Fu omicidio volontario: parla l'avvocato della famiglia El Boussettaoui

Video «Te l’avevo promesso o no? L’avevo promesso dal primo giorno, ti ricordi»? L’avvocato Marco Romagnoli, legale di parte civile insieme a Debora Piazza, esce dall’aula abbracciato a Mohamed El Boussettaoui, il padre della vittima. L’uomo che la mattina del 21 luglio di cinque anni fa scoprì della morte del figlio solo facendo il giro degli ospedali, preoccupato perché il giorno prima Younes non si era presentato nella loro casa a Livorno Ferraris, in Piemonte, per la festa del Sacrificio, celebrazione importante per i musulmani. L’avvocato cinge le spalle dell’uomo, che insieme alla moglie, Hafida Rabia, non ha mai perso una tappa dei due processi a carico di Massimo Adriatici. L’avvocata Piazza, con le lacrime agli occhi, accompagna invece Bahija El Boussettaoui, la sorella della vittima, la più battagliera della famiglia. «Non ci aspettavano una pena perfino più alta della richiesta del procuratore, ma siamo contentissimi – dice –. Lo saremo ancora di più quando vedremo l’imputato dietro le sbarre. Dall’inizio diciamo che fu un omicidio volontario. Abbiamo aspettato cinque anni ma alla fine abbiamo avuto ragione». Video Garbi, servizio Fiore

Sentenza Adriatici, la famiglia della vittima: "Lo diciamo da subitio: fu omicidio volontario, abbiamo aspettato 5 anni ma abbiamo avuto ragione"

Video «Te l’avevo promesso o no? L’avevo promesso dal primo giorno, ti ricordi»? L’avvocato Marco Romagnoli, legale di parte civile insieme a Debora Piazza, esce dall’aula abbracciato a Mohamed El Boussettaoui, il padre della vittima. L’uomo che la mattina del 21 luglio di cinque anni fa scoprì della morte del figlio solo facendo il giro degli ospedali, preoccupato perché il giorno prima Younes non si era presentato nella loro casa a Livorno Ferraris, in Piemonte, per la festa del Sacrificio, celebrazione importante per i musulmani. L’avvocato cinge le spalle dell’uomo, che insieme alla moglie, Hafida Rabia, non ha mai perso una tappa dei due processi a carico di Massimo Adriatici. L’avvocata Piazza, con le lacrime agli occhi, accompagna invece Bahija El Boussettaoui, la sorella della vittima, la più battagliera della famiglia. «Non ci aspettavano una pena perfino più alta della richiesta del procuratore, ma siamo contentissimi – dice –. Lo saremo ancora di più quando vedremo l’imputato dietro le sbarre. Dall’inizio diciamo che fu un omicidio volontario. Abbiamo aspettato cinque anni ma alla fine abbiamo avuto ragione». Alla lettura della sentenza sono presenti anche i due fratelli di Younes El Boussettaoui, che al processo avevano raccontato dei mesi difficili che avevano preceduto la tragedia. Dai loro racconti era emerso che la vittima, che aveva moglie e due figli in Marocco e in Italia aveva sempre vissuto con i genitori e con la sorella, prima a Novara e poi a Livorno Ferraris, a un certo punto aveva manifestato disturbi mentali. «Vedeva angeli e diavoli, aveva le allucinazioni, parlava con persone inesistenti – avevano spiegato la sorella e i fratelli –. Quando ha cominciato a prendere le cartacce da terra per mangiarle abbiamo cercato di farlo ricoverare». Ma nonostante un ricovero in ospedale nulla era cambiato: le strade di Voghera erano diventate la sua casa. Video Garbi, servizio Maria Fiore

Sentenza Adriatici, parla l'avvocato Gastini: "Andremo fino in fondo"

Video Un fulmine a ciel sereno». L’avvocato difensore Luca Gastini è il primo del pool difensivo a uscire dall’aula dove Massimo Adriatici siede sul banco degli imputati ancora attonito. La sentenza è stata appena pronunciata. Adriatici non rilascia dichiarazioni. Lo fa al suo posto l’avvocato, che non nasconde il suo turbamento: «Affronteremo anche questa. Cercheremo di aspettare questi tre mesi per il deposito della sentenza, che siamo molto curiosi di leggere. Sono convinto che la verità verrà fuori, le corrette sentenze verranno fuori. Il processo è fatto di tre gradi di giudizio proprio perché nei gradi precedenti si può sbagliare. Andiamo quindi fino in fondo». L’appello della difesa, una volta depositate le motivazioni, appare scontato. «Qui c’è un problema di qualificazione giuridica di un fatto che è rappresentato bene da un video – aggiunge l’avvocato Gastini –. Come siano andate le cose è lì da vedere. La telecamera riprende tutto, tranne il secondo in cui è avvenuto lo sparo. Bisognerebbe pensare quindi che in quel secondo si è formata la volontà di uccidere in una persona che aveva da poco subito un’aggressione». La difesa aveva chiesto l’assoluzione invocando «l’incapacità naturale» dell’imputato al momento del fatto, perché il colpo di pistola, secondo i consulenti di Adriatici, fu esploso non in modo cosciente, ma in un momento di «blackout mentale». Una tesi che poteva portare (e questa era in parte una speranza della difesa) a una riqualificazione del capo di imputazione in un’accusa più lieve , come un delitto colposo o preterintenzionale

Caso Adriatici, la sorella di Youns: "Vogliamo chiarezza"

Video Parla Bahija El Boussettaou, sorella di Youns El Boussettaou ucciso da un colpo di pistola esploso da Massimo Adriatici, di fronte al palazzo del tribunale di Pavia torna a chiedere chiarezza: "Sono serena, c'è chi fa il suo lavoro per cercare chiarezza e giustizia" ha detto la donna, che ha parlato anche del nuovo processo per l'accusa di omicidio volontario. "Non è stato facile ottenere il cambio dell'accusa - aggiunge - ma l'importante è esserci riusciti". 

Ex assessore Adriatici a giudizio per omicidio, l'avvocato Gastini: "Bene i tempi decisi dal giudice"

Video Sarà il procuratore capo Fabio Napoleone a tirare le somme, con la requisitoria finale prevista il 26 novembre, nel giudizio a carico di Massimo Adriatici, 50 anni, l’ex assessore leghista di Voghera accusato di omicidio volontario per avere esploso il colpo di pistola che la sera del 20 luglio 2021 uccise, in piazza Meardi a Voghera, il 39enne Younes El Boussettaoui. La difesa di Adriatici dovrà provare a smontare la contestazione di omicidio volontario che era stata formulata dopo che la giudice Valentina Nevoso aveva trasmesso gli atti alla Procura, con una ordinanza, al termine del processo pubblico durato oltre un anno. «Siamo soddisfatti dei tempi decisi dal giudice, questa udienza dovrebbe chiudersi entro la fine di gennaio – si limita a dire l’avvocato Luca Gastini –. Abbiamo scelto il rito abbreviato perché quello che c’era di essenziale da acquisire è stato acquisito, quello che stona è l’ordinanza della giudice, su cui faremo le nostre valutazioni. La difesa ha comunque prodotto solo alcuni atti a ulteriore conferma e integrazione di ciò che è stato acquisito». Gli atti del processo pubblico, durato undici udienze, in sostanza, sarebbero sufficienti per arrivare a una decisione. Video Garbi

L'avvocato della famiglia di Younes, Marco Romagnoli: "Aria nuova a Pavia"

Video Udienza preliminare il 23 ottobre per Massimo Adriatici, 50 anni, l’ex assessore leghista di Voghera accusato di omicidio volontario per la morte del 39enne Younes El Boussettaoui, ucciso con un colpo di pistola la sera del 20 luglio 2021 in piazza Meardi, a Voghera. «Ci onora che il procuratore capo di Pavia, Fabio Napoleone, si sia incaricato di discutere questo procedimento». Sono le parole di Marco Romagnoli, legale di parte civile insieme a Debora Piazza. I due avvocati rappresentano i genitori di Younes El Boussettaoui, Hafida Rabia e il padre Mohamed El Boussettaoui (ieri presenti all’udienza insieme al figlio e fratello della vittima, Alì El Boussettauoi), e i fratelli e sorelle. «Siamo molto soddisfatti – ha aggiunto Romagnoli uscendo dal Tribunale dopo l’udienza –. Sono stati acquisiti i documenti presentati sia dalla difesa che dal pubblico ministero ed è stato stilato un calendario serrato con la sentenza prevista per il prossimo 30 gennaio. Ci prepariamo alla discussione». A chi gli ha chiesto se in Procura a Pavia si respira oggi aria nuova (dopo che i legali di parte civile avevano più volte contestato l’iscrizione del fascicolo da parte del pm Roberto Valli per eccesso colposo di legittima difesa), l’avvocato Romagnoli ha risposto con un sorriso e senza esitazioni: «Assolutamente si». L'ARTICOLO Video Garbi