La faida nella Curva Nord dell’Inter: due omicidi e un piano sventato da un killer
Il ruolo di Daniel D’Alessandro, ventinovenne monzese noto come "Bellebuono”, nella vicenda che ha coinvolto Boiocchi, Bellocco e Beretta
Il ruolo di Daniel D’Alessandro, ventinovenne monzese noto come "Bellebuono”, nella vicenda che ha coinvolto Boiocchi, Bellocco e Beretta
L'omicidio è stato risolto dopo le rivelazioni del collaboratore di giustizia Andrea Beretta
Il tecnico nerazzurro era citato in un'intercettazione con Marco Ferdico, esponente di spicco della curva interista
Video I capi ultras della Curva Nord dell'Inter avrebbero commesso una "pluralità di reati" fra cui lesioni, percosse, resistenza a pubblico ufficiale, rissa, estorsione, intestazione fittizia con "l'aggravante di favorire l'associazione dei Bellocco", il clan 'ndranghetista di Rosarno il cui esponente di spicco Antonio Bellocco è stato ucciso lo scorso 4 settembre a Cernusco sul Naviglio. E' quanto si legge nell'ordinanza di custodia cautelare a carico, fra gli altri, di 10 vertici della tifoseria organizzata nerazzurra che rispondono di associazione a delinquere aggravata dall'agevolazione mafiosa e di almeno una ventina di episodi di risse, violenze contro le forze dell'ordine, estorsioni, bagarinaggio. In particolare Antonio Bellocco sarebbe arrivato a Milano "grazie a Ferdico" (Marco Ferdico, uno dei vertici della Nord assieme all'arrestato Andrea Beretta) che gli avrebbe procurato un "alloggio" e una "occupazione lavorativa fittizia". In cambio l'esponente della 'ndrina avrebbe utilizzato la "sua fama criminale" anche "per riunire il tifo organizzato interista sotto un'unica regia", "sopprimendo" tutti gli altri gruppi" e garantendo "in esclusiva i guadagni derivanti dalla gestione delle attività illecite facenti capo allo stadio". Bellocco "aveva il compito di respingere iniziative di altri gruppi criminali interessati a gestire i guadagni dello stadio". Guadagni che derivavano, tra l'altro, dalla vendita a "prezzi maggiorati dei biglietti delle partite di calcio", "bevande durante le partite", "magliette e altri gadgets" e "fornendo a pagamento" la "protezione a imprenditori che richiedevano 'servizi' di guardiania al di fuori dello stadio San Siro" per "scoraggiare la vendita di gadgets contraffatti da parte dei cosiddetti 'magliettari' provenienti dalla Campania".
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