Dai 10 euro proposti da Avs all'applicazione per tutti del contratto collettivo leader del settore, come chiede FI. E poi indicizzazione o meno della soglia ed eventuale estensione alla tredicesima
Il segretario torna nel mirino dell’ala settentrionale del Carroccio. I fedelissimi ora temono il fuoco amico: «Attacchi in vista delle elezioni»
FRANCESCO OLIVO
Gli incentivi costerebbero fino a 750 milioni di euro all’anno
PAOLO BARONI
Video “Una cosa ve la voglio dire. Innanzitutto l’equipaggio è tutto romanista”. A parlare ai passeggeri è il presidente del Coni. Pochi minuti alle 16 di mercoledì. Il dramma giallorosso si deve ancora compiere. E allora eccolo Giovanni Malagò, in piedi di fronte alla cabina di pilotaggio del charter che ha organizzato per portare a Budapest amici e politici per la finale di Europa League. Subito giù cori come quando in campo c’era Francesco Totti: “Un capitano, c’è solo un capitano”. Quindi di nuovo parola al numero uno dello Sport italiano: “Ci sono 144 posti. Se avessimo avuto un aereo da 14.400 posti, dalle richieste che abbiamo avuto vi garantisco che l’avremmo riempito. Daje Roma”. E quindi, di rimando, un "dajeee” generale. A urlarlo a squarciagola sono stati i clienti del charter organizzato targato Malagò Airways, un aereo Ita che (con 12 minuti rispetto al previsto) mercoledì pomeriggio ha portato nella capitale ungherese un discreto manipolo di tifosi vip. A guidarlo, due sottosegretari del governo Meloni come Claudio Durigon e Federico Freni. Con loro anche il consigliere regionale Luciano Nobili, turborenziano con la Roma nel cuore. La trasferta, comoda se confrontate al pazzo esodo degli altri tifosi romanisti, aveva il suo prezzo: circa 700 euro per il volo, più il costo dei biglietti. Ticket di cui Malagò ha acquistato un intero pacchetto per i passeggeri del suo charter, partiti pieni di speranze e tornati a testa bassa. Proprio come chi ha viaggiato in auto, in treno o su aerei di linea in grado di accumulare anche 8 ore di ritardo. (lorenzo d'albergo)
Paolo RussoI pensionati al minimo si accontentino di 45 euro in più, sette se si calcola che buona parte gli era comunque dovuta come recupero sull'inflazione e scordino i mille euro al mese promessi da Berlusconi. Chi sperava di andare prima in pensione faccia invece finta di non aver mai ascoltato
il casoCartelle esattoriali cancellate fino a mille euro, imposta dimezzata per quelle fino a 3mila, rateizzazione per gli omessi pagamenti. Prende forma la "tregua fiscale" che il governo si prepara a mettere nero su bianco nelle legge di bilancio, che potrebbe vedere la luce la prossima settimana.
Roma«Calma, siamo al governo da nemmeno un mese, i tempi sono strettissimi e tutto non si può fare subito» avverte il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon. «Anche perché avendo deciso i concentrare il grosso delle risorse per contrastare il caro-energia per gli altri interventi non resta molto»
l'intervista/1Paolo Baroni / ROMA«No che non va bene Quota 102 e nemmeno poi Quota 104 l'anno dopo, perché sarebbe come tornare alla legge Fornero» sostiene Claudio Durigon ex sottosegretario prima al Lavoro e poi al Mef e «padre» di Quota 100. Ma perché non vi va bene questa soluzione della doppia
il casoAlessandro Barbera /ROMAI tempi delle grandi promesse sono un lontano ricordo: quattro mesi di pensione anticipata alle donne per ogni figlio a carico. Il governo Meloni per ora non può garantire altro alle sigle sindacali riunite attorno al cantiere permanente della previdenza. «Ottime idee
Dopo un paio di settimane di vacanza tra Puglia e Albania, Giorgia Meloni torna a Palazzo Chigi. Un'ora nel suo studio, ieri pomeriggio, per aggiornare i dossier e preparare la ripartenza. «Al lavoro per costruire un'Italia che torni a pensare in grande, a essere consapevole del suo valore e delle s