ROMA Nessun colpevole, nessuna responsabilità accertata: la sentenza di primo grado è ribaltata. «Stefano non è morto. È vivo e ci sta aspettando a casa. Lo Stato si è autoassolto»: dopo cinque anni di battaglie per conoscere la verità sulla fine del figlio, Rita Calore, mamma di Stefano C
ROMA Nessun colpevole, nessuna responsabilità accertata: la sentenza di primo grado è ribaltata. «Stefano non è morto. È vivo e ci sta aspettando a casa. Lo Stato si è autoassolto»: dopo cinque anni di battaglie per conoscere la verità sulla fine del figlio, Rita Calore, mamma di Stefano C
ROMA Nessun colpevole, nessuna responsabilità accertata: la sentenza di primo grado è ribaltata. «Stefano non è morto. È vivo e ci sta aspettando a casa. Lo Stato si è autoassolto»: dopo cinque anni di battaglie per conoscere la verità sulla fine del figlio, Rita Calore, mamma di Stefano C
di Natalia Andreani wROMA «Me l’hanno ammazzato un’altra volta». Ha gli occhi gonfi e i nervi a pezzi la madre di Stefano Cucchi mentre i giornalisti le fanno capannello attorno e il pubblico schierato in fondo all’aula bunker di Rebibbia grida la propria rabbia: «Assassini, assassini»,
di Natalia Andreani wROMA «Me l’hanno ammazzato un’altra volta». Ha gli occhi gonfi e i nervi a pezzi la madre di Stefano Cucchi mentre i giornalisti le fanno capannello attorno e il pubblico schierato in fondo all’aula bunker di Rebibbia grida la propria rabbia: «Assassini, assassini»,
ROMA Stefano Cucchi morì perché non interessava a nessuno. Fu prima «picchiato dalla polizia penitenziaria perché chiedeva, anzi pretendeva con l’arroganza che gli era propria, qualcosa per alleviare l’astinenza». Quindi, secondo la procura di Roma, per nascondere quanto era avvenuto nel
ROMA Stefano Cucchi morì perché non interessava a nessuno. Fu prima «picchiato dalla polizia penitenziaria perché chiedeva, anzi pretendeva con l’arroganza che gli era propria, qualcosa per alleviare l’astinenza». Quindi, secondo la procura di Roma, per nascondere quanto era avvenuto nel