Video Ha scelto di trasferirsi a Roma dopo le Olimpiadi di Tokyo, ispirata dalle imprese di Marcell Jacobs, Gianmarco Tamberi e tutti gli altri campioni olimpici azzurri. È lì che Zaynab Dosso ha capito di non voler restare a guardare. Ha cambiato città, ritmi, abitudini, ha deciso di vivere l'atletica da vera professionista. A Lodz (Polonia) sabato 27 gennaio sarà la prima uscita dell'anno per la donna più veloce d'Italia, primatista dei 60, dei 100 e della 4x100. Ma i pensieri sono già tutti rivolti ai Campionati Europei di Roma, in programma dal 7 al 12 giugno, perché un evento così, a poche centinaia di metri dal "suo" stadio Paolo Rosi, non capita tutti i giorni.
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È il campione olimpico dei 100 metri e quindi non ha più segreti. È nato negli Stati Uniti, a El Paso in Texas ed è cresciuto in Italia a Desenzano del Garda. Non è molto yankee a dispetto delle collane da rapper e dei tatuaggi che raccontano la sua vita e stanno per diventare ancora più importanti:
ROMA Ci sono stati i «10 giorni che sconvolsero il mondo» ma nell’atletica sono bastati appena 19 secondi e 72 centesimi per entrare nell’Olimpo e nella storia. Capitò a Pietro Mennea quel 12 settembre del 1979, in occasione della finale dei 200 metri alle Universiadi di Città del Messic
di Antonino Palumbo wROMA Velocissimo, anche quando ne avrebbe fatto a meno. Riservato come sempre, anche nella malattia che lo ha spento alla vigilia dei 61 anni. E' morto ieri a Roma Pietro Mennea, leggenda dello sport italiano, il più «nero» dei velocisti bianchi, fonte d'ispirazione
di STEFANO TAMBURINI Esprimeva gioia, quando volava sulla pista, correndo a sfidare l’impossibile fino a battere anche quella parola e spingerla fuori dal suo vocabolario. Ha vinto tutto quel che c’era da vincere e lo ha fatto ogni volta fra gli “oooh” di meraviglia di chi era lì a guard
ROMA Ci sono stati i «10 giorni che sconvolsero il mondo» ma nell’atletica sono bastati appena 19 secondi e 72 centesimi per entrare nell’Olimpo e nella storia. Capitò a Pietro Mennea quel 12 settembre del 1979, in occasione della finale dei 200 metri alle Universiadi di Città del Messic
di Antonino Palumbo wROMA Velocissimo, anche quando ne avrebbe fatto a meno. Riservato come sempre, anche nella malattia che lo ha spento alla vigilia dei 61 anni. E' morto ieri a Roma Pietro Mennea, leggenda dello sport italiano, il più «nero» dei velocisti bianchi, fonte d'ispirazione
ROMA Ci sono stati i «10 giorni che sconvolsero il mondo» ma nell’atletica sono bastati appena 19 secondi e 72 centesimi per entrare nell’Olimpo e nella storia. Capitò a Pietro Mennea quel 12 settembre del 1979, in occasione della finale dei 200 metri alle Universiadi di Città del Messic
di STEFANO TAMBURINI Esprimeva gioia, quando volava sulla pista, correndo a sfidare l’impossibile fino a battere anche quella parola e spingerla fuori dal suo vocabolario. Ha vinto tutto quel che c’era da vincere e lo ha fatto ogni volta fra gli “oooh” di meraviglia di chi era lì a guard