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di Gabriele Rizzardi wROMA A testa bassa contro Vendola, Fassina e la Cgil. Ma colpi duri anche per il Cavaliere e Brunetta. Per il secondo giorno consecutivo, Mario Monti decide di andare allo scontro duro con i leader di Pd e Pdl ai quali chiede di «silenziare» gli esponenti che considera conservatori e di «tagliare» le ali estreme dei due partiti. Una proposta che fa infuriare Bersani e Berlusconi ma anche tutti gli esponenti dei partiti che non si definiscono di centro. La reazione politicamente più significativa è quella del segretario del Pd che non pensa neppure lontanamente a "silenziare" le frange del partito che remerebbero contro le riforme e reagisce con uno scatto d'orgoglio. «Chiedo rispetto per tutto il Pd. Credo che il coraggio non sia quello di chiudere la bocca alla gente ma di lasciarla parlare, partecipare e trovare una sintesi. Questa è la mia idea» taglia corto il segretario del Pd, che reagisce anche con ironia e fa mettere sulla copertina del sito del partito «il gioco del silenzio» con la colonna sonora affidata al trombettista Nini Rosso. Ma anche Vendola non ci sta alle accuse di conservatorismo e risponde per le rime al Professore: «Monti occupa tutti gli spazi mediatici disponibili con abilità berlusconiana». E ancora: «Fa la danza della morte intorno a Bersani, vuole fare l'arbitro e il giocatore ma è solo arrogante. E va respinto». Poco dopo si fa viva anche Susanna Camusso. «Chi ha deciso di candidarsi alle elezioni dovrebbe discutere dei suoi programmi invece di criticare gli altri». Questa volta, le critiche al Professore sono trasversali e, nel centrodestra, i colpi più pesanti partono da Berlusconi e Brunetta. L'ex ministro della Funzione Pubblica difende il diritto del suo avversario Fassina a dire liberamente quel che pensa: «Monti si comporta come un tecnocrate autoritario che ha perso la capacità di giudizio. Si dovrebbe dimettere». Parole e concetti che vengono rafforzati, poco dopo, anche dal Cavaliere, che definisce «meschini» gli attacchi a Brunetta e invita il Professore a fare un passo indietro. «Monti continua a dire bugie con lo stipendio sicuro del senatore a vita e polemizza con i partiti che lo hanno sostenuto al governo. Se fosse stato veramente corretto avrebbe dovuto dimettersi sia da senatore a vita che da presidente del consiglio». La cronaca di una giornata segnata dallo scontro Monti-Pd comincia prestissimo. Deciso a risalire nei sondaggi, che inchiodano il nascituro polo di centro al 10-12%, il Professore decide di affidare ai duelli mediatici, ormai quotidiani, il compito di prendere le distanze dai suoi ex compagni di viaggio della "strana maggioranza". E per centrare l'obiettivo, si presenta negli studi Rai di Uno Mattina dove, abbandonato definitivamente il suo celebre misurato controllo, spara alzo zero contro i «conservatori» del Pd e del Pdl che bloccherebbero le riforme. «Se Bersani vuole avere un Pd e una sinistra che facciano davvero gli interessi dei lavoratori dovrebbe con un atto coraggioso silenziare la parte del partito che io considero conservatrice» affonda il Professore, che se la prende con il «blocco tradizionale della sinistra» che sarebbe rappresentato da Cgil, Fiom, Vendola, Fassina, e chiede al segretario del Pd di fare piazza pulita. «Tagliare le ali, se intendiamo le estreme, credo sia una buona cosa», parola di Monti che ne ha anche per il partito del Cavaliere. «Molte posizioni nel Pdl hanno impedito riforme per iniettare più concorrenza nei mercati delle libere professioni» premette il premier dimissionario, che attacca Renato Brunetta con l'arma del sarcasmo. «Sta portando, con l'autorevolezza di un professore di una certa statura accademica, il Pdl su posizioni direi piuttosto estreme e settarie». Ma ce n'è anche per il Cavaliere che lo ha definito poco credibile: «Se lo dice lui... è certamente un giudizio autorevole, anche se viene da una persona che ha mostrato una certa volatilità di giudizio sulle vicende umane e politiche» . ©RIPRODUZIONE RISERVATA