Milano, in migliaia per la Palestina: c'è chi grida "Netanyahu assassino" e chi ricorda 70 anni di oppressione

Video Circa 4 mila persone si sono radunate in piazza a Milano per la manifestazione a favore della Palestina in queste ore di guerra con Israele. Nessuna tensione nel corteo, ma tanti cori contro lo stato di Israele e il suo governo. "Netanyahu assassino", "Israele fascista, stato terrorista" e, ancora, "Israele fuori dalla storia".    Una donna italo-palestinese prova a dare un senso all'attacco di Hamas: "Sono 70 anni che siamo oppressi e che Israele non rispetta le risoluzioni dell'Onu, cosa fareste voi?". Rincara la dose un altro palestinese: "Non è un attacco, ma autodifesa". Un giovane studente, però, smorza i toni: "Sono qui per la Palestina, per la mia famiglia che è a Gaza. Non sono contro nessuno ma per la pace". Una pace che, anche qui da Milano, sembra lontanissima. Di Andrea Lattanzi

Monza, Cappato: "Non mi candido per costruire la casina del futuro. Galliani? Parlo di obiettivi"

Video "Mi sono candidato per portare in parlamento cose che già sto facendo. Non sono qui, come gli altri candidati, per promuovere un logo elettorale per le prossime scadenze". Marco Cappato presenta a Monza i punti del suo programma in vista delle elezioni suppletive del 22 e 23 ottobre per il seggio vacante al Senato, lasciando libero da Silvio Berlusconi. Ambiente, mobilità, fisco, giustizia, diritti civili e democrazia partecipata in cima alla lista. Del suo avversario, Adriano Galliani, però Cappato preferisce non parlare: "Voglio parlare di obiettivi e non di quello che a margine ciascuno può promuovere delle proprie caratteristiche", risponde a chi gli chiede della strategia di Galliani, molto attivo in ambito calcistico e social, più silente sul profilo politico. "Ma non sono qui per costruire una casina, una casetta, un casino di organizzazione - ha concluso - da promuovere alle prossime elezioni".Di Andrea Lattanzi

Pontida, mai così a destra il raduno leghista: Le Pen è la star tra selfie e salamelle

Video Il "sacro" prato del Carroccio per la prima volta viene solcato dalla rappresentante di un altro partito straniero. Ma a far da contrasto ai mal di pancia della vigilia, c'è un popolo, quello leghista, che alle richieste del segretario risponde "presente". E allora, mettendo da parte per un giorno le stoccate all'alleata Meloni sull'immigrazione, al centro della scena finisce Marine Le Pen, presidente del Rassemblement National francese. "Oggi la protagonista è Pontida", afferma il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari. Ma la folla, appena lei sale sul palco, urla in coro "Marine, Marine". D'altronde, le stoccate all'operato della premier Giorgia Meloni sulla gestione del caso Lampedusa dei giorni scorsi, fanno il paio con le idee di Le Pen sull'immigrazione. Lei ringrazia e ricambia: "Quando si ha un leader come Salvini si sa quale è l'unica scelta possibile". Anche i più nostalgici della Lega secessionista finiscono per cedere al suo fascino. Un militante di lunga data ha preparato un ritratto di Marine e Matteo, insieme a Pontida 2023. Un'altra sentenzia: "Stiamo con chi la pensa come noi". Di Andrea Lattanzi ed Edoardo Bianchi

Pontida, Giulia Bongiorno: "Castrazione chimica per stupratori recidivi sarà nostra battaglia"

Video "Ci sono quelli che violentano donne e minori. Entrano in carcere, poi escono e riviolentano donne e minori. Se uno stupratore non riesce a tenere i propri impulsi vuol dire che ha bisogno di un aiuto e questo aiuto si chiama in un modo: castrazione chimica". Lo ha affermato la senatrice della Lega Giulia Bongiorno, dal palco di Pontida. "Non è una tortura - ha precisato - è un trattamento farmacologico e questa sarà la nostra battaglia". di Edoardo Bianchi e Andrea Lattanzi

Pd, Schlein alla festa dell'Unità milanese. I militanti: "Avanti a sinistra, basta correnti"

Video I rumors sui mal di pancia della minoranza Pd e l'addio di una trentina di iscritti liguri in favore di Azione tengono banco fra salamelle e birre alla festa de l'Unità di Milano. "Siamo di nuovo al correntismo", dice sconsolato un sostenitore seduto ai tavoli. "Anche le parole di Zingaretti - che secondo un retroscena avrebbe sfiduciato la segretaria - sono state pesanti". All'arrivo di Schlein tutti applaudono e qualcuno grida "sei tutti noi Elly". Anche il sindaco Beppe Sala, invitato sul palco con la segretaria, legittima il suo operato: "È stata eletta con le primarie ed è giusto dia il suo indirizzo al Pd". Nella base c'è chi la sprona a una svolta ancor più a sinistra: "I nove euro del salario minimo sono pochi, ne servono di più".  Tra i giovani dem c'è fiducia, anche in chi sostenne Stefano Bonaccini al congresso: "Un consiglio che potremmo darle è di ascoltare sempre gli iscritti ma - racconta una giovane militante - in generale tutti nel partito dovremmo sostenerla". Intanto Schlein sale sul palco, rinnova l'impegno su salario minimo, sanità pubblica e diritti civili in 45 minuti di discorso. Di Andrea Lattanzi

Piazzale Loreto, l'Anpi ricorda la strage nazifascista: "Non usare quella parola per gli eccidi è vergognoso"

Video "Non ricordare mai nelle stragi nazifasciste le responsabilità del fascismo, sia quello repubblicano che quello del ventennio, è vergognoso". Sergio Fogagnolo è il figlio del partigiano Umberto, uno dei 15 che vennero prelevati dal carcere di San Vittore il 10 agosto 1944 per essere fucilati in piazzale Loreto. Al termine del suo discorso commemorativo, tenuto davanti a oltre 200 persone nella stessa piazza che fu il teatro dell'esposizione pubblica dei corpi di Benito Mussolini e Claretta Petacci nel 1945, esprime il suo punto di vista anche sulla polemica scatenata dal portavoce di Regione Lazio Marcello De Angelis rispetto alla strage di Bologna: "C'è una volontà di scindere le proprie responsabilità politiche dalle radici che invece rivendicano. Una forma di schizofrenia politica, interessante per i politologi, ma dannosa per il paese". Con lui anche il presidente provinciale dell'Anpi di Milano, Roberto Cenati: "Inaccettabile la presa posizione sulla strage di Bologna, anche perché - ha detto Cenati - proviene non da un normale cittadino, ma da un soggetto che ricopre un ruolo all'interno delle istituzioni. Stanno tentando di riscrivere la storia". Di Andrea Lattanzi

Idris, l'ultimo saluto sulle note di Bob Marley: applausi e lacrime per la prima icona afro-italiana

Video "Mi chiamava spilungone e mi faceva tanto piacere. Ho provato a portarlo in Sicilia per le vacanze ma mi ha detto che non si sentiva. Perdo un amico, un fratello". Alessandro "Spillo" Altobelli è uno dei primi ad arrivare di fronte al cimitero di Bedizzole, in provincia di Brescia, per il funerale di Idris Sanneh, volto simbolo della trasmissione Quelli che il calcio negli anni Novanta e giornalista d'origine gambiana. Tanti connazionali, tanti africani, la moglie Mimma in lacrime e le figlie. Con loro Marino Bartoletti, amico e collega: "Mi chiedeva se ogni tanto esagerava con la sua esuberanza. Sì, ma era facile perdonarlo. Ma è questa (la sua dipartita ndr) che non gli perdono". Bandiere e magliette della Juventus riempiono il giardino del cimitero, mentre vengono recitate preghiere in arabo e letture del corano. "Per noi è stata un'icona che ha rappresentato tutto - racconta Niane Ibrahima segretario generale della Fillea Cgil di brescia e amico di Idris - sia culturalmente che politicamente. Un esempio per la nostra comunità in Italia". La cerimonia si è conclusa, per volontà della figlia Francesca Hadija, sulle note di No woman no cry di Bob Marley, brano tra i più apprezzati da Idris. Di Andrea Lattanzi

Idris, il saluto antirazzista della figlia Francesca: "Era un figo, un uomo politico, un comunista"

Video "Mio papà culla le parole, le accompagna dolcemente fino a che non sono pronte per uscire dalla sua bocca. E cullando le parole, tutto ciò che ha detto lo ha sempre pensato". Inizia così l'ultimo, toccante, saluto di Francesca Hadija, una delle figlie di Idris Sanneh, al funerale del padre. Un discorso travolgente, che ha abbracciato la vita del giornalista dalla sua quotidianità familiare alle sue più intime convinzioni umane e politiche. "Mio papà, essendo un gran figo, è riuscito - ha detto in un passaggio, commossa - a piegare le regole di istituzioni tanto materiali quanto invisibili. Mio papà, uomo nero, parlava dialetto bresciano e diceva 'inshallah'. Mio papà è stato talmente intelligente da entrare nelle case dei più razzisti di questo Paese, c'era, cazzo", ha poi proseguito cambiando tono. "Era un uomo aulico e popolare - si è avviata alla conclusione - era comunista, era un uomo politico e tutto ciò che ha fatto in vita è stato politico. Era un uomo di giustizia". Al termine del discorso la giovane ha intonato la canzone 'No woman no cry', la preferita di Idris. Di Andrea Lattanzi

Idris, il saluto dell'amico Bartoletti: "Quando esagerava gli davo calci sotto il tavolo. Se ne va un amico"

Video "Saluto un amico carissimo, conosciuto trent'anni fa perché in questi giorni stava nascendo la nostra Quelli che il calcio. Un uomo straordinario, buono, generoso e simpatico che aveva il culto dell'amicizia". Di quella stagione televisiva fatta di gag ma anche di rotture rispetto agli schemi del racconto calcistico, Bartoletti ritiene Idris "fu uno dei protagonisti straordinari perché era spiazzante, con il suo atteggiamento mai artefatto. Era ciò che vedevate. Ogni tanto gli facevo gli occhiacci o gli davo calci sotto al tavolo. Ma lui era così". Bartoletti, legato al giornalista d'origine gambiana anche dopo Quelli che il calcio, lega la figura di Idris anche a un ruolo sociale: "Trent'anni fa l'integrazione non era in agenda e lui è stata una scorciatoia straordinaria. In un mondo del calcio, così divisivo, lui era affratellante" Di Andrea Lattanzi

Monza, Cappato e il collegio che fu di Berlusconi: "Sua eredità? Confrontiamoci anche su questo"

Video "All'inizio della mia militanza, Pannella e Bonino hanno provato a dare seguito alla sua rivoluzione liberale. Oggi delle promesse di Berlusconi non è poi rimasto molto e questo governo rappresenta tutto fuorché una destra liberale. C'è il pericolo di avere una società sempre più impaurita. Quindi, sono pronto a confrontarmi anche sulla sua eredità politica". Marco Cappato presenta la sua candidatura nel seggio di Monza per le elezioni suppletive dopo la scomparsa del leader di Forza Italia. "Ridurre il confronto a berlusconismo e anti-berlusconismo è offensivo anche per lo stesso Galliani, se sarà lui il candidato del centrodestra. Bisogna confrontarsi sul merito", ha precisato Cappato che a Monza ha trascorso gli anni della giovinezza fino all'università. Sulle reazioni alla sua candidatura, l'esponente dell'associazione Luca Coscioni nonché dell'organizzazione Eumans, ha sottolineato come si sia proposto "a disposizione di organizzazioni e partiti, riconducibili al perimetro dell'opposizione". Di Andrea Lattanzi

Maltempo a Milano, la Montagnetta di San Siro devastata dal vento: decine di alberi sradicati

Video Il parco Monte Stella, conosciuto anche come la Montagnetta di San Siro, è stato fortemente colpito dalla tempesta che si è abbattuta su Milano. Ai pochi avventori del mattino si è palesato un cimitero di alberi caduti, rami a terra, sentieri interrotti. "Fa impressione", dice uno di loro mentre osserva gli arbusti sul suolo. Il parco è stato costruito sulle macerie della Seconda guerra mondiale e, per questo, è una collinetta artificiale. Camminando sul versante opposto a quello cittadino, si notano i crolli maggiori, dove gli alberi caduti sono decine. A febbraio 2022 si era registrato un fenomeno simile. Di Andrea Lattanzi

Il ritorno di Patrick Zaki a Bologna. Dall'attesa alla gioia, il reportage della giornata

Video La prima giornata italiana di Patrick Zaki da uomo libero. L'atterraggio a Milano e poi la lunga serata bolognese raccontata con le sue parole e quelle delle persone a lui più care. "Mentre lo aspettavamo di fronte all'ateneo - racconta Nour, suo amico egiziano - un'ora è sembrata lunga come un anno". "Patrick è l'amico che ti aiuta sempre nel momento di crisi e adesso voglio solo abbracciarlo", dice invece Amr, che in Egitto aveva cominciato l'attività politica con Zaki durante la rivoluzione del 2011. E così fra flash di fotografi e domande dei giornalisti, lo studente egiziano ha potuto finalmente ricevere dal rettore dell'Università di Bologna Giovanni Molari e dalla sua docente e mentore Rita Monticelli la tanto sospirata pergamena di laurea. Fuori dall'ateneo, intanto, la folla acclama Zaki che non si sottrae ad abbracci e battute. Poi il trasferimento in piazza maggiore per il saluto alla città: "Vorrei poter bussare a tutte le porte di Bologna da quanto vi sono grato e - ha detto dal palco - adesso è il mio turno di fare qualcosa per voi e per i diritti umani anche in Italia". Di Andrea Lattanzi

"Finalmente sono qui, è un sogno che si avvera dopo tanti anni", dice (in italiano) Patrick Zaki a Bologna

Video "Questo è un sogno che si avvera dopo tutti questi anni".
Lo studente e attivista egiziano Patrick Zaki, appena rientrato in Italia dopo la grazia concessagli dal presidente al-Sisi, ha cominciato la conferenza stampa al rettorato dell'Università di Bologna leggendo un discorso in italiano, lingua che per ora conosce a un livello elementare.
"Non ci sono parole, in nessuna lingua, che possano descrivere come mi sento", ha spiegato Zaki (cittadino onorario di Bologna al 2021). Di Andrea Lattanzi

Zaki, la gioia e l’impegno

Zaki ringrazia e rilancia su Regeni: "Giustizia per Giulio, in troppi pagano il dissenso in Egitto"

Video "Per me oggi, da Bologna, inizia un nuovo capitolo del mio impegno e del mio lavoro per i diritti umani. Non sono uno che prende il biglietto per la libertà e si chiude la porta dietro". Oltre la felicità e la commozione per il rientro in Italia da uomo libero, Patrick Zaki mostra così una forte determinazione in uno dei più suggestivi passaggi della sua conferenza stampa. "Non possiamo dimenticare -  ha specificato - le tante persone che ancora pagano per l'espressione pacifica del loro dissenso in Egitto". Zaki ha quindi ricordato all'Italia e all'Unione Europea le loro responsabilità nella gestione delle questioni migratorie: "Non possiamo dimenticare chi scappa da guerre, crisi economiche o politiche, cambiamenti climatici. Cercano solo una vita migliore per i propri figli". Di Andrea Lattanzi

Zaki, il sindaco di Bologna Lepore: "Ha diritto ad autodeterminarsi. Che gioia poterlo abbracciare"

Video "Oggi siamo emozionati perché riabbracciamo un nostro cittadino onorario. Bologna è scesa in piazza sin dal primo giorno per la sua vicenda. Non lo conosceva quasi nessuno ma ci abbiamo creduto fin dall'inizio". Il sindaco di Bologna Matteo Lepore è pronto per salutare il rientro in Italia di Patrick Zaki. Su cerimonie e feste, però. dà la precedenza alle necessità dello studente egiziano: "Parleremo con lui dei momenti istituzionali che vorrà condividere con noi perché - dice riferendosi alla consegna della cittadinanza onoraria - Patrick ha tutto il diritto di vivere la sua normalità di libero cittadino. A partire dal viversi la città come faceva da studente". Discorso che fa il paio con la posizione che Lepore assume rispetto alla scelta di Zaki di declinare l'invito a un aereo di Stato: "Patrick ha ringraziato i governi italiani che in questi anni si sono occupati del suo caso ma ha il pieno diritto di autodeterminare il suo futuro senza dover rendere conto a nessuno". "Senza Bologna, senza Amnesty, senza l'artista Gianluca Costantini che ne ha fatto un ritratto - conclude - forse Zaki sarebbe rimasto uno dei tanti nelle prigioni egiziane. Dobbiamo però evitare ogni forma di strumentalizzazione. Questo governo, come gli altri che lo hanno preceduto, va ringraziato per il lavoro diplomatico finalizzato alla liberazione di Zaki". Di Andrea Lattanzi

Santanchè si difende: "Se ho mai pensato di dimettermi? Siate seri, non vado appresso a Report"

Video "Riferirò in parlamento quando decideranno i capigruppo. Ci ho sempre messo la faccia e continuerò a mettercela". La ministra del Turismo, Daniela Santanchè, a margine dell'evento Direzione Nord a Milano, risponde così ai cronisti che le chiedevano quando avrebbe chiarito di fronte ai deputati sul suo ruolo nella vicenda Visibilia e Ki Group. "Mi sembra che la maggioranza sia più che compatta", dice in riferimento alle richieste, anche da parte di Lega e Forza Italia, di andare alle camere per illustrare la sua posizione. "La vedete la mia faccia? Sono 23 anni che faccio politica e risponderò su tutto", risponde a chi le chiedeva se avrebbe fatto luce anche sulle accuse di mancati tfr da parte dei dipendenti di Ki Group. "Se ho pensato a dimettermi? Ma sulla base di che cosa? Sia serio, non vado appresso a Report". Di Andrea Lattanzi

Gestazione per altri, Debora e Michele: "Noi, eterosessuali e cattolici, discriminati da questo governo"

Video "Vorrei un figlio perché la vita è fatta per essere proseguita e non per morire con noi". Le parole di Debora Lucani, consulente fiscale di 37 anni, quasi commuovono il marito, Michele Belloli, consulente bancario di 48 anni. Sposati in chiesa da ormai 12 anni, sono originari di Parma ma vivono a Marina di Carrara. "Dopo il matrimonio mi è stata diagnosticata un'endometriosi al quarto stadio", spiega Debora, "e mi è stata fortemente sconsigliata una gravidanza". Di qui l'idea di provare con l'adozione che fra burocrazia e gli intoppi dovuti alla pandemia si è rivelata un percorso a ostacoli. "Abbiamo cominciato a informarci negli Stati Uniti e Canada sulla gestazione per altri solidale,", dice Michele, "in cui deve esserci la massima volontà della gestante a donare il proprio utero a una coppia, senza alcuna commercializzazione". Le uniche spese ammesse all'interno di questa pratica sarebbero quelle per eventuali costi sanitari sulla gestante ed eventuali rimborsi per mancati introiti lavorativi. "Ecco perché ci rifiutiamo di parlare di utero in affitto e troviamo che vietare senza normare una cosa che farebbe il bene di tante coppie sia un atto populistico". L'inizio dell'iter per riconoscere la gpa come reato universale alla Camera fa riflettere la coppia. "Il nostro desiderio di un figlio resta inalterato ma vedremo come fare", dice Debora, che rincara: "Questa pratica è svolta per lo più da coppie eterosessuali ma qui la si affianca agli omosessuali per colpirli ancora di più. Non mi spiego come sia possibile. Con questa legge se facessimo nostro figlio all'estero rischieremmo due anni di carcere. Vogliono proteggere i bambini ma alla fine gli complicano la vita". Di Andrea Lattanzi

L'ultima volta del Cavaliere: la "gens berlusconiana" saluta il suo Presidente

Video Dalle dimissioni dello scorso 19 maggio, avvenute dopo 45 giorni di ricovero, fino all'uscita del feretro dal Duomo di Milano per i suoi funerali. L'ultimo mese di vita di Silvio Berlusconi visto con gli occhi di chi apparteneva (e appartiene) al suo popolo. Un popolo eterogeneo e contraddittorio, fatto di imprenditori e banchieri, ultras ed eterni devoti. Un lungo commiato che, idealmente, era iniziato il 6 maggio scorso, quando l'ex-presidente del Consiglio parlava per l'ultima volta alla platea della convention di Forza Italia da una stanza dell'ospedale al San Raffaele. "È la prima volta dopo un mese che sono con camicia e giacca, ma qui - aveva detto - ho lavorato alla riorganizzazione del partito". Poi però, in coincidenza di un controllo di routine, l'ultimo ricovero e la morte. Significativa, prima di tornare in ospedale, una passeggiata nella sua Milano 2, dove Berlusconi ha scattato quelle che si ritengono a oggi le sue ultime fotografie, in vita con alcuni ammiratori. Il resto è cronaca, con la riservatissima camera ardente e i pellegrinaggi dei suoi 'fedeli' per lasciare un fiore di fronte alla resistenza si villa San Martino. E poi ancora il funerale, dove il popolo di Berlusconi si è ritrovato per un'ultima volta tra cori, bandiere e striscioni di fronte al suo leader. Con una domanda su tutte: riuscirà quella che per molti è una fede, per tanti altri un'appartenenza, a sopravvivere alla dipartita del suo stesso fondatore? Di Daniele Alberti, Edoardo Bianchi, Andrea Lattanzi