Video «Stavo guardando la televisione quando ho sentito urlare, ho tirato su la tapparella per vedere cosa fosse successo e mi è arrivato una boccata di fumo che sembrava la pece e poi tutte queste fiamme». Maria Bono vive al quinto piano del palazzo di viale Abruzzi al 64, proprio sopra l’appartamento andato a fuoco nella notte dal quale si è lanciata la vittima, Sueli Leal Barbosa, 48 anni, origini brasiliane. Stanotte non ha dormito, è rimasta fuori casa fino alle 6, e ha avuto bisogno di un po' di ossigeno per via del fumo respirato. "Ho svegliato mio marito, siamo scappati di corsa, assieme agli altri condomini, era l'una meno un quarto circa". La vittima dice che "la conoscevo solo di vista, ci salutavamo quando ci incrociavamo, così con il compagno". - Leggi l'articolo
di Ilaria Carra
Video La spedizione punitiva è del 5 aprile 2024. Più di dieci uomini inseguono un uomo fuori da un bar di Motta Visconti, nel Milanese. Alcuni di loro lo pestano, altri fanno da "muro", uno filma. Il raid è catturato dalle telecamere di sorveglianza del Comune. Scatta per una questione di debiti legati alla droga. La persona colpita a sangue è in realtà un amico del vero obiettivo del blitz. Dopo le botte, la vittima (che non ha mai denunciato) fa fatica pure a camminare. Il video è stato proiettato il 20 marzo in aula durante il processo con rito ordinario contro tre ultrà del Milan: Christian Rosiello, Francesco Lucci e Riccardo Bonissi, arrestati nell'ambito dell'inchiesta "Doppia Curva" dei pm Sara Ombra e Paolo Storari, che hanno coordinato il lavoro della squadra Mobile guidata da Alfonso Iadevaia. Un investigatore della sezione criminalità organizzata della polizia ha spiegato le dinamiche della Curva Sud, un tempo in mano a Luca Lucci (un altro video documenta un vertice del direttivo a casa sua mentre era ai domiciliari). Dinamiche segnate da violenza, omertà, controllo degli affari fuori e dentro lo stadio.
Alla spedizione punitiva partecipano 14 ultrà milanisti. Tra di loro, come si vede nel video, anche Alessandro Sticco, detto “Sherk”, Francesco Lucci, Islam Hagag e Christian Rosiello, ex bodyguard di Fedez.
A cura di Ilaria Carra e Rosario Di Raimondo
Video "Da grande voleva diventare il più famoso del mondo, voleva dare una casa più grande a sua madre, una macchina, aiutare noi, e già ci dava una mano con qualche bolletta e la spesa. Però ora è diventato famoso ma da morto". Mentre Yehia Elgaml, il padre di Ramy, esorta tutti a "non usare il nome di mio figlio per spaccare tutto ed essere violenti", parla anche dei sogni che aveva il figlio, morto a 19 anni lo scorso 24 novembre cadendo dallo scooter guidato da un amico, inseguiti dai carabinieri per essere sfuggiti a un controllo. Yehia Elgaml, 61 anni, dal piccolo bilocale della casa popolare al Corvetto dove vive con la moglie Farida e l'altro figlio Tarek, 22 anni, ammette che "molti giovani sono arrabbiati, lo vedo. Ma - si chiede - rabbia per cosa? Viviamo tutti in sotto l’ombrello dell’Italia. Perché arrabbiarsi? Quando vai all’ospedale non fanno differenza se tu sei italiano e tu sei straniero, siamo tutti uguali, siamo tutti uguali", ripete, allargando le braccia e poi riavvicinandole, in segno di unione. "L’Italia è per me più sicurezza, più giustizia, lo pensavo fin da bambino" ammette, lui arrivato dall’Egitto 17 anni fa. "Molti ragazzi sono arrabbiati ma Ramy non c’entra. Non devono fare così per Ramy". Poi, il suo pensiero va al figlio. Con la mano sul petto, confida che "Ramy è il mio cuore, Ramy per me è il mio sangue, è la mia aria che respiro, sempre respiro con Ramy. È sempre con me, con noi. Ramy è il mio cuore e ora il mio cuore è morto, e io vivo senza cuore" - Leggi l'articolo
Testo e video di Ilaria Carra
Video "Ho anche io due figlie, una ha più o meno la tua età, vedrai che si risolve tutto". E' con grande empatia che il carabiniere riesce a tenere al telefono la quattordicenne che chiama il 112, in lacrime, dalla banchina del metrò, in un forte stato di difficoltà emotiva. Il militare dalla centrale le parla, la tranquillizza, la accompagna al telefono per otto minuti in attesa dell'arrivo dei due equipaggi sulla banchina del metrò di Porta Garibaldi, martedì mattina. "Ciao, come stai, hai la stessa voce di mia figlia. Cos'è successo? Raccontami". Intanto le pattuglie si avvicinano. "Tu cerca di stare tranquilla. Mi devi ascoltare. anche le mie figlie hanno avuto qualche problematica, vedrai che passa tutto. Devi essere più forte tu del problema. Te lo dico come se fossi tuo papà". Poi l'arrivo dei carabinieri del nucleo radiomobile sul posto, si fanno largo tra i passeggeri sul metrò, e la trovano. Lei è ancora al telefono con il militare. "Sta con noi, ce l'abbiamo" comunicano alla centrale, per poi affidarla alla sua famiglia.
di Ilaria Carra
Video "Con il video è arrivata una verità, di questo sono contento, ho fiducia nei giudici e nella giustizia italiana: io, la mia famiglia e tutta la comunità egiziana. Fiducia al 100%". Lo dice parlando con i giornalisti Yehia Elgaml, il 19enne morto in seguito a un inseguimento con i carabinieri alla fine dello scorso mese di novembre, dopo la diffusione del video al Tg3 in cui si sentono i commenti dall'auto dei carabinieri con la dashcam all'inseguimento dello scooter su cui viaggiano Ramy e il conducente del mezzo Fares Bouzidi.
Il padre del 19enne ha spiegato di non avere paura che quanto realmente accaduto quella notte possa essere insabbiato: "No, non ho paura di questo, credo che uscirà tutta la verità, chiedo giustizia per mio figlio". "Appena ho visto le nuove immagini sono stato contento perché è arrivata la verità per Ramy. Ma negli ultimi 30 secondi del video mi sono arrabbiato più del giorno dell'incidente perché ho visto Ramy morire davanti ai miei occhi".
Video di Ilaria Carra
Video La stanza di Ramy è in realtà il salottino di casa Elgaml, un piccolo bilocale al Corvetto. «Questo è il suo letto» indica suo padre, Yehia, 61 anni. Un letto a castello, di ferro verniciato di bianco. «Ramy dormiva sotto. Da allora è sempre vuoto». Le federe bianche, un cuscino messo sopra l’altro, il copriletto fiorato ben tirato. Sopra dorme Tarek, suo fratello, «l’altro mio figlio più grande». Intorno, è pieno di foto di Ramy. Il padre ne stringe una al petto, «siamo io e lui in piazza Duomo, da quando è morto ci dormo abbracciato». La mamma di Ramy, Farida, ci offre del té e continua a mostrare foto del figlio dal suo cellulare. Sui muri ci sono i suoi disegni. E la bandiera della sua squadra di calcio egiziana, l’Al Alhy 1907, «era la sua squadra, ma in Italia tifava la Juve». Sulla porta della stanza ci sono altre due bandiere. Una più piccola, dell’Egitto, una più grande dell’Italia, «è giusto così, quella dell’Italia l’ha fatta Ramy il primo giorno che è arrivato in Italia e l’abbiamo appesa qui». Testo e video di Ilaria Carra
Video Le immagini lo ritraggono aspettare dietro alla sua Lancia Y10, poi uscire allo scoperto e in mezzo alla strada, in viale Marche, e andare incontro alla vittima e gli spara. Due colpi alle gambe quando è in auto e altri due quando cerca di scappare. I carabinieri della compagnia Duomo hanno arrestato Morello Bevilacqua, 31 anni, accusato di lesioni gravi aggravate per la gambizzazione del 9 aprile 2024 di Antonio Abbruzzese, cognato e cugino. Il movente è legato a dissidi tradimenti e offese famigliari, immortalate anche in video su TikTok successive alla gambizzazione.
di Ilaria Carra
Video Dopo le proteste in strada al Corvetto e in altri quartieri di Milano per Ramy Elgalm, il 19enne morto durante l’inseguimento di una gazzella dei carabinieri, si è svolto un vertice sulla sicurezza in prefettura. Sull’episodio è stata aperta un’inchiesta in procura, che vede indagato anche un militare, mentre il padre di Ramy, Yehia Elgaml, chiede la fine dei disordini e verità su quanto accaduto. Ma il ministro degli interni Piantedosi conferma la linea del governo Meloni, puntando il dito sugli stranieri: “Nell’area metropolitana il doppio della media nazionale di cittadini immigrati. Per l’integrazione non basta essere munifici con i permessi di soggiorno”. Sala ha aggiunto: “Milano accoglie e continua a farlo, ma bisogna rispettare le regole”. Il commento di Ilaria Carra.
Video Uno scooter che sfreccia ad altissima velocità inseguito da due gazzelle dei carabinieri. Sono i pochi secondi di un video realizzato da un passante e diffuso sui social: un elemento che finirà agli atti dell'inchiesta sulla morte del giovane Ramy Elgaml, che era a bordo di quello scooter. Le immagini potranno tornare utili per ricostruire il tragitto dell'inseguimento e per stabilire se il giovane in quel momento avesse il casco (a cura di Ilaria Carra)
Video Fuori dal tribunale di Milano, durante un flash mob contro la violenza sulle donne, il padre di Giulia Tramontanto, Franco, commenta la sentenza all'ergastolo per l'omicidio della figlia Giulia appena pronunciata nei confronti di Alessandro Impagnatiello.
di Ilaria Carra
Video Esce Guè dalla tribuna, sale la scalinata, intona Bling Bling - con il ritornello di "Oro" di Mango - e il Sinigaglia esplode. Manca mezz'ora al calcio d'inizio di Como-Verona, sullo sfondo c'è la vista del lago, e l'atmosfera è già calda. Un grande nome del rap come Guè si esibisce live nel pre-match di una partita di serie A. LOVE, Brivido, Come un tuono, sono alcune delle tracce del medley del pioniere del rap italiano sulle gradinate dello stadio in ovazione. Una performance all'americana, in stile "super bowl", dato che negli Stati Uniti è molto diffuso che grandi artisti si esibiscano durante le più importanti manifestazioni sportive.
di Ilaria Carra
Video Lo hanno controllato sotto casa sua. Che secondo una soffiata era un luogo di spaccio. Addosso aveva soldi e uno smartphone. A casa e in un altro alloggio a lui riconducibile nello stesso palazzo i poliziotti hanno difatti trovato tre etti e mezzi di cocaina e tutto il kit per il confezionamento e la rivendita al dettaglio per le strade. La squadra mobile di Milano ha arrestato un cittadino italiano di 48 anni, con precedenti, per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, venerdì a Bollate. L'operazione è degli agenti della sesta Sezione della Squadra Mobile, nel corso dei servizi di contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti. Il 48enne è stato controllato sotto casa in via Cesare Battisti alle 17. Nell'appartamento è stato trovato un secondo smartphone, oltre 30 grammi di cocaina divisa in più bustine, 4 grammi di hashish e 4.150 euro. Ma è con le chiavi che il 48enne aveva addosso che gli agenti hanno aperto un'altra casa nel palazzo. Trovando un macchinario usato per sigillare, due bilancini elettronici, materiale per il confezionamento, 7 grammi e mezzo di cocaina suddivisa in più dosi e due sacchetti con rispettivamente 120 e 200 grammi di cocaina ancora in sassi. Il 48enne è stato arrestato per detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio.
di Ilaria Carra
Video Ha appena ucciso Sharon Verzeni a coltellate, senza un motivo, scegliendola come vittima in modo casuale. Ed eccolo fuggire in bicicletta, allontanandosi da una scena del delitto che per un mese resterà ufficialmente senza soluzione, mentre gli investigatori hanno via via stretto il cerchio attorno a lui. Le telecamere della rotatoria di via XXV Aprile a Terno d'Isola hanno ripreso Sangare che, arrivando da via Castegnate, si ferma un attimo prima di ripartire: sono le immagini più nitide dell'omicida, che serviranno ai carabinieri per ricostruire quella notte di orrore.
di Ilaria Carra
Video "Dopo un mese di incertezza la notizia mi ha dato un po' di sollievo perché cancella tutte le insinuazioni dette su di noi, la mia vita è cambiata per sempre, nulla mi potrà ridare Sharon e i bei momenti passati insieme, manterrò vivo il suo ricordo per sempre e so che mi aiuterà a proseguire la mia vita. Ringrazio i carabinieri e la procura di Bergamo per la competenza e la tenacia che ci hanno dimostrato, inoltre ringrazio coloro che con la loro testimonianza hanno permesso di giungere al risultato di oggi": così Sergio Ruocco, il fidanzato di Sharon Verzeni, ha commentato il fermo dell'omicida reo confesso della donna - Leggi l'articolo video di Ilaria Carra
Video Il fidanzato di Sharon Verzeni Sergio Ruocco è stato di nuovo in caserma questa mattina a Bergamo, per un incontro di circa mezz'ora con i carabinieri. Tornato a Bottanuco, nella casa in cui vive dal 30 luglio con i genitori di Sharon, ne è uscito poco dopo con il padre della fidanzata. Prima di salire in macchina Verzeni ha detto ai giornalisti che Ruocco sarebbe andato a firmare il verbale di ieri, quando era rimasto in caserma diverse ore.
di Ilaria Carra e Rosario Di Raimondo
Video Le telecamere della stazione riprendono tutta la scena: è il 6 agosto, tra il sottopasso della stazione di Porta Garibaldi a Milano e il piazzale Freud. Un gruppo di persone accerchia un ragazzo che sta camminando con alcuni amici, lo infastidisce, gli taglia la strada, fino a quando - una volta all'esterno - non scatta la vera aggressione, che finisce con la vittima, un ragazzo ucraino di 19 anni, sfregiato al viso con un coccio, un taglio dalla fronte al mento che richiederà 80 punti di sutura. Per questa aggressione la Polizia di Milano ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare per 11 cittadini egiziani, di età compresa tra i 19 e i 36 anni. Leggi l'articolo di Ilaria Carra
Video "Per lo Stato italiano augurare il cancro a un bambino di cinque anni non è reato. Questa cosa mi ha lasciato abbastanza perplesso", ha detto Fedez parlando dal palco della Fabbrica del Vapore a Milano. L'intervento in occasione della mostra fotografica "Supereroi", ideata e realizzata dal Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica Polizia Postale Lombardia. Il progetto - a cura di Ester Lo Feudo, Marco Domizi, Giovanni Marcellino e con i testi di Rosy Della Ragione - si concentra sul lavoro svolto dalle forze dell'ordine nel contrasto alla pedopornografia, all’abuso e all’adescamento online dei minori. "Parliamo tanto di hate speech, di fomentare l'odio - ha aggiunto Fedez - però se uno augura un cancro a un bambino di cinque anni non succede niente. Forse bisognerebbe intervenire da un punto di vista dei vuoti legislativi". L'articolo di Ilaria Carra su Repubblica Milano
Video Le immagini delle fototrappola come guida. I poliziotti in borghese che le usano come mappa mischiandosi tra i tossici per raggiungere gli ultimi pusher, vicino alla ferrovia e in uno stabile abbandonato. Sono stati arrestati tre spacciatori, un cittadino tunisino e due marocchini, tra gli ultimi che ancora sono rimasti a spacciare nel boschetto di Rogoredo ma che hanno ancora molto mercato. L’attività degli agenti della Squadra Mobile, del commissariato Mecenate e della Polfer, nel corso della quale sono state controllate 230 persone, delle quali 49 risultate con precedenti di polizia, è il seguito dei servizi predisposti dal questore Giuseppe Petronzi che tra novembre e dicembre hanno portato a undici persone arrestate.
(di Ilaria Carra)
Video Stanno circolando in questi giorni alcuni video sui social di ragazze che denunciano il problema sicurezza a Milano. Una questione senz’altro centrale in questo periodo. Se è vero che i reati più tradizionali come le rapine banche e i furti in casa sono in forte diminuzione, è altrettanto vero che crescono i reati cosiddetti predatori, quelli che compongono la galassia della microcriminalità di strada che è cresciuta, si è estesa, si è evoluta.La stragrande maggioranza dell’attività delle forze di polizia è volta proprio al contrasto alla microcriminalità, che è si «micro» ma molto diffusa. Non è più solo un tema di percezione di insicurezza, il problema c'è e i dati lo confermano. Anche se è innegabile come certi episodi «milanesi» abbiano una certa sovraesposizione mediatica, quel che accade a Milano è più amplificato, ha un’eco diversa rispetto ad altri contesti.
di Ilaria Carra
Video È la notte tra il 19 e il 20 agosto, poco dopo la mezzanotte. Le immagini delle telecamere di videosorveglianza sono puntate su Rogoredo e immortalano gli ultimi minuti di vita di Giovanni “Gianni” Sala, il giovane di 34 anni morto fuori dalla sede di Sky nella notte tra il 19 e il 20 agosto bloccato da due vigilanti, indagati per omicidio colposo. Si vedono i tanti tentativi del ragazzo, alterato, di entrare dal cancello degli studi, i vigilanti che lo respingono più volte. Poi lo atterrano, lui batte la testa. Per sette minuti viene bloccato per terra con un ginocchio sulla schiena. Fino a quando smette di respirare e sono inutili i tentativi di rianimarlo.
di Ilaria Carra