Video Oltre 150 uomini mobilitati e 75 ore di lavoro ininterrotto. Tanto è servito per portare in salvo la speleologa Ottavia Piana che il 14 dicembre era rimasta intrappolata nell'abisso di Bueno Fonteno, vicino al lago d'Iseo, in seguito ad una caduta di quasi 5 metri. Un'operazione di salvataggio estremamente complessa e articolata che ha tenuto con il fiato sospeso tutta l'Italia. Una corsa contro il tempo e contro le insidie della montagna per riportare in superficie la donna.
Nel mini documentario "Fuga dall'abisso" ripercorriamo il salvataggio della 32enne bresciana con le voci di chi era con lei al momento dell'incidente e di chi si è calato nelle profondità della grotta per soccorrerla, e immagini inedite delle operazioni.
Video Passaggi stretti e difficoltosi. Così gli uomini del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico stanno lavorando per riportare in superficie la speleologa Ottavia Piana, rimasta infortunata nelle grotte dell'Abisso di Bueno Fonteno in provincia di Bergamo. Nelle prime immagini video realizzate dai soccorritori, si vedono alcuni istanti delle operazioni di recupero. Leggi l'articolo
Ottavia Piana, bresciana di 32 anni, era rimasta bloccata nella stessa grotta nel luglio dell'anno scorso
Questa mattina i soccorritori con la barella hanno terminato il percorso nel ramo secondario della grotta - non esplorato - per ora ritrovarsi nella parte conosciuta, da cui occorrono circa 2 ore per giungere al ramo principale, e altri 30 minuti per giungere all'uscita
SALVATORE MONTILLO
Video Per arrivare la grotta serve un quarto d'ora di macchina con i volontari del Soccorso alpino. Strade strette, tornanti, strapiombi. Si lasciano le jeep e si cammina altri venti minuti nel bosco, tra il fiume e il fango. Infine un cartello: Bueno Fonteno. Qui sono entrati Ottavia Piana e i suoi compagni di spedizione. E da qui decine di persone vogliono al più presto fare uscire la speleologa - Leggi l'articolo
di Rosario Di Raimondo
Corsa contro il tempo per salvare la speleologa ferita. Nel luglio del 2023 fu recuperata nelle stesse cavità vicino a Bergamo
Video “Non possiamo ancora dire che la situazione è sotto controllo, le cose possono cambiare a distanza di giorni. Ci ha detto di non voler mai più andare in grotta”, racconta Rino Bregani, il medico del Policlinico di Milano che ha soccorso la speleologa Ottavia Piana, rimasta intrappolata nella grotta Bueno Fonteno nella Bergamasca. “Il ginocchio sinistro è uno dei punti che le dà più dolore e problemi, lo stiamo controllando con una terapia massiccia antidolorifica ed effettuando un trasporto molto attento”, spiega. Al momento sembrerebbe che la donna abbia riportato fratture ad alcune ossa della faccia, perdita di sangue dal naso - il che significa un traumatismo delle ossa interne – e ha una emorragia sotto l’occhio. Potrebbe anche avere qualche vertebra rotta, secondo il medico: “Ci sono almeno quattro punti che hanno subito un grosso traumatismo”. Questo rende il trasporto fuori dalla grotta molto complicato: “L’ideale sarebbe un trasporto orizzontale che però non sovraccarichi le vertebre e il ginocchio, questa cosa in molto tratti è impossibile perché la grotta è molto stretta, con passaggi che obbligano a verticalizzare la barella: è una grossa sfida”, ha spiegato Rino Bregani. “Un anno fa ha avuto un trauma nella stessa grotta, dopo questo ulteriore trauma si è spaventata e preoccupata molto. In questo momento non vorrebbe più tornare in grotta”, ha concluso.
di Rosario Di Raimondo
Più di 100 persone, un cavo lungo 3 chilometri e due medici. L’esperta: «Perché Ottavia è tornata nello stesso posto nel quale rimase intrappolata un anno fa? È come per chi guida dopo un qualsiasi incidente»
Video A ricostruire quanto successo nell'Abisso di Bueno Fonteno, il gorviglio di grotte dentro il quale stava esplorando Ottavia Piana, è Mauro Guiducci del Soccorso Alpino Nazionale arrivato campo base per i soccorsi. "Nel corso dell’esplorazione la speleologa è scivolata e cascata per alcuni metri. Uno dei compagni è uscito alle 21,30 e ha dato l’allarme, poi è entrata una prima squadra con medici e infermieri. La difficoltà è quella di dover stendere un cavo telefonico che utilizziamo per avere comunicazione costante con il punto, il percorso è accidentato e i tempi per portare questo collegamento telefonico sono lunghi. Nel frattempo la ferita è stata stabilizzata dal nostro personale. Ci sono alcuni tratti che sono stretti e insidiosi quindi per poter recuperare la ferita con la barella dobbiamo allargarli. E’ entrata intanto una squadra che ci garantirà un collegamento Internet". Leggi l'articolo di Massimo Pisa