Un autogol rilancia la Ferrari
INDIANAPOLIS (Usa). Si litiga sulle regole e non ci si accorge che intanto il pubblico se ne va. E' l'autogol andato in scena domenica nel gran premio Usa, quando le sette scuderie con gomme Michelin hanno deciso di non correre, perché i pneumatici non erano sicuri, e tra le tre squadre rimaste la Ferrari non ha avuto difficoltà a tornare al successo: primo Schumi, secondo Barrichello. Si credeva che la F1 avesse sfondato in America, ma ora gli organizzatori e gli oltre 130.000 spettatori (a 2.000 dollari a testa) di Indianapolis stanno pensando di chiedere il rimborso.
Una settimana fa Briatore voleva portare la F1 a Las Vegas, ora, dopo Indianapolis, viene da chiedersi se ha ancora futuro negli Usa? «E' stato un grande passo indietro», ha scandito il presidente della società proprietaria del circuito, che sta pensando di chiedere un risarcimento e ha invitato i tifosi ad esprimere «i loro sentimenti» a Michelin, Fia e Bernie Ecclestone. «Chi di gomme ferisce, di gomme perisce» ha detto Luca di Montezemolo. Il problema, notano a Maranello, poteva forse avere soluzioni diverse: «Siamo davvero sicuri che le macchine messe in una guidate in un certo modo, cosa che i nostri piloti in certe situazioni hanno fatto, non potevano correre», chiede Antonio Ghini, responsabile della comunicazione Ferrari. Il problema è di fondo e riguarda proprio i regolamenti, a partire dalla norma che proibisce il cambio delle gomme. «Questo ormai è il campionato dei pneumatici - osserva Ghini - . Già troppi episodi quest'anno hanno dimostrato come questo elemento contasse più degli altri. Di certo i regolamenti devono essere più semplici perché più sono complicati e peggio è. Attualmente equivalgono a mandare i giocatori in campo con le scarpette senza tacchetti quando piove, cosi ci si diverte di più perchè scivolano». A Indianapolis tutto è nato dalla dichiarazione della Michelin di non poter garantire la sicurezza dei suoi pneumatici.
Ieri la Fia ha convocato le sette scuderie ritiratesi a Indianapolis. Facile immaginare che scatteranno sanzioni per Renault, McLaren-Mercedes, Williams-Bmw, Bar-Honda (già sotto condizionale per l'irregolarità scoperta a Imola), Toyota, Red Bull e Sauber, ma sul banco degli imputati c'è anche la Michelin. La Fia sostiene che «piuttosto che boicottare la gara le squadre Michelin avrebbero potuto concordare di correre a velocità ridotta nella curva 13», quella della parabolica.
«Nessuno però ha notato che in certe gare i nostri piloti sono andati piano per preservare le gomme, ma non si sono ritirati - continua Ghini - . Ognuno gestisce il materiale che ha». Sette scuderie hanno invece scelto di andare al muro contro muro. «Cosi si può ottenere l'annullamento della corsa o l'inserimento di una chicane, come è stato fatto a Indianapolis - dice Ghini - ma poi si arriva agli estremi».