Studenti in protesta sotto il rettorato: "L'Università faccia pressione sul governo Israeliano"

Video Dopo 20 giorni di occupazione pacifica del cortile Volta (sede centrale dell'ateneo) i Giovani per la Palestina ritornano sotto le finestre del rettorato per chiedere la sospensione di tutti gli accordi accademico scientifici tra l'Università di Pavia e gli enti e le società Israeliane: questo lo strumento scelto dagli studenti e le studentesse per protestare contro l'invasione israeliana della Striscia di Gaza, che ha già causato 35mila morti in larga parte civili. La protesta è scoppiata all'indomani delle dichiarazioni del rettore Francesco Svelto, che in una lettera indirizzata agli universitari in protesta ha scritto che interrompere i rapporti accademici con Israele sarebbe una "un modo sbagliato di affrontare la questione, in quanto porterebbe a isolare la società israeliana anche in quella parte, non certo piccola, contraria alla guerra". I giovani per la Palestina hanno risposto lasciando scivolare una lettera sotto le porte della segreteria del rettorato, come risposta alle posizioni assunte da Svelto: "L'assemblea per la Palestina considera legittima e doverosa questa rivendicazione, ritendendo che il boicottaggio accademico possa facilitare il raggiungimento di un punto di svolta perché si tratta di uno strumento per esercitare pressione sulle istituzioni e il governo israeliano. Non si parla di cancellare i rapporti individuali tra intellettuali italiani, israeliani e palestinesi, né di isolare la parte di società contraria al genocidio. Parte che, ricordiamo, è già isolata dal proprio governo. Il rettore sostiene di non essere indifferente al conflitto in Palestina - si legge - ma non adotta misure concrete per raggiungere la cessazione del conflitto, nei limiti delle sue possibilità istituzionali. Invitiamo il rettore a convocare un senato accademico straordinario per parlare di questi temi". Servizio Puccio, video Garbi