranno prospettate e solo allora trarrò le conclusioni». Tradotto in termini temporali significa che Napolitano inizierà a riflettere tra poco meno di un mese. Il nuovo Parlamento si insedia alle ore 10 del 15 marzo, quindi procede all'elezione dei due presidenti. Si formano poi i gruppi parlamentari e alla fine le delegazioni per andare alle consultazioni del Quirinale. Tradotto in termini politici significa che neanche lui sa cosa fare, almeno in questo momento. Il 20 dicembre scorso Napolitano disse: «Ogni mia decisione nascerà dalle consultazioni post-elettorali e dagli elementi che ne trarrò sul da farsi, non essendo vincolato ad alcuna ipotesi precostituita». Completa libertà, insomma, ma non poteva immaginare questo complicato problema aritmetico. In teoria dovrebbe dare l'incarico a chi ottiene la maggioranza alla Camera perché primo. Ma è primo Bersani, che vince con la coalizione, o Grillo, che è il primo partito? E Grillo chi, visto che non si è nemmeno candidato? Lui dice che andrà alle consultazioni da Napolitano, ma bisogna vedere. Non ne avrebbe titolo, essendo un comune cittadino e basta. Esiste poi l'ipotesi, ma solo di scuola, che vedrebbe Napolitano dimettersi un mese prima (l'elezione per il suo successore è fissata per il 15 aprile) e mettere la patata bollente nelle mani del nuovo presidente. Ma ha già detto che non si sottrarrà. Dunque Napolitano attende lumi dalle forze politiche e piano piano, se non altro per esclusione, un sentiero da provare a percorrere si inizia a intravedere. Questo Parlamento pazzo, diviso in tre blocchi, è sembrato subito ingovernabile. I mercati hanno stroncato l'Italia, contemplando l'apparentemente irrisolvibile rebus: chi può avere la maggioranza al Senato? Ma il sentierino c'è, un possibile accordo tra centrosinistra e grillini, e si è profilato ieri piano piano. Almeno come primo tentativo da fare. Intanto le soluzioni da escludere sono apparse subito evidenti. No a un governissimo Pd-Pdl. Lo hanno detto a gran voce i democratici, lo ha urlato Beppe Grullo. No a nuove elezioni: impossibili a breve (anche per motivi tecnici, perché prima dovrebbe essere eletto il successore di Napolitano), impensabili in un clima così arroventato. Senza contare che i mercati non possono restare col fiato sospeso a lungo. Impossibile un'intesa tra M5S e Pdl, per evidente e insanabile incompatibilità. E allora? E allora Bersani inizia ad annusare politicamente questo strano animale politico che ha fatto irruzione in Parlamento. Vediamo cosa ne pensa sulle cose da fare. Vedi: riduzione dei costi della politica, abolizione delle province, esodati, sostegno all'economia reale. Poche cose, con un arco di impegno temporale ridotto. Ma intanto sufficienti per far partire un governo. Da parte di Grillo non ci sono chiusure tombali. Vediamo legge per legge, ha detto. E Dario Fo, indicato dal comico genovoese come candidato al Quirinale, nel declinare l'invito suggerisce a Grillo di cercare intese col centrosinistra: «Non parlerei di alleanze ma di progetti. Come sta succedendo in Sicilia, il Movimento 5 Stelle può e deve dare un sostegno, se il progetto è condivisibile». ©RIPRODUZIONE RISERVATA