Video Il maestro Pupi Avati dopo 55 film riceve il David alla carriera. Nonostante gli 86 anni è sempre pronto a un nuovo progetto e a battersi per il cinema italiano. Rispetto alla sua proposta per un ministero del cinema dice: "I partiti sono diffidenti nei confronti del cinema italiano".
L'intervista di Arianna Finos (video di Rocco Giurato)
Giovanni Ricevuti, docente di Medicina interna, Geriatria e Medicina d’urgenza all’Università di Pavia – è tra i promotori delle iniziative per la settimana mondiale del Cervello
m.g.p.
Video Pupi Avati chiude la Mostra di Venezia con il suo thriller gotico, L’orto americano, girato in bianco e nero, ambientato dopo la Liberazione. Tratto dal romanzo omonimo, racconta di un aspirante scrittore – il sempre preciso Filippo Scotti – che si ritrova coinvolto in una storia che ha al centro un’ausiliaria dell’esercito americano scomparsa, che lui aveva incontrato – e sognato – nel negozio da barbiere. Il film, che non ha ancora una data di uscita, è tratto dal romanzo omonimo firmato sempre da Avati. Dall’America alla foce del Po, Avati dipana il suo racconto efferato ed erotico, “di vivi che non sanno vivere e morti che non sanno morire”. Avati, alla sua decima volta alla rassegna veneziana, si racconta tra ricordi e aneddoti, ragionamenti e umorismo.
Intervista è di Arianna Finos
Montaggio di Nicola Rumeliotis
san martino siccomario Opera cinematografica che intreccia gotico padano, introspezione e autobiografia, sarà "L'orto americano" – il 55° film del maestro Pupi Avati – il titolo che questa sera alle 21.15 sarà proiettato al Movieplanet di San Martino Siccomar...
giacomo aricò
La cerimonia il 24 giugno all'Università di Pavia
Video Pupi Avati torna in sala, il 6 settembre, con l'utimo horror, "L'orto americano", tratto dal romanzo omonimo. Una storia ambientata nel Dopoguerra, tra l'America del Midwest e Bologna. Protagonista dell'horror in bianco e nero, Filippo Scotti. Nel nostro appuntamento A cielo aperto si racconta tra aneddoti del set, ricordi, incontri e disavventure. Tra Anthony Franciosa e Sharon Stone, Gigi Proietti, Dalla e tanti altri. Affronta poi il tema politico della necessità di un ministero per il cinema e parla del'amore riscoperto con la moglie.
Intervista di Arianna Finos
Montaggio di Rocco Giurato
Video Pupi Avati torna in sala, il 6 settembre, con l'utimo horror, "L'orto americano", tratto dal romanzo omonimo. Una storia ambientata nel Dopoguerra, tra l'America del Midwest e Bologna. Protagonista dell'horror in bianco e nero, Filippo Scotti. Nel nostro appuntamento A cielo aperto si racconta tra aneddoti del set, ricordi, incontri e disavventure. Tra Anthony Franciosa e Sharon Stone, Gigi Proietti, Dalla e tanti altri. Affronta poi il tema politico della necessità di un ministero per il cinema e parla del'amore riscoperto con la moglie. L'intervista è di Arianna Finos, il montaggio di Rocco Giurato.
Video Pupi Avati chiude la Mostra di Venezia con il suo thriller gotico, L’orto americano, girato in bianco e nero, ambientato dopo la Liberazione. Tratto dal romanzo omonimo, racconta di un aspirante scrittore – il sempre preciso Filippo Scotti – che si ritrova coinvolto in una storia che ha al centro un’ausiliaria dell’esercito americano scomparsa, che lui aveva incontrato – e sognato – nel negozio da barbiere. Il film, che non ha ancora una data di uscita, è tratto dal romanzo omonimo firmato sempre da Avati. Dall’America alla foce del Po, Avati dipana il suo racconto efferato ed erotico, “di vivi che non sanno vivere e morti che non sanno morire”. Avati, alla sua decima volta alla rassegna veneziana, si racconta tra ricordi e aneddoti, ragionamenti e umorismo. L’intervista è di Arianna Finos, il montaggio di Nicola Rumeliotis.
Video "Negli ultimi mesi e settimane, anche quando è stato malissimo, papà ha sempre cercato rabbiosamente e furiosamente di lavorare al suo nuovo film Il canto delle meduse e il suo desiderio più grande fino all'ultimo momento è stato quello di poter dire due parole, 'motore, azione!'". Così, il figlio di Paolo Taviani, Ermanno, chiudendo il ricordo per il padre alla cerimonia laica nella sala della Protomoteca in Campidoglio che ha riunito con la famiglia del cineasta, morto il 29 febbraio a 92 anni, amici, ammiratori, colleghi. Tantissimi i ricordi, da Marco Bellocchio a Pupi Avati.
Il regista è per tre giorni il protagonista del progetto “Collegiale non residente” promosso dall’Università di Pavia
Maria Grazia Piccaluga