di Andrea Di Stefano wMILANO La squadra economica del governo Letta si presenta con una forte credibilità tecnica, interpretata dal ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni, uomo di Bankitalia dal 1967, dal ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, sino a ieri presidente dell'Istat, e da
di Gabriele Rizzardi wROMA Enrico Letta è il nuovo presidente del consiglio. Dopo quattro giorni di tensione e un durissimo braccio di ferro con Berlusconi, il vicesegretario del Pd messo in pista da Napolitano per fare il governo delle larghe intese, «l’unico possibile», è salito ieri a
di Andrea Di Stefano wMILANO La squadra economica del governo Letta si presenta con una forte credibilità tecnica, interpretata dal ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni, uomo di Bankitalia dal 1967, dal ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, sino a ieri presidente dell'Istat, e da
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di Pietro Criscuoli wROMA Nelle ultime ore la marcia di Enrico Letta s’inabissa in trattative serrate e riservate con lo stato maggiore del Pdl. E qualcosa s’incaglia, soprattutto per la scelta dei ministri. Berlusconi, appena tornato a Roma da Dallas, chiama i suoi a Palazzo Grazioli e
di Pietro Criscuoli wROMA Nelle ultime ore la marcia di Enrico Letta s’inabissa in trattative serrate e riservate con lo stato maggiore del Pdl. E qualcosa s’incaglia, soprattutto per la scelta dei ministri. Berlusconi, appena tornato a Roma da Dallas, chiama i suoi a Palazzo Grazioli e
«Brunetta che giura da ministro? La prima cosa che faccio è cercare un seggiolino per poterlo mettere a livello, all’altezza della situazione. Oppure meglio una scaletta, così se la regola da se». Il premio Nobel Dario Fo, ospite a La Zanzara su Radio 24, dice la sua totoministri del pro
«Brunetta che giura da ministro? La prima cosa che faccio è cercare un seggiolino per poterlo mettere a livello, all’altezza della situazione. Oppure meglio una scaletta, così se la regola da se». Il premio Nobel Dario Fo, ospite a La Zanzara su Radio 24, dice la sua totoministri del pro
ROMA Detto e fatto. I nuovi presidenti di Camera e Senato, Boldrini e Grasso, si riducono della metà i rispettivi stipendi comprendendovi anche indennità di ogni tipo. Non solo, rinunciano ad appartamenti e tagliano anche auto e scorte. Un esempio e un segnale fortissimo di inversione di
ROMA Detto e fatto. I nuovi presidenti di Camera e Senato, Boldrini e Grasso, si riducono della metà i rispettivi stipendi comprendendovi anche indennità di ogni tipo. Non solo, rinunciano ad appartamenti e tagliano anche auto e scorte. Un esempio e un segnale fortissimo di inversione di
di Gabriele Rizzardi wROMA A dare una mano al “candidato” Berlusconi questa volta ci pensano i giudici del Tribunale di Milano che hanno accolto la richiesta degli avvocati Ghedini e Longo di far slittare il processo Unipol a dopo la conclusione della campagna elettorale. Desiderio esaud