Il grido di aiuto dei migranti dalla piattaforma: "Stiamo morendo"

Video Dalla piattaforma su cui sono bloccati da giorni senza acqua e senza cibo, quello che arriva è un appello disperato, diffuso da Mediterranea. “Non abbiamo acqua, né cibo, stiamo morendo. Venite a prenderci”. Da quattro giorni ormai, persone, fra cui due bambini e quattro donne, sono bloccati sul ponte più basso di una piattaforma petrolifera nel Mediterraneo, unico approdo possibile dopo che il gommone cencioso su cui viaggiavano è rimasto senza motore. Inutilmente prima Alarmphone, poi SeaWatch di Seabird hanno chiesto alle autorità marittime di intervenire. Una persona è già morta, gli altri stanno piano piano perdendo forza e speranze. “Venite ad aiutarci” (a cura di Alessia Candito)

La vita degli agenti italiani in Albania: "Spa, sauna e gite. Ci pagano per fare i turisti"

Video Sauna ogni giorno “perché qui è tutto gratis”, gite turistiche a Scutari, Durazzo e Tirana, lunghe passeggiate, serate in discoteca. È il racconto della “missione” in Albania che arriva dalla viva voce degli agenti delle forze dell’ordine rimasti in servizio a Shengjin, la cittadina albanese in cui sorge uno dei due centri voluti dal governo Meloni per trasferire parte dei naufraghi soccorsi davanti alle coste italiane. Operazione tentata due volte e due volte fallita, per i giudici del tribunale dei Roma, perché le norme europee non la consentono. Un servizio di una tv albanese mostra come l’hotspot di Shengjin e il centro di trattenimento nella vicina Gjader sono rimasti vuoti, ma che le forze dell’ordine - ospitate non senza polemiche all’hotel Rafaelo, un resort superlusso - sono rimaste. Nelle ultime settimane, il contingente di 220 fra poliziotti, carabinieri e finanzieri - tutti in servizio con regolare trattamento di missione internazionale, pari a cento euro al giorno più vitto e alloggio - è stato ridotto di circa la metà, ma nella cittadina albanese rimangono comunque un centinaio di divise, impegnate - hanno scoperto le inviate della tv albanese – “a fare turismo”. L'articolo di Alessia Candito

Metropolis - Inchiesta ultrà, Candito: "La lunga storia di relazioni pericolose fra 'ndrangheta e pallone"

Video Nipoti di boss che diventano la migliore traccia per beccare il nonno latitante, intere squadre usate come lavatrici di soldi sporchi, manager di squadre di A condannati per mafia o reati correlati. Quella fra 'ndrangheta e pallone è storia d’amore antica, mette radici nelle serie minori, gli investigatori l’hanno scovata dalla Piana di Gioia Tauro ad Asti, ma da tempo tocca i massimi campionati, dal terreno di gioco agli spalti, al giro di scommesse che c’è sulle partite. Alessia Candito racconta a Metropolis una lunga storia tra ultras e criminalità organizzata

"Vi prego aiutatemi". L'appello disperato di una mamma detenuta in uno dei lager di Almasri

Video Un video ricevuto da Refugees in Libya e diffuso da Mediterranea documenta le terribili condizioni nel lager di Al Nasr, uno dei centri di detenzione gestiti dal comandante libico Almasry. A parlare è Fatina Ibrahim, profuga etiope, insieme alla sorella Rakuya, intercettata in mare dalla Guardia costiera libica, catturata e poi rinchiusa nel centro di detenzione. "Una ragazza è morta per le ustioni, non abbiamo neanche potuto vedere il suo corpo", racconta, mentre, seduta su un pavimento lercio, culla il suo bambino. Non lontano c'è una donna riversa a terra priva di sensi, altre che tentano di aiutarla come possono. "La crudeltà che abbiamo subito è indicibile", dice. Il video, annunciano gli attivisti, è stato trasmesso agli uffici della Corte Penale Internazionale. "Qualcuno nel governo italiano e nell’Unione Europea dovrà rispondere davanti alla giustizia di questi crimini contro l’umanità". L'ARTICOLO di Alessia Candito

Migranti, gommone alla deriva ignorato dai tunisini, Sea-Watch: "Segnalazioni inviate invano, in 43 salvi solo grazie a Nadir"

Video Un canotto stracarico e con il motore fermo, persone in acqua nel tentativo disperato di alleggerirlo. SeaBird, l'aereo civile di SeaWatch per ore ha inutilmente inviato segnalazioni e richieste di aiuto incluso alla Guardia costiera tunisina, di recente riconosciuta come autorità competente per il coordinamento dei salvataggi in quel tratto di mare. Ma tutte le comunicazioni sono state ignorate dalle autorità. A soccorrere i 43 naufraghi è stato il veliero Nadir, dell'ong Resqship. SeaWatch: "Ancora una volta le Ong si ritrovano a dovere riempire i vuoti scientemente creati da Italia e Unione Europea nel Mediterraneo". Alessia Candito

Dalla navi di soccorso alle radio: la missione di Kento su Ocean Viking diventa un rap

Video “Come è possibile credere alla bugia che, se questo mare è nostro, questa gente non lo sia?”. Primo rapper a imbarcarsi su una nave di soccorso, il noto artista Kento, al secolo Francesco Carlo, racconta in un pezzo e un videoclip, realizzato da Davide Morabito con le immagini di Cecilia Palmeri per Factanza Media, quella missione terminata con il salvataggio della “barca dei ragazzini”, un gommone stracarico per lo più di adolescenti che viaggiavano da soli, dopo essere fuggiti dalla Libia e dai suoi lager. “Nostra signora delle lacrime”, questo il titolo del pezzo, è la preghiera laica e arrabbiata di chi di fronte al Mediterraneo lo scopre trasformato in tagliola. “Europa è una parola vuota finché ferma le persone e non i container di coca”, dice uno dei versi del rapper. “Madre proteggi i tuoi figli bisognosi da ogni singolo divieto del decreto Piantedosi”, recita un altro. “Con Nostra Signora delle Lacrime – fanno sapere dall’ong -  Kento supporta SOS Méditerranée anche chiedendo a chi lo vorrà, di contribuire con una donazione”. di Alessia Candito

Tunisia, ricominciano le deportazioni dei migranti nel deserto: "Non abbiamo né acqua, né cibo. I bambini piangono terrorizzati"

Video In un video diffuso dalla rete Refugees in Libia le immagini del violentissimo sgombero del presidio di protesta davanti all’Unhcr di Tunisi. Richiedenti asilo e rifugiati chiedevano l’immediata evacuazione in un Paese sicuro e protezione dalle crescenti violenze, ma alle 3 di notte del 3 maggio è arrivato lo sgombero. Almeno trecento persone sono state portate al confine con l’Algeria e abbandonate nel deserto. “Non abbiamo nulla, né acqua, né cibo. Ci sono tanti bambini che piangono terrorizzati”. A cura di Alessia Candito

Casarini rinviato a giudizio: "Rispondiamo varando una nuova nave per i soccorsi in mare"

Video A poche ore dal rinvio a giudizio dei fondatori di Mediterranea, Luca Casarini, Beppe Caccia e Alessandro Metz, del comandante della Mare Jonio, Pietro Marrone, e di tre membri dell’equipaggio, l’ong risponde varando una nuova nave. “Al male noi rispondiamo raddoppiando il bene”, dice Luca Casarini, che ribadisce l’impegno a portare in aula come testimoni, dunque obbligati a dire la verità e impossibilitati ad avvalersi della facoltà di non rispondere “ministri, autorità e governi che hanno abbandonato 27 persone in mezzo al mare per 38 giorni”. (a cura di Alessia Candito) ARTICOLO: Dopo il rinvio a giudizio Mediterranea raddoppia. In mare con una nuova nave

Metropolis/404 - Lampedusa, l'inviata: cocci d’Africa, gabbie e residenti delusi, ecco l'isola dietro “la passerella”

Video Un week end infermale. In una Lampedusa piena zeppa di migranti (nell'hotspot resta oltre 1300 migranti), Meloni e Von der Leyen  vengono accolte male da cittadini che da anni si sentono "violentati". La premier annuncia la stretta, la presidente della commisione Ue rilancia i corridoi umanitari. Ma nell'isola ormai nessusno crede più a nessuno. E i primi a saltare sono gli annunciati trasferimenti a Porto Empedocle.   Leggi l'articolo    di Alessia Candito a cura di Cinzia Comandè
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Bastonate sulla schiena: ecco il video delle violenze contro i migranti in un lager libico

Video Colpi di bastone sulla schiena già distrutta da precedenti torture. Una donna prova a coprirsi, difendersi, ma i colpi continuano con violenza maggiore. "Refugees in Libya", la rete che tenta di supportare i rifugiati rimasti intrappolati nell'inferno libico, ha diffuso i video che i carcerieri di Beni Walid, uno dei lager del Paese finito anche nei report Onu per le terribili torture che lì vengono inferte, hanno inviato alle famiglie di due donne e tre ragazzi, tutti eritrei ed etiopi, che sono stati sequestrati e adesso vengono tenuti prigionieri. Le milizie hanno chiesto 12mila dollari alle famiglie per rilasciarli, in alternativa continueranno a essere torturati. "Siamo in contatto con un interprete per aiutare la nostra squadra sul posto a parlare con le vittime – dicono gli attivisti - Finora abbiamo ricevuto resoconti terribili di abusi sulle donne da parte di milizie ubriache, giorno e notte".   di Alessia Candito