"Trattati come animali, questo posto sembra una prigione ma noi non siamo banditi", a Bari la rabbia dei migranti ospiti del Cara

Video "Vogliamo parlare con il prefetto per trovare delle soluzioni adeguate alle condizioni socioeconomiche di chi vive nel Cara di Bari-Palese". Sono le parole di Afana Bella Dieudonne, un rappresentante dei migranti che questa mattina sono usciti in corteo, fuori dalla struttura, per protestare e far valere i loro diritti, a cominciare da quelli igienico-sanitari. A seguire il centinaio di migranti su viale Europa, nel quartiere San Paolo di Bari, fino all'Aeroporto, ci sono stati gli agenti della questura di Bari. "Li tengono in prigione, in una zona militare protetta. Cosa sono banditi, mafiosi? - dice ai giornalisti - Non possono entrare e uscire liberamente ed è la prima cosa che bisogna cambiare: è un bunker". E racconta: "Le condizioni di vita sono sgradevoli. Dentro un container ci sono 10 persone, quando ce ne dovrebbero essere quattro". Gli orari d'entrata e uscita sono un problema per i migranti: "Molti di loro devono stare in campagna, nel circondario tra Bitonto, Palo, Bitritto, alle 5:30 del mattino, dal Cara si può uscire solo dalle 7. Cosa succede? Devono scavalcare muri di sei metri con filo spinato, abbiamo documentato di gente che si è fratturata le braccia. Se si torna dal lavoro dopo le 21, non puoi più entrare e dormi fuori. La 'prigione' si chiude alle 20.30. Pensate sia un piacere scavalcare? Uscire così d'inverno, sotto la pioggia? Ma il prefetto e la politica lo sanno". I braccianti "vengono pagati a nero, senza contratto, solo per guadagnare qualcosa, senza chiedere nulla allo Stato, senza vivere con la 'carta laica'"