Video "Ilaria si è raccomandata che una volta in Italia avrei dovuto raccontare cosa abbiamo subito. Ed è quello che sto facendo. Lei ha aiutato me, adesso io aiuto lei". Carmen Giorgio è una donna originaria di Terno D'Isola in provincia di Bergamo ed è stata per tre mesi compagna di cella di Ilaria Salis. Durante la sua detenzione ha raccolto i suoi pensieri in due manoscritti e in alcuni disegni, che in un certo modo fotografano le celle ungheresi del carcere di Budapest.
"C'erano cimici ovunque, il salame che ci davano sembrava cibo per cani, a chi non poteva comprare assorbenti per il ciclo davano dell'ovatta e, talvolta, ci costringevano a scegliere fra l'ora d'aria e la doccia". La sua testimonianza è impietosa, così come il ricordo delle guardie penitenziarie: "Erano molto dure, ti urlavano dietro e - dice - una volta ho visto rientrare in stanza una ragazza evidentemente contusa".
Su Ilaria Salis, che alla donna ha donato un paio di scarpe, Carmen Giorgio non ha dubbi: "Non ce la vedo proprio col manganello in mano. Studiava sempre in carcere, è una persona buona". La donna, detenuta per una controversa vicenda di traffico d'esseri umani, racconta di essere stata legata in maniera analoga a Salis "così come tutte le detenute del carcere" e smentisce il governo di Budapest: "Io c'ero, io ho visto. Inutile che dicano il contrario".
Di Andrea Lattanzi
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Video "Ci sono quelli che violentano donne e minori. Entrano in carcere, poi escono e riviolentano donne e minori. Se uno stupratore non riesce a tenere i propri impulsi vuol dire che ha bisogno di un aiuto e questo aiuto si chiama in un modo: castrazione chimica". Lo ha affermato la senatrice della Lega Giulia Bongiorno, dal palco di Pontida. "Non è una tortura - ha precisato - è un trattamento farmacologico e questa sarà la nostra battaglia".
di Edoardo Bianchi e Andrea Lattanzi
Video "Il sindaco di Milano dice che non ho deleghe e quindi non dovrei parlare? Io parlo perché sono Vittorio Sgarbi, lui non è niente. Non mi deve rompere le scatole". Il sottosegretario alla cultura Vittorio Sgarbi, intervenuto a Roma al festival della piccola e media editoria Più libri più liberi, torna sulla querelle avuta con il sindaco di Milano Beppe Sala in merito alle richieste fatte dai sindacati del teatro alla Scala al primo cittadino e rispedite da questi al mittente. A un primo attacco di Sgarbi, Sala aveva replicato dicendo che "non mi risulta che abbia ancora una delega. Quando formalmente avrà una delega, se vorrà discuterne, io sono disponibile". "La Scala ha 37 milioni di euro all'anno e con tutti quei soldi non puoi fare una regia da due milioni e - ha spiegato Sgarbi, solidale con i sindacati - non dare soldi alle maestranze è un errore". "Prima Sala era di destra e adesso è di sinistra ma - ha conluso il sottosegretario - che deleghe ha Sala per parlare con me? Ha delle deleghe?"
di Andrea Lattanzi
Video Una cinquantina di militanti delle associazioni Memento, Lealtà e Azione, Continuità hanno presenziato all'annuale commemorazione del Campo 10 al cimitero Maggiore di Milano, dove sono sepolti circa 900 defunti della Repubblica Sociale Italiana. La cerimonia, come già in altre occasioni, non si è conclusa con il classico "saluto romano", sebbene tra i militanti il modo tradizionale di salutarsi rimanga il saluto del legionario. Giornalisti, anche questo secondo tradizione, tenuti al di fuori del campo durante lo svolgimento dell'iniziativa. "Noi vogliamo la pacificazione, sì, ma soprattutto - ha detto il celebrante Gabriele Leccisi dell'associazione Continuità - vogliamo che questi caduti siano onorati dal popolo italiano". In questo senso, al termine della cerimonia, più di un militante ha esaltato la decisione del presidente del Senato Ignazio La Russa di non presenziare ai festeggiamenti della Liberazione il prossimo 25 aprile: "Questo è un gesto di pacificazione perché - spiega Mario, figlio di un tenente Rsi - ormai è una festa di sinistra. Non è una festa di vittoria o sconfitta, si deve cambiare mentalità ed è un bene che lui non festeggi". "Fra cent'anni siamo ancora a parlare di questa cosa se non la facciamo finita e - dice invece un altro militante, elettore di Fratelli d'Italia - mi auguro che questo governo faccia cose concrete. Ci vogliono ordine e disciplina".
di Andrea Lattanzi
Video "Ho il porto d'armi e quindi regolarmente sono armato. Chi ha questa responsabilità deve avere il criterio di tenere l'arma sotto controllo e non farla girare soprattutto in situazioni come quella di Capodanno". L’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini, tra i camerieri d’eccezione per il tradizionale pranzo offerto ai clochard il giorno della Befana a Milano, commenta così il caso del deputato di Fratelli d’Italia Pozzolo, dalla cui pistola è partito un colpo nella notte di San Silvestro, ferendo un uomo. "È armato oggi Albertini?", gli chiediamo. "Io dico che ho il porto d’armi", risponde. E così, tra risotti e sformati – il menù vegetariano offerto dall’hotel Principe di Savoia è stato curato dallo chef personale del Principe Alberto di Monaco, Christian Garcia – tiene banco l’incidente di capodanno. "Riccardo non è che sei armato?" chiede ironico il consigliere dem Daniele Nahum al deputato meloniano ed ex-missino Riccardo De Corato. "No la pistola non ce l’ho e non serve a un c...", replica lui. "Mi sembra inappropriato fare un servizio su amministratori pubblici e pistole", dice invece il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Enrico Marcora. Intanto, la musica di Cochi con "E la vita l'è bela" anima la festa dei City Angels per i 200 senzatetto invitati
Di Andrea Lattanzi
Video "Oggi siamo emozionati perché riabbracciamo un nostro cittadino onorario. Bologna è scesa in piazza sin dal primo giorno per la sua vicenda. Non lo conosceva quasi nessuno ma ci abbiamo creduto fin dall'inizio". Il sindaco di Bologna Matteo Lepore è pronto per salutare il rientro in Italia di Patrick Zaki. Su cerimonie e feste, però. dà la precedenza alle necessità dello studente egiziano: "Parleremo con lui dei momenti istituzionali che vorrà condividere con noi perché - dice riferendosi alla consegna della cittadinanza onoraria - Patrick ha tutto il diritto di vivere la sua normalità di libero cittadino. A partire dal viversi la città come faceva da studente". Discorso che fa il paio con la posizione che Lepore assume rispetto alla scelta di Zaki di declinare l'invito a un aereo di Stato: "Patrick ha ringraziato i governi italiani che in questi anni si sono occupati del suo caso ma ha il pieno diritto di autodeterminare il suo futuro senza dover rendere conto a nessuno". "Senza Bologna, senza Amnesty, senza l'artista Gianluca Costantini che ne ha fatto un ritratto - conclude - forse Zaki sarebbe rimasto uno dei tanti nelle prigioni egiziane. Dobbiamo però evitare ogni forma di strumentalizzazione. Questo governo, come gli altri che lo hanno preceduto, va ringraziato per il lavoro diplomatico finalizzato alla liberazione di Zaki".
Di Andrea Lattanzi
Video Giulia Caminito sul palco di Arena Robinson Repubblica a Più libri più liberi analizza 'Circe' di Madeline Miller, nella nuova edizione pubblicata da Robinson.
Di Andrea Lattanzi e Gianvito Rutigliano
Video Il dibattito sull'urlo alla Scala "Viva l'italia antifascista" sbarca indirettamente anche ad Arena Repubblica Robinson, durante il dialogo tra Pegah Moshir Pour e Carlotta Vagnoli moderato da Anna Lombardi. L'occasione è una riflessione sul ruolo della donna del passato che secondo Pegah Moshir Pour si ricollega a un ruolo esclusivamente legato alla cura della casa e della famiglia. E allora, all'unisono, le due panelist utilizzano la frase che ha creato scalpore a Milano.
Di Andrea Lattanzi e Gianvito Rutigliano
Video La prima giornata italiana di Patrick Zaki da uomo libero. L'atterraggio a Milano e poi la lunga serata bolognese raccontata con le sue parole e quelle delle persone a lui più care. "Mentre lo aspettavamo di fronte all'ateneo - racconta Nour, suo amico egiziano - un'ora è sembrata lunga come un anno". "Patrick è l'amico che ti aiuta sempre nel momento di crisi e adesso voglio solo abbracciarlo", dice invece Amr, che in Egitto aveva cominciato l'attività politica con Zaki durante la rivoluzione del 2011. E così fra flash di fotografi e domande dei giornalisti, lo studente egiziano ha potuto finalmente ricevere dal rettore dell'Università di Bologna Giovanni Molari e dalla sua docente e mentore Rita Monticelli la tanto sospirata pergamena di laurea. Fuori dall'ateneo, intanto, la folla acclama Zaki che non si sottrae ad abbracci e battute. Poi il trasferimento in piazza maggiore per il saluto alla città: "Vorrei poter bussare a tutte le porte di Bologna da quanto vi sono grato e - ha detto dal palco - adesso è il mio turno di fare qualcosa per voi e per i diritti umani anche in Italia".
Di Andrea Lattanzi
Video Nelle immagini la pergamena di laurea del Master Erasmus'Mundus Gemma - Women's and Gender Studies' dell'Università di Bologna conseguita il 5 luglio con proclamazione avvenuta da remoto da Patrick Zaki e che che questa sera riceverà in occasione dell'incontro con la stampa in rettorato di Andrea Lattanzi