I primi accenni risalgono al 1997, quando l’idea di collaborare con la giustizia non sfiorava neppure Gaspare Spatuzza, braccio destro del boss Giuseppe Graviano. Fu allora che, durante un colloquio con l’ex procuratore antimafia Pier Luigi Vigna e l’allora procuratore di Palermo Pietro Gr
ROMA Un nemico come lui lo Stato non l’avrà mai più. Totò Riina torna a vantarsi delle proprie gesta stragiste svelando, stavolta, un particolare inedito sull’attentato di via D’Amelio. «Avemmo un colpo di genio», dice ad Alberto Lorusso, criminale pugliese che col capomafia di Corleone ha
ROMA Un nemico come lui lo Stato non l’avrà mai più. Totò Riina torna a vantarsi delle proprie gesta stragiste svelando, stavolta, un particolare inedito sull’attentato di via D’Amelio. «Avemmo un colpo di genio», dice ad Alberto Lorusso, criminale pugliese che col capomafia di Corleone ha
ROMA Il Montepaschi, per il secondo anno consecutivo, fa pulizia in bilancio e adesso si avvia al varo del maxi aumento di capitale. Dopo aver archiviato il 2012 con oltre 3 miliardi di perdite, il 2013 termina con un rosso di 1,43 miliardi, di cui 920 milioni nel solo quarto trimestre. Si
PALERMO È una decisione destinata a suscitare polemiche e ad aprire un dibattito all’interno della chiesa. L’arcivescovo di Palermo, cardinale Paolo Romeo, ha proibito la cresima in Cattedrale per il figlio 17enne del boss di Brancaccio Giuseppe Graviano. Il capomafia è stato condannato al
PALERMO È una decisione destinata a suscitare polemiche e ad aprire un dibattito all’interno della chiesa. L’arcivescovo di Palermo, cardinale Paolo Romeo, ha proibito la cresima in Cattedrale per il figlio 17enne del boss di Brancaccio Giuseppe Graviano. Il capomafia è stato condannato al
PALERMO È una decisione destinata a suscitare polemiche e ad aprire un dibattito all’interno della chiesa. L’arcivescovo di Palermo, cardinale Paolo Romeo, ha proibito la cresima in Cattedrale per il figlio 17enne del boss di Brancaccio Giuseppe Graviano. Il capomafia è stato condannato al
ROMA Sette anni di carcere a Marcello Dell’Utri, l’uomo che avendo «messo in contatto Cosa Nostra con Berlusconi, ha permesso che la mafia condizionasse la linea imprenditoriale e politica del Paese, un patto di protezione mai sciolto e portato avanti nel tempo». Un «rapporto trentennale
ROMA Sette anni di carcere a Marcello Dell’Utri, l’uomo che avendo «messo in contatto Cosa Nostra con Berlusconi, ha permesso che la mafia condizionasse la linea imprenditoriale e politica del Paese, un patto di protezione mai sciolto e portato avanti nel tempo». Un «rapporto trentennale