Metropolis Extra - Giobbe Covatta: "I miei primi 30 anni in Africa? Bambini e leonesse, fame e moltissima grazia"

Video "L'Africa è un Paese infestato di bambini". Il tono di Giobbe Covatta è così: ti fa ridere e ti colpisce al cuore. Poi dai bambini africani è tornato decine e decine di volte, per costruire con tante associazioni - prima fra tutte Amref  - pozzi, scuole e ambulatori. Ma anche a giocare a nascondino, rubabandiera, a carte o a pallone. O a inventare spot come il rivoluzionario e indimenticabile "Basta poco che ce vo'?".  Il suo modo unico di stare con l'Africa e non per l'Africa, di "fare solidarietà e non beneficenza", parole sue. Il primo viaggio in Ruanda con Amref e del 1994. Da allora l'attore l'ha attraversata in lungo e in largo con la moglie Paola Catella e un gruppo di amici dai nomignoli buffissimi (Tic-tac, attivista pieno di tic, Angelo Franchi metà uomo e metà telecamera; Tom-Tom, la guida più inutile del continente). Tiene a precisare che nel 90% di quel continente (dove si parlano decine di migliaia di dialetti per altrettante tribù), la gente vive come noi: mangia dorme e si riproduce, magari con poco. Ma nel 10% dei casi le condizioni sono davvero estreme, per non dire inaccettabili. Giobbe le ha raccontate con le sue missioni, i video e ora un libro che ripercorre questi viaggi: "Il commosso viaggiatore" (Giunti), scritto con Paola. Una sorta di guida inutile, come la chiama lui, ma utilissima per conoscere meglio modi e luogi e popoli del cosiddetto "Terzo mondo". Lo fa col sorriso e in modo commovente, nel suo romanzo ma anche nello studio di Metropolis Extra, con Giulia Santerini, dove alterna faccia a faccia coi felini a sventurati scassatissimi voli sulla savana, le cifre di fame e sete alle tecniche di sopravvivenze di un "muzungu", ovvero uomo bianco inetto.