IL MIRAGGIO DELLA STABILITÀ

di GIANFRANCO PASQUINO Un esito triangolare pasticciato non è il migliore viatico per un paese che ha bisogno di un governo stabile, credibile, efficiente. Ha sicuramente vinto il Movimento Cinque Stelle. Qualcuno potrà sostenere che adesso Beppe Grillo e i suoi deputati e senatori dovranno tenere conto delle compatibilità e delle costrizioni della vita parlamentare. Si vedrà. Nel frattempo, però, giustamente i grillini festeggiano e attendono altri errori che verranno dai partiti tradizionali che gli hanno spianato la strada. Il loro enorme e inaspettato successo elettorale, costruito nel tempo, con perseveranza e con una intensa campagna elettorale, è anche dovuto alla vecchia e cattiva politica. Si rallegra probabilmente quel grande tipo da campagna elettorale che risponde al nome di Silvio Berlusconi. Ha rianimato il suo moribondo partito e, anche se rispetto al 2008 ha perso un sacco di voti, è vivo e vitale, pronto a combattere battaglie campali in Senato. Ha perso, alla grande, il governo uscente e il suo leader. Mario Monti ha condotto una brutta campagna professorale, insegnando poco e imparando pochissimo. Il suo futuro appare incerto, anche se i suoi senatori potrebbero avere un ruolo almeno nel produrre un po' di stabilità a sostegno di politiche europeiste. Troppo sicuro di sé, lepre che pretendeva addirittura di smacchiare i giaguari, Bersani non ha guidato, come avrebbe potuto e forse anche dovuto, il suo tanto vantato "collettivo" - il Partito Democratico - alla vittoria. Salvo clamorosi sviluppi dell'ultimissima ora, il premio di maggioranza alla Camera andrà alla coalizione di centrosinistra "Italia Bene Comune". Dunque, Bersani potrà forse chiedere al Presidente della Repubblica di dargli almeno un incarico esplorativo e, con un po' di virtù e con molta fortuna, sarà poi tristemente obbligato a cercare sostegno non episodico da una maggioranza, sicuramente composita, al Senato. Però, è la sua stessa posizione di vincitore predestinato che sta vacillando. Il paradosso è che quasi tutte le prossime mosse toccano, da un lato, al politico più sperimentato del paese, e, dall'altro, allo schieramento meno sperimentato in assoluto. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si trova di fronte alla scelta più difficile, che sarà anche la sua ultima decisione. Fra due mesi o poco più, questo nuovo Parlamento dovrà eleggere un altro Presidente della Repubblica che sarà inevitabilmente e inesorabilmente costretto a confrontarsi con la saggezza istituzionale di Napolitano. Chi sa se i nuovissimi parlamentari delle Cinque Stelle sentiranno il peso della responsabilità inopinatamente acquisita. Cercare di fare funzionare il Parlamento? Sostenere un governo dall'esterno? Garantire appoggio condizionato? Addirittura chiedere cariche istituzionali e persino di governo, almeno temporanee e revocabili, per attuare parti importanti del loro programma? Avremo presto delle risposte, difficili dire quanto precise e efficaci. Il problema è che altri, in Europa e nel mondo, attendono con preoccupazione e pronti alla speculazione, risposte molto chiare e soddisfacenti. Gli italiani hanno votato. Gli europei li guardano attoniti. Nessuno dei critici del bipolarismo cosiddetto feroce, muscolare, rigido possono adesso ritenere che il tripolarismo costituisca il modo migliore per governare l'Italia. Eppure, qui siamo. Pensando alla Grecia potremmo anche concludere, se non siamo superstiziosi, "hic Rhodus hic salta". Ma né a Bruxelles né a Londra né a Wall Street ci sono molti operatori disposti a saltare, certamente non di gioia. L'instabilità politica italiana rischia di colpire seriamente anche la piccola ripresa economica mondiale. Tempi durissimi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA