ROMA Salvare il buono che c’è. Non sembra facile la missione di Matteo Orfini, fino a ieri solo presidente del Pd e ora soprattutto commissario di un partito capitolino allo sbando. Un partito sventrato dalle tribù interne e anche da un’inchiesta sulla mafia romana che stando alle accuse d
di Maria Berlinguer wROMA Ignazio Marino deve essere messo sotto scorta perché la sua incolumità è a rischio. È quanto dichiara il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, che ieri ha incontrato il sindaco della Capitale. Marino non dovrà girare più in bicicletta accettando di essere protetto
di Maria Berlinguer wROMA Ignazio Marino deve essere messo sotto scorta perché la sua incolumità è a rischio. È quanto dichiara il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, che ieri ha incontrato il sindaco della Capitale. Marino non dovrà girare più in bicicletta accettando di essere protetto
ROMA Salvare il buono che c’è. Non sembra facile la missione di Matteo Orfini, fino a ieri solo presidente del Pd e ora soprattutto commissario di un partito capitolino allo sbando. Un partito sventrato dalle tribù interne e anche da un’inchiesta sulla mafia romana che stando alle accuse d
di Maria Berlinguer wROMA Ignazio Marino deve essere messo sotto scorta perché la sua incolumità è a rischio. È quanto dichiara il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, che ieri ha incontrato il sindaco della Capitale. Marino non dovrà girare più in bicicletta accettando di essere protetto
ROMA Salvare il buono che c’è. Non sembra facile la missione di Matteo Orfini, fino a ieri solo presidente del Pd e ora soprattutto commissario di un partito capitolino allo sbando. Un partito sventrato dalle tribù interne e anche da un’inchiesta sulla mafia romana che stando alle accuse d
di Annalisa D’Aprile wROMA Non volevano prendersi solo Roma, ma tutto, pure la Regione. Il giorno dopo l’esplosione della maxi inchiesta Mafia Capitale, che ha portato a 37 arresti e 100 indagati (tra cui l’ex sindaco Alemanno e alcuni esponenti del Pd), e che ha provocato un terremoto pol
di Annalisa D’Aprile wROMA Non volevano prendersi solo Roma, ma tutto, pure la Regione. Il giorno dopo l’esplosione della maxi inchiesta Mafia Capitale, che ha portato a 37 arresti e 100 indagati (tra cui l’ex sindaco Alemanno e alcuni esponenti del Pd), e che ha provocato un terremoto pol
di Annalisa D’Aprile wROMA Non volevano prendersi solo Roma, ma tutto, pure la Regione. Il giorno dopo l’esplosione della maxi inchiesta Mafia Capitale, che ha portato a 37 arresti e 100 indagati (tra cui l’ex sindaco Alemanno e alcuni esponenti del Pd), e che ha provocato un terremoto pol
di Nicola Corda wROMA Contarsi per contare. Valeva nella prima Repubblica, vale anche nella nuova era renziana. L’interrogativo sulle reali intenzioni della minoranza, circola con insistenza nella pattuglia parlamentare del Pd, dopo lo strappo sul jobs act. E il peso può farsi sentire fin
di Nicola Corda wROMA Contarsi per contare. Valeva nella prima Repubblica, vale anche nella nuova era renziana. L’interrogativo sulle reali intenzioni della minoranza, circola con insistenza nella pattuglia parlamentare del Pd, dopo lo strappo sul jobs act. E il peso può farsi sentire fin
di Nicola Corda wROMA Contarsi per contare. Valeva nella prima Repubblica, vale anche nella nuova era renziana. L’interrogativo sulle reali intenzioni della minoranza, circola con insistenza nella pattuglia parlamentare del Pd, dopo lo strappo sul jobs act. E il peso può farsi sentire fin
di Maria Berlinguer wROMA Per ora l’unica a evocare lo spettro delle scissione è Rosy Bindi ma l’approvazione del jobs act semina veleni nel Pd. E rischia di proiettarsi anche sulla futura battaglia per il Quirinale. Ma Matteo Renzi tira dritto e non sembra preoccupato. L’astensionismo all
di Maria Berlinguer wROMA Per ora l’unica a evocare lo spettro delle scissione è Rosy Bindi ma l’approvazione del jobs act semina veleni nel Pd. E rischia di proiettarsi anche sulla futura battaglia per il Quirinale. Ma Matteo Renzi tira dritto e non sembra preoccupato. L’astensionismo all
di Maria Berlinguer wROMA Per ora l’unica a evocare lo spettro delle scissione è Rosy Bindi ma l’approvazione del jobs act semina veleni nel Pd. E rischia di proiettarsi anche sulla futura battaglia per il Quirinale. Ma Matteo Renzi tira dritto e non sembra preoccupato. L’astensionismo all
di Nicola Corda wROMA «Senza il voto di fiducia, più tutele, lavoro e diritti: grazie ai deputati della maggioranza». A caldo, Matteo Renzi preferisce ignorare la defezione della minoranza del Pd al voto sul jobs act che arriva addirittura con un giorno di anticipo rispetto alla tabella di
di Nicola Corda wROMA «Senza il voto di fiducia, più tutele, lavoro e diritti: grazie ai deputati della maggioranza». A caldo, Matteo Renzi preferisce ignorare la defezione della minoranza del Pd al voto sul jobs act che arriva addirittura con un giorno di anticipo rispetto alla tabella di
di Nicola Corda wROMA «Senza il voto di fiducia, più tutele, lavoro e diritti: grazie ai deputati della maggioranza». A caldo, Matteo Renzi preferisce ignorare la defezione della minoranza del Pd al voto sul jobs act che arriva addirittura con un giorno di anticipo rispetto alla tabella di
di Maria Berlinguer wROMA Matteo Renzi? «Non ha il consenso delle persone oneste». È questa frase, poi rettificata, di Maurizio Landini a dare il via all’ennesima giornata di scontro tra il premier e i sindacati. Nel giorno in cui il jobs act muove alla Camera i primi passi, il clima tra s
di Maria Berlinguer wROMA Matteo Renzi? «Non ha il consenso delle persone oneste». È questa frase, poi rettificata, di Maurizio Landini a dare il via all’ennesima giornata di scontro tra il premier e i sindacati. Nel giorno in cui il jobs act muove alla Camera i primi passi, il clima tra s