De Giorgi: io nel tritacarne, non mi candido

«Sono stato messo nel tritacarne, non mi candido più». Alessio de Giorgi (foto), il presidente di gay.it candidato nella Lista Monti in Toscana, rinuncia alla candidatura a causa della «denigratoria campagna mediatica portata avanti in questi giorni ai miei danni soprattutto da Libero e da altri giornali ed emittenti». Lo scrive lo stesso De Giorgi sul sito di Gay.it. «Credo di essere stato vittima di un tritacarne vero e proprio», aggiunge l'imprenditore, con cui «si voleva mettere in difficoltà il Senatore Monti e la sua lista». Ricorda infatti De Giorgi: «Nei giorni precedenti la mia persona è stata oggetto di un disegno diffamatorio, prendendo a pretesto alcune foto che mi ritraevano insieme a drag queen all'interno di alcune discoteche gestite da società di cui sono socio e in pose ed espressioni che non riesco a capire come possano essere oggetto di critica in base ad una presunta morale comune». Non solo. L'ormai ex candidato nella lista Con Monti per l'Italia, si difende nel dettaglio da tutte le accuse di «una campagna che ha voluto denunciare, spacciandole per reati, attività assolutamente lecite svolte dalle società di cui ero prima amministratore». Sostiene inoltre che l'inchiesta giudiziaria in cui è indagato come socio della società che gestisce il locale Mamamia di Torre del Lago, non riguarda minimamente reati che rendono incompatibile la sua candidatura. «Infine, vergognosamente si è utilizzata una vicenda di cui sempre la società del Mamamia è stata vittima anni fa, a causa di un hackeraggio da parte di ignoti che sul forum del suo sito internet avevano postato materiale pedopornografico con una palese nostra estraneità al tutto».