TORINO Attraversano i cancelli della fabbrica a passo svelto. Un saluto al collega accanto e via verso la fermata dell'autobus, come se non sapessero che nelle “stanze dei bottoni” stanno decidendo i loro destini. «Non vedo perché preoccuparsi, che differenza farebbe?», si chiede un giovan
TORINO Attraversano i cancelli della fabbrica a passo svelto. Un saluto al collega accanto e via verso la fermata dell'autobus, come se non sapessero che nelle “stanze dei bottoni” stanno decidendo i loro destini. «Non vedo perché preoccuparsi, che differenza farebbe?», si chiede un giovan
TORINO Attraversano i cancelli della fabbrica a passo svelto. Un saluto al collega accanto e via verso la fermata dell'autobus, come se non sapessero che nelle “stanze dei bottoni” stanno decidendo i loro destini. «Non vedo perché preoccuparsi, che differenza farebbe?», si chiede un giovan